Le elezioni del Consiglio provinciale a metà marzo, mentre per il presidente della Provincia si andrà al voto dopo le amministrative di primavera. È questa l’intenzione del presidente di Palazzo Caracciolo, Rino Buonopane, che questa sera si confrontato con i consiglieri provinciali, convocati per un incontro informale nel corso del quale si è discusso anche di elezioni.
Il mandato di Buonopane scade a giugno (il Consiglio dura due anni e il presidente quattro), essendo il mandato cominciato effettivamente a giugno del 2022, cioè solo dopo la ripetizione del voto per la presidenza, come disposto dal Consiglio di Stato in seguito ad un ricorso presentato da Angelo D’Agostino, sindaco di Montefalcione, che, sconfitto alle prime votazioni di dicembre, aveva impugnato l’esito della consultazione.
Alla scadenza del mandato, a giugno, il presidente della Provincia ha novanta giorni di tempo per convocare le elezioni: molto probabilmente le urne per gli amministratori, sindaci e consiglieri comunali, saranno aperte a settembre.
Ma niente è deciso. Nei giorni scorsi, infatti, l’Upi, Unione Province Italiane, ha presentato un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto-legge del 27 dicembre, il Milleproroghe. L’emendamento, se approvato, sposterebbe le elezioni per il rinnovo dei presidenti di provincia e dei consigli provinciali al 18 ottobre 2026, “anche nel caso in cui siano state già convocate, per le province che devono svolgere le elezioni provinciali tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2026”.
Per quanto riguarda la motivazione dell’emendamento dell’Upi, si tratta di “consentire il rinnovo contestuale degli organi di governo scaduti e la partecipazione al voto degli amministratori degli oltre 1.000 Comuni che saranno eletti nel turno di elezioni amministrative del 2026”. Tra il primo gennaio e il 30 settembre sono infatti previste elezioni, in date diverse, per il rinnovo di 25 presidenti di provincia e di 69 consigli provinciali.
“Le caratteristiche strutturali del sistema elettorale provinciale, in rapporto al susseguirsi dei cicli amministrativi comunali significativi del periodo, hanno orientato la norma. Si rammenta, al riguardo, che essa ha inteso evitare che un numero eccessivo di sindaci venga escluso dalla competizione elettorale, consentendo così la massima partecipazione dei candidati”, si legge ancora nell’emendamento.



