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Istruzione, in Campania la spesa comunale pro capite è 369 euro, in Emilia 1.087

“L’istruzione è uno degli ambiti più rilevanti per l’applicazione del ddl, sia per l’ammontare delle risorse coinvolte sia per il concorso strutturale di competenze dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali”. Così l’Ufficio parlamentare di bilancio nell’audizione tenuta dal consigliere Giampaolo Arachi in commissione Affari costituzionali del Senato, nell’ambito dell’esame del ddl di delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep).

“La spesa statale per l’istruzione (missione 22) ha raggiunto nel 2023 circa 51,9 miliardi (46,3 miliardi nel 2018) di cui oltre il 71 per cento risulta regionalizzabile e poco meno del 90 per cento è assorbito dai redditi da lavoro”, ha sottolineato l’Upb, “a fronte di una distribuzione relativamente uniforme della spesa statale, persistono forti divari territoriali nella spesa degli enti locali, che si riflettono nella disomogeneità dei servizi offerti, come tempo pieno, mense scolastiche e asili nido.

Nel 2022 la spesa comunale per istruzione per residente in età 3-18 anni variava da oltre 1.087 euro in Emilia-Romagna a circa 369 euro in Campania, riflettendo l’assenza di LEP pienamente definiti e il mancato completamento del federalismo fiscale.

La diffusione del tempo pieno nella scuola primaria registra una media nazionale del 43 per cento, ma passa da valori ampiamente superiori al 50 per cento in molte regioni del Centro-Nord a percentuali inferiori al 30 per cento in diverse regioni del Mezzogiorno”.

“Queste differenze – ha rimarcato l’Upb – non sono spiegabili solo dalla domanda delle famiglie, ma riflettono differenti assetti organizzativi, dotazioni di organico e capacità di spesa degli Enti locali. La definizione dei Lep nella materia istruzione e, in particolare, per le funzioni connesse alla formazione dell’organico e a quella delle classi, può rappresentare un’occasione per chiarire gli obiettivi di qualità ed equità del sistema scolastico e per rendere più trasparenti le scelte allocative.

E, per incidere realmente sui divari territoriali e sulla sostenibilità della finanza pubblica, tale definizione deve essere integrata da un forte coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali e da una valutazione rigorosa e trasparente degli impatti finanziari”.

 

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