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Camorra, ucciso a Scisciano con un colpo di pistola al viso: 8 fermi nella notte. Tra i fermati anche l’irpino Bernardo Cava

C’e’ anche Bernardo Cava, cinquantennne elemento di primo piano dell’omonimo clan operativo a Quindici, tra gli otto indagati ritenuti responsabili dell’omicidio di Ottavio Colalongo, ucciso a Scisciano lo scorso 17 dicembre.I Carabinieri di Castello di Cisterna, tra le province di Napoli e Avellino, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nei confronti di otto persone, ritenute responsabili dell’omicidio di Colalongo, aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. Il decreto di fermo, che dovrà essere convalidato dal giudice, ha raggiunto Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca e Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Edoardo Polverino e Giovanni Tarantino. Altri tre indagati sono già detenuti.

La vittima, ritenuta legata al clan Filippini, fu attirata in trappola con il pretesto di un finto acquisto di droga. Colalongo fu “giustiziato” dai sicari che gli spararono al volto anche quando era già riverso a terra ormai in fin di vita. Per gli investigatori l’omicidio fu un “regolamento di conti” nell’ambito dei contrasti tra il clan Filippini e il gruppo Luongo-Covone-Aloia.

Le indagini hanno ricostruito un omicidio pianificato nei dettagli ed eseguito su ordine dei vertici di un gruppo criminale, oggi già detenuti. Un delitto che matura all’interno di uno scontro feroce tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, tasselli strategici di una mappa criminale ben più ampia.Da una parte la federazione composta dai gruppi Luongo, Covone e Aloia (in alcune informative indicata anche come asse Luongo-Covone-Appia). Dall’altra il gruppo Filippini, di cui Colalongo faceva parte. Un conflitto che non conosce confini comunali e che, come emerge dall’inchiesta, si estende ad Afragola, Acerra e fino a lambire la provincia di Avellino, attraverso un sistema di alleanze e contrapposizioni che ridisegna gli equilibri della camorra nell’area nord di Napoli.

La sera del 17 dicembre Colalongo era in sella al suo scooter Honda Sh quando i killer lo hanno affiancato. I primi colpi lo hanno fatto cadere. Poi l’esecuzione: un ultimo colpo di pistola al viso, quando era già a terra. Un messaggio, prima ancora che un omicidio.

Secondo l’accusa Bernando Cava avrebbe partecipato insieme agli al gruppo Luongo-Covone-Appia ad un’associazione di stampo camorristico per commettere delitti di omicidio, estorsione, stese e spaccio di stupefacenti. In particolare il gruppo mirava ad acquisire il controllo diretto ed indiretto di tutte le attività generatrici di profitto quale estorsione sul territorio e e gestione delle piazze di spaccio. Ma non solo c’era anche il consolidamento dell’egemonia e dell’ordine criminale, sia all’esterno, che all’interno del sodalizio. tramite rapporti di collaborazione con altre organizzazione camorristiche campane, tra cui il clan Cava.

Nel delitto di Scisciano avvenuto a dicembre nel quale è stato ucciso Ottavio Colalongo, Bernardo Cava avrebbe assicurato il trasporto e la staffetta del killer da Mugnano del Cardinale al luogo dell’omicidio. Il delitto che secondo gli inquirenti sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano.

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