Le temperature record di questa estate non colpiscono solo le persone e l’ambiente: stanno mettendo a dura prova anche la filiera agroalimentare italiana. A lanciare l’allarme sono i dati sul campo. Il surriscaldamento del mare sta compromettendo la crescita e la sopravvivenza delle cozze e di tutta la mitilicoltura nazionale. Allo stesso tempo, anche gli allevamenti zootecnici risentono pesantemente dello stress termico, con una riduzione della produzione di latte che in alcuni casi può arrivare fino al 10% rispetto ai mesi scorsi. “Non possiamo più considerare queste situazioni come episodi isolati”, dichiara Vincenzo Peretti, Ordinario di Zootecnia Generale e Miglioramento Genetico presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
“Servono interventi immediati e una strategia di adattamento al cambiamento climatico: monitoraggio delle temperature marine, sostegno economico agli allevatori e ai mitilicoltori, tecnologie per ridurre lo stress da caldo e misure di prevenzione”.
Sulla stessa linea Fabian Capitanio, Docente di Economia Agraria, Alimentare ed Estimo Rurale presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”:
“Servono più risorse, soprattutto per finanziare gli strumenti assicurativi, possibilmente index, e mutualistici. La gestione del rischio deve garantire il reddito agli agricoltori e mitilicoltori: mercato, costi e clima. Il resto è assolutamente secondario”.
Sostenere i produttori locali significa difendere il cibo vero: ridurre la dipendenza dalle grandi multinazionali e dalle filiere estere, mantenendo sul territorio competenze, lavoro e produzione di qualità.



