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“Giovani armati ad Avellino, pericolosa subcultura di violenza: intervengano scuole e istituzioni”

La proposta del coordinamento nazionale della disciplina dei diritti umani: tavoli tematici con scuole e istituzioni

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu), a fronte delle recenti notizie di cronaca che riportano episodi sempre più frequenti di giovani armati ad Avellino e in provincia, esprime viva preoccupazione per il radicarsi di una pericolosa subcultura in cui la violenza diventa linguaggio quotidiano e scorciatoia identitaria: “Non possiamo – dice Romano Pesavento, presidente Cnddu – abituarci a pensare che, nelle periferie urbane o nei centri cittadini, sia ‘normale’ imbracciare una pistola per regolare conti minimi o conflitti banali. Il fenomeno, come giustamente sottolineato dall’onorevole Michele Gubitosa, non è riducibile a un mero episodio criminale, ma riflette una fragilità educativa e sociale che riguarda l’intera comunità”.

Romano Pesavento presidente CNDDU
Romano Pesavento, presidente Cnddu

Il Cnddu ritiene che la risposta non possa essere delegata esclusivamente all’intervento repressivo o giudiziario — pur fondamentale e meritorio — ma debba tradursi in un investimento culturale strutturale: “Occorre rafforzare i percorsi scolastici di educazione civica e ai diritti umani, valorizzare lo sport, il volontariato e le forme di partecipazione giovanile che restituiscono senso di appartenenza e strumenti di gestione non violenta dei conflitti”.

“Un giovane che percepisce la propria vita come priva di prospettive rischia di scivolare nell’illusione del potere facile che un’arma sembra garantire. Un giovane che, al contrario, si sente parte di un progetto collettivo, trova nel rispetto delle regole e nella convivenza pacifica la via per realizzare se stesso. Per questo il Cnddu propone l’avvio di tavoli permanenti tra scuole, enti locali, associazioni e famiglie, affinché la lotta alla violenza non sia solo emergenziale ma diventi una strategia di prevenzione continua, fondata sul ‘disarmo culturale’: smontare l’idea che la forza coincida con il rispetto e che la sopraffazione sia l’unica alternativa all’indifferenza”.

“Non esiste comunità sicura senza comunità educante. Per questo, accanto al ringraziamento doveroso alle Forze dell’ordine e alla magistratura per l’impegno profuso, rivolgiamo un appello al mondo della scuola e alle istituzioni: investiamo nell’educazione alla legalità, alla giustizia sociale e al dialogo, se vogliamo che Avellino, e con essa tante altre città italiane, non diventino laboratori di violenza ma di speranza”.

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