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I gruppi, gli scontri, la sconfitta del territorio

La politica in Irpinia è ferma al palo. In particolare nel Pd è in corso da oltre un anno una specie di resa dei conti che da una parte viene alimentata da un gruppo in cerca di potere e dall’altra da una testimonianza pseudo ideale che non riesce a confrontarsi sui temi della Grande Crisi sociale che lentamente aggrava la già fragile situazione economica.

Il riferimento al Pd deriva dalla responsabilità che questo partito ha nel rappresentare la maggior parte dei consensi nella provincia. Si tratta di un’eredità trasmessa da una classe dirigente di alto profilo capace di decidere sulle scelte da fare.

Oggi quella eredità è stata tradita per motivi diversi.

Il primo motivo ci porta relativamente lontano: alla nascita del Partito democratico in Irpinia. Anche qui, come in quasi tutte le regioni d’Italia, l’unità a freddo delle culture diverse non ha prodotto che continui distinguo. Di tanto in tanto riemergono forme nostalgiche per antiche appartenenze.

La continua attenzione in questi anni ad un centro politico equidistante dagli estremi è il segno più evidente di un moderatismo (che non significa conservazione) invocato e mai realizzato sino ad ora. La stessa vicenda dei cattolici in politica, riaffermata con vigore nelle Settimane sociali svoltesi a Trento, altro non è, al momento, una vox clamans nel deserto. Non solo queste sono le contraddizioni che pure hanno una loro logica.

Se si riferimento al “caso Pd Irpinia” ci si trova di fronte a vecchi arnesi che come un grumo malefico, tra trasformisti e opportunisti, non riesce a produrre politica. Lo stesso “segretario ombra”, persona degnissima e professionista di prestigio, vive il suo ruolo con grande difficoltà sopraffatto da altrui volontà. Con la sua autorevolezza avrebbe potuto accelerare lo svolgimento di un congresso provinciale che, se effettuato, avrebbe stabilito regole dando la possibilità a maggioranze e opposizione di confrontarsi sui temi e non nascondendo i problemi. C’è di più. A me sembra grave che gli iscritti al partito in vista di un tesseramento, pur pagando il costo della tessera, non hanno notizia sui soldi versati. Un congresso, dunque, che farebbe chiarezza e consentirebbe agli iscritti una partecipazione politica che oggi è assente. E questo crea gravi omissioni. Come ad esempio la mancata nomina-elezione di un segretario cittadino che, in una situazione così anomala e difficile al Comune di Avellino avrebbe potuto fare da filtro tra istituzione e partito. Chi non lo vuole? E perché? Il dubbio sorge quando si sente dire, da voci dentro i fatti, che l’esistenza di un arbitro potrebbe ostacolare possibili inciuci nella formazione del governo cittadino. Se questo avviene è solo per responsabilità di chi ha messo le mani sul partito o, invece, è favorito dall’inconsistenza parolaia di chi si oppone a chi ha egemonizzato ciò che resta del Pd?

Un tempo la lotta politica, dentro e fuori e partiti, si svolgeva sulla soluzione da dare ai problemi avendo un rapporto proficuo con il governo e la Regione. Oggi per il Pd i problemi sono scomparsi e chi li deve risolvere lo fa con impegno personale, per propria passione politica, senza alcun supporto degli organismi dirigenti. Penso al sindaco di Grottaminarda, Spera, alle prese con una vera e propria “rivoluzione” che si sta verificando nel suo territorio con l’arrivo della Alta Capacità e la stazione logistica, o alla presidente dell’Unione dei Comuni dell’Alta Irpinia, Rosanna Repole, e allo stesso presidente della Provincia, Rizieri Buonopane che è considerato finanche “nemico”, a cui si toglie anche il diritto di potersi sedere in occasione delle manifestazioni pubbliche, o ai tanti sindaci dei Comuni irpini che se, non appartenenti, vengono abbandonati al loro amaro destino.

Si dice che sarebbe Maurizio Petracca a tessere le fila. Probabilmente potrebbe anche corrispondere alla realtà. Ma quali azioni svolge chi si oppone ai suoi metodi che sono rafforzati dalla sua condizione di consigliere regionale e in particolare del buon rapporto con il governatore De Luca? Qui un altro nodo: la gestione regionale e l’Irpinia. Sarebbe utile chiedersi, mentre la legislatura si avvia a conclusione, che cosa ha espresso la pattuglia regionale, di estrazione irpina, per la nostra provincia? Salvo l’impegno del Cinquestelle Ciampi, tutto il resto andrebbe buttato giù dalla torre. E a proposito della Regione, c’è da osservare che l’abilità del governatore è stata quella di tappare la bocca ad esponenti della maggioranza e dell’opposizione, dispensando consulenze, incarichi e quanto altro fa parte di una gentile corruzione.

Mi sento di dire che mentre il Pd lentamente approfondisce la sua agonia, vivendo anche una specie di ambiguità nel cosiddetto Campo largo, il Centrodestra va avanti a carrarmato. Fatta eccezione di Fratelli d’Italia, che in questa fase è attenta a non disturbare il manovratore (Meloni), il resto si identifica nella coalizione dei costruttori, degli alleati con la camorra, con i padroni del cemento, con i comitati di affari a cui si oppongono, come possono le forze dell’ordine, le istituzioni e ottimi magistrati.

E’ in questo modo, e con le motivazioni appena fatte, che l’Irpinia affonda. E come afferma il presidente della Confindustria, De Vizia, a ciascuno il suo mostrando il suo disappunto nei confronti di una politica inconsistente.

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Gianni Festa

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