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Avellino, blitz della Gdf: 14 misure cautelari e sequestri per un miliardo e mezzo. Tre gli irpini coinvolti

Hanno inventato interventi di efficientamento energetico anche su case inesistenti, per circa 2,7 miliardi di euro, generando e intascando crediti edilizi falsi per oltre un miliardo e 600 milioni di euro. La scoperta arriva dall’operazione eseguita dai militari  del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e del Gruppo di Avellino guidati dal maggiore Silverio Papis, che ha portato all’applicazione di 14 misure cautelari per accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e auto riciclaggio. Tre gli irpini coinvolti nella lunga inchiesta condotta dalla procura irpina

Quattro persone sono state arrestate, sette sono finite ai domiciliari e le altre tre sono state sottoposte a obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, obbligo di dimora e alla misura interdittiva del divieto di esercitare la professione di commercialista per il periodo di un anno.

Le indagini, coordinate dalla procura di Avellino e avviate anche attraverso l’analisi di rischio svolta in collaborazione con il settore “contrasto illeciti” dell’Agenzia delle Entrate, hanno ricostruito “un complesso disegno criminoso – spiega in una nota il pm Domenico Airoma – finalizzato al fraudolento conseguimento di contributi statali relativi ai cosiddetti ‘bonus edilizi’ – nella specie concernenti interventi di riqualificazione energetica ecobonus -, generati attraverso il ricorso a prestanome, ai quali veniva formalmente affidata l’amministrazione e la rappresentanza legale di società compiacenti, in modo da indirizzare sui conti, a queste ultime riconducibili, le somme di denaro illecitamente conseguite”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti , gli indagati avrebbero creato un vero e proprio castello di carta: società intestate a prestanome, lavori mai eseguiti, immobili inesistenti. Bastava una comunicazione all’Agenzia delle Entrate per far apparire interventi di riqualificazione energetica che, in realtà, non c’erano. Su quei lavori fantasma si costruivano crediti fiscali, poi ceduti e rivenduti. Una catena che coinvolgeva decine di soggetti, fino ad arrivare a chi li utilizzava per compensare i propri debiti con lo Stato.

I numeri sono da capogiro: spese fittizie per  2,7 miliardi di euro; crediti falsi per  1,6 miliardi; crediti ceduti per  90 milioni; debiti fiscali compensati: 17,5 milioni. Cifre che rendono l’idea della portata del raggiro, definito dagli investigatori “una delle più gravi frodi fiscali legate ai bonus edilizi”.

Già nel marzo 2023 era stato disposto un sequestro preventivo per bloccare i crediti fittizi. Poi, grazie all’analisi dei dispositivi informatici, è stato ricostruito il modus operandi e nel settembre 2025 è arrivato un secondo sequestro: oltre 13,7 milioni di euro rintracciati su conti correnti italiani ed esteri.

Gli investigatori hanno trovato anomalie inquietanti: dati catastali inesistenti, fatture incoerenti, soggetti senza fissa dimora o addirittura deceduti usati come intestatari. Una rete che si reggeva su intercambiabilità sospette tra cedenti e cessionari, segno di un sistema studiato nei dettagli. L’operazione è frutto della collaborazione tra Procura, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate. Un protocollo che ha permesso di incrociare dati e bloccare un meccanismo che rischiava di drenare risorse pubbliche enormi. “Difendere la trasparenza e l’efficienza nell’uso dei fondi pubblici è una priorità assoluta” – sottolineano gli inquirenti.

Gli ulteriori sviluppi investigativi, grazie al sequestro ed all’analisi dei dispositivi informatici, hanno consentito di tracciare chiaramente il “modus operandi” utilizzato per la commissione dei delitti, con l’individuazione di nuove condotte a carico di altri soggetti e la conseguente emissione di un secondo decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal G.I.P. di Avellino il 23 settembre 2025, per la somma di €13.760.506,27, importi trasferiti su conti correnti italiani ed esteri

Le attività sono anche frutto del protocollo stipulato tra la Procura della Repubblica di Avellino, la Guardia di Finanza ed l’Agenzia delle Entrate, e si inseriscono nel più ampio contesto investigativo volto a contrastare l’indebito conseguimento delle agevolazioni fiscali e per tutelare il trasparente ed efficiente utilizzo dei fondi pubblici sia nazionali che europei.

 

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Michela Della Rocca

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