Valorizzare le aree interne, favorire gli spazi di confronto e aggregazione. Spiega così il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi l’idea da cui nasce il confronto dedicato al volume di Marino Bartoletti “Caro Lucio ti scrivo, tenutosi presso la chiesa dell’Annunziata a Pietrastornina, organizzata da Petrastrumilia. “L’obiettivo – prosegue Piantedosi – è quello di portare la cultura in tutte le sue forme, a partire da quella musicale italiana, nei nostri paesi, favorendo gli spazi di confronto, perchè questi territori tornino ad essere laboratorio di idee e di speranze”. Una formula, quella del dibattito a partire dalla presentazione del libro, che sarò riproposta più volte nel corso dell’anno. “Tanti sono gli incontri in cantiere, è sempre bello vedere come i momenti culturali riescano a riunire generazioni differenti”.
“Presentiamo un libro – spiega Bartoletti – che vuole essere una testimonianza per la memoria e per il futuro, per i giovani e non. E’ un appuntamento fisso e gioioso per me, perché quando l’amicizia chiama si corre e poi perché questo è un anno particolare: il mio libro è dedicato a Lucio Dalla, mi è particolarmente caro e lo è anche a chi è qui questa sera con me, perché ci ricorda Bologna, ci ricorda un grande artista e amico, un personaggio che se n’è mai andato. Non ho ancora capito dove si sia nascosto ma so che c’è. I bolognesi si stupiscono ancora di non vederlo sotto i portici. Quest’anno sarebbero 60 anni dal suo esordio a Sanremo. Di qui l’idea di scrivergli 25 lettere, partendo dal nostro primo incontro nell’ottobre del 1970 nel segno della pallacanestro fino all’ultimo abbraccio nel Sanremo del 2012, quello che non sapevo sarebbe stato il nostro ultimo incontro”. Tanti i ricordi “Ho conosciuto Lucio perchè mi ero messo in testa di fare il giornalista sportivo, avevo messo su un giornale che si occupava di basket ‘Pressing’. Un mio amico di Forlì era l’avvocato di Lucio Dalla e mi consigliò di chiedere un articolo all’artista che era già affermato. Mi accolse con grande affetto, da allora divenni Bartolino. Mi inviò l’articolo, chiedendomi di non cambiare nulla, a partire dal titolo. Nel testo raccontava di sentirsi un grande giocatore di basket mancato e di essere stato costretto, perciò, a fare un mestiere minore, quello di cantante. Diventammo amici e mi confidò che sarebbe voluto tornare al Festival di Sanremo con una canzone che parlava di ladri e prostitute e si intitolava Gesù bambino, quella che divenne 4 marzo 1943”. Sottolinea la volontà di essere sempre sè stesso “in tutte le cose che faccio con la fortuna di aver conosciuto persone a cui ho voluto bene e che mi hanno voluto bene. Di qui la volontà di far conoscere artisti come Lucio Dalla a chi non li ha conosciuti”. Ribadisce il proprio orgoglio di essere figlio della provincia “Quando vengo in provincia sono particolarmente contento. Sono convinto che chi è nato in provincia abbia più mezzi per migliorarsi”. Per lui anche il titolo di poliziotto onorario “Non ho fatto molto per meritarlo, mentre i ragazzi in divisa lo fanno quotidianamente e sappiano che io sarò sempre della loro parte”. Inevitabile il riferimento al festival di Sanremo alle porte “La canzone che porto nel cuore? Io che non vivo senza te”. Ed è un incontro carico di emozioni mentre risuonano le note di Lucio, grazie al Maestro Leonardo Quadrini e alla formazione Musicainsieme “Dalla ha rappresentato un artista di rottura – spiega Piantedosi – è sempre stato considerato un rivoluzionario ma aveva anche una forte spiritualità”. A confermarlo Bartoletti “Era molto religioso e lo dimostrava frequentando a modo suo la Chiesa e parlando direttamente con Dio. Tra i suoi amici c’erano in particolare i padri del convento di San Domenico. Una fede manifesta ma mai ostentata. Amava profondamente gli ultimi, passava la notte sotto l’androne del Palazzo comunale a parlare con gli amici che non avevano un tetto, offriva loro ogni anno un pranzo. La fede era la sua ancora, il suo punto fermo. Riconosceva Dio nei poveri, in chi ha bisogno d’aiuto, parlava nelle sue canzoni di bestemmiatori, gente del porto, prostitute. Ecco perchè non riesco a non immaginarlo in Paradiso”. Centrale nella vita di Lucio il rapporto con la madre “Da lei aveva preso il senso dell’ironia. Quando cantò 4 marzo ’43 fu lei a voler confezionare la camicia per il figlio. ‘Sai perchè ti voglio così bene? Perchè la tua e la mia mamma fanno lo stesso mestiere. Sono sarte” mi ripetè'”. Smentisce il luogo comune su un Dalla poco prodigo “Fu lui ad organizzare un concerto nel mio paese e donarmi l’incasso per sostenere il giornale che dirigevo ‘Pressing’, che era in difficoltà”. Fino all’amicizia con Morandi “durata una vita. Quando Morandi esplodeva, Dalla non era ancora apprezzato dal pubblico, poi Lucio divenne Dalla e Morandi cominciava a risalire la china fino all’album e ai tour realizzati insieme. Quando Morandi divenne direttore artistico volle chiamare Lucio che si autonominò direttore d’orchestra con Pierdavide Carone, a chi gli chiedeva come potesse dirigere, se non conosceva la musica rispondeva ‘ma la musica conosce me””. Ed è lo stesso Piantedosi a scherzare, mentre si parla di Sanremo, su come sia diventato “il secondo esperto musicale del festival grazie a Bartoletti”. Un incontro che non dimentica artisti come Peppe Vessicchio e Pippo Baudo e non può che terminare con Pizza Grande, nel segno dell’amore che legava Lucio a Bologna.