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Volpe, il ritorno di un maestro. Avellino riscopre l’Ottocento italiano

di Rosa Bianco

Si è conclusa ieri ad Avellino la mostra “Vincenzo Volpe. Maestro dell’Ottocento italiano”, un progetto espositivo che ha restituito piena centralità storica e artistica a uno dei protagonisti più significativi della pittura italiana del XIX secolo, profondamente radicato nella cultura irpina ma capace di dialogare con il panorama nazionale ed europeo.

L’iniziativa, promossa dall’Archivio dei pittori irpini del Diciannovesimo secolo in collaborazione scientifica con il Centro di ricerca “Basilio Orga”, è nata da un lungo e rigoroso lavoro di studio, ricerca e catalogazione, avviato in occasione dei 170 anni dalla nascita di Vincenzo Volpe, pittore originario di Grottaminarda. La mostra si è inserita con autorevolezza in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio artistico locale, dimostrando come la rilettura degli artisti irpini possa incidere in modo significativo sulla narrazione complessiva della storia dell’arte italiana.

Ideata e curata dal critico e storico dell’arte Stefano Orga, con la direzione artistica di Michela Femina, l’esposizione ha proposto un percorso articolato in tre sezioni tematiche, capace di accompagnare il visitatore attraverso l’evoluzione stilistica, poetica e umana dell’artista. Dipinti, disegni, acquerelli, documenti d’archivio e materiali d’epoca – molti dei quali inediti o raramente esposti – hanno dialogato in modo organico, restituendo un ritratto completo di Volpe e del contesto culturale in cui ha operato.

La prima sezione, “La memoria e il racconto dell’immagine”, ha ricostruito la biografia dell’artista e la sua fortuna critica attraverso un apparato documentario di grande valore. L’atto di nascita, la xilografia La canzone di Natale del 1890 e la cartolina ufficiale della XI Esposizione Internazionale Biennale d’Arte di Venezia del 1914 hanno testimoniato con chiarezza la presenza di Volpe nei principali circuiti espositivi nazionali, restituendo la misura della sua rilevanza storica.

Con “L’intimità del vero”, la mostra è entrata nel cuore della produzione pittorica dell’artista, mettendo in luce la sua sensibilità narrativa e l’intensità emotiva del linguaggio figurativo. Opere come Profilo di donna (1875), Nello studio del pittore (1879), Lezione di catechismo (1889) e Albero solitario (1897) hanno rivelato la capacità di Volpe di cogliere l’essenza dei soggetti e delle atmosfere quotidiane, restituendo scene cariche di silenzio, introspezione e profondo sentimento del reale.

La terza sezione, “Il segno e l’anima dell’artista”, ha posto al centro il disegno, autentico fulcro della ricerca di Vincenzo Volpe. Acquerelli, schizzi e tecniche miste hanno testimoniato l’importanza dello studio dal vero e dell’osservazione diretta. L’immediatezza del tratto è emersa con forza in lavori come Giovane signora (1880), Sossio seduto (1886), Giovane suora (1887), Ricordo del quadro “Tu es refugium” (1890) e Dall’antiquario (1928). Di particolare rilievo è stata la litografia Vecchietto seduto (1884), realizzata per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto di Casamicciola del 1883, che ha restituito un’immagine nitida dell’impegno civile dell’artista.

Allestita presso il Circolo della Stampa, all’interno del Palazzo della Prefettura di Avellino, la mostra ha rappresentato un’occasione rara per riscoprire l’eredità artistica di Vincenzo Volpe attraverso un percorso capace di coniugare rigore scientifico e forza evocativa. Si è trattato di un omaggio colto e approfondito a un grande maestro dell’Ottocento italiano, la cui opera ha dimostrato di saper parlare ancora oggi con sorprendente attualità.

Il catalogo, edito da Edizioni Omicron (Napoli), resta ora come testimonianza duratura di un progetto espositivo che ha saputo coniugare ricerca, valorizzazione e visione culturale, lasciando un segno significativo nel panorama espositivo irpino e nazionale.

 

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