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Unimpresa Irpinia Sannio: “Noi esclusi, il Tar annulla il rinnovo del consiglio della Camera di Commercio”

Unimpresa Irpinia Sannio plaude alla decisione dei giudici del Tribunale Amministrativo regionale: “Il Tar Campania ha messo in discussione l’intero impianto del rinnovo del Consiglio della Camera di Commercio Irpinia Sannio. Con la sentenza n. 765 dello scorso 8 gennaio, i giudici hanno annullato l’esclusione di Unimpresa dalla procedura e hanno chiarito che la Camera di Commercio non può introdurre criteri e soglie non previste dalla normativa statale per selezionare chi ha diritto a partecipare alla rappresentanza camerale”.

“Al centro della decisione c’è il metodo istruttorio adottato dal responsabile del procedimento, che ha assunto come parametro di riferimento la quota associativa più elevata, quella applicata da Confindustria, trasformandola di fatto nel metro unico di legittimazione. In questo schema tutte le associazioni che applicano quote più basse sono state considerate marginali o simboliche ed escluse. Unimpresa e Confesercenti sono finite fuori, insieme ad altre realtà del territorio, mentre la rappresentanza si è concentrata su pochissimi soggetti”.

“Secondo il Tar, questo approccio non ha alcuna base normativa. Il procedimento di rinnovo è vincolato e regolato dal decreto ministeriale 156 del 2011, che non consente al RUP della Camera di Commercio De Sio, di inventare algoritmi o medie ponderate per restringere l’accesso alla procedura. La verifica delle quote non può essere usata come una tagliola per espellere associazioni nella fase di ammissione”.

Ignazio Catauro, presidente di Unimpresa Irpinia Sannio: “Quello che è accaduto è molto grave perché ha stravolto il senso stesso della rappresentanza. Si è voluto far passare il principio che solo chi chiede quote molto alte ai propri associati possa rappresentare le imprese. È una visione elitaria e fuori legge che il Tar ha giustamente respinto”.

“La sentenza richiama anche la circolare ministeriale del 2014, che parla di quote meramente simboliche ma avverte che possono esserlo anche quelle palesemente sproporzionate rispetto alla media del settore. Un passaggio che ribalta la logica seguita nell’istruttoria camerale e che mette in discussione l’idea che la quota più alta sia automaticamente sinonimo di maggiore rappresentatività”.

“Se si applicano davvero le regole ministeriali – aggiunge ancora Catauro – non è affatto scontato che chi impone quote sproporzionate ai propri iscritti sia legittimato a rappresentarli in Camera di Commercio. Qui si è cercato di penalizzare alcune associazioni e di favorirne altre, piegando la procedura a un risultato prestabilito”.

“Un secondo profilo critico – fanno sapere di Unimpresa Irpinia Sannio – riguarda il numero degli addetti. Anche se non è stato oggetto diretto della decisione, la sentenza chiarisce i limiti dei poteri del responsabile del procedimento. Nel corso dell’istruttoria i dati sugli addetti dichiarati dalle associazioni sono stati ridotti o azzerati d’ufficio, utilizzando informazioni provenienti da banche dati esterne, senza contraddittorio e senza una norma che attribuisca questo potere all’amministrazione”.

L’avvocato Luigi Diego Perifano ha curato il ricorso unitamente agli avvocati Lorenzo Antinora e Mario Perifano: “Il Tar ha riaffermato un principio fondamentale. Nel rinnovo degli organi camerali l’amministrazione non può sostituirsi ai soggetti dichiaranti né introdurre criteri non previsti dal regolamento. I poteri del responsabile del procedimento sono tipici e limitati. Quando vengono superati, gli atti sono illegittimi”.

Secondo il presidente di Unimpresa Catauro la portata della sentenza va oltre il singolo caso: “Questa decisione incide sull’intera procedura di rinnovo. Un’istruttoria costruita su criteri al di fuori della legge e su dati riscritti d’ufficio non può sorreggere il decreto finale di nomina. Il rischio di annullamento è evidente”.

Ora la palla passa alla Regione Campania, chiamata a valutare se procedere sulla base di un’istruttoria che il giudice amministrativo ha già smentito nei suoi presupposti. “Non è una battaglia tra sigle – conclude Catauro -. E’ una questione di legalità e di rispetto delle regole. Il rinnovo del Consiglio camerale va riportato sul binario corretto, senza scorciatoie e senza favoritismi”.

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