Grottaminarda – “La Lioni- Contursi-Grottaminarda è considerata la sorella povera di tutte le altre infrastrutture viarie che interessano una certa area del nostro territorio “. Ma, a partire da questa mattina, dooo l’incontro chiesto dai sindacati con i vertici di Infrasud, presso la sede nella cittadina ufitana. Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil, hanno, infatti, ribadito che i lavori di quella che è definita “la strada dei due mari”, perché collegherà il Tirreno e l’Adriatico alle aree interne della nostra provincia, “devono assolutamente riprendere” e stavolta in modo definitivo. Cioè senza più fermarsi. Ma hanno avuto una amara sorpresa.
“Tutto è fermo a tre mesi fa – dice Giovanni Lo Russo, della Fillea Cisl Irpinia Sannio -. I lavori sono fermi alle perizie di variante. Quattro, per sessanta milioni di euro, mai approvate e finanziate dalla regione Campania, cioè la committente”. E non è solo la galleria, il problema, ma anche le rotatorie e gli svincoli. Sono gli ultimi venti chilometri, da S.Angelo dei Lombardi a Grottaminarda, a dover essere completati. ” L’azienda – continua Lo Russo – dice che se non si approvano non può lavorare. In effetti non la si mette in condizioni di creare quel meccanismo di produttività che consente di finire l’opera”. Il sindacalista aggiunge che “a questo punto bisognerà coinvolgere tutti: il territorio, i sindaci, noi da oggi cercheremo di creare le condizioni affinché la Regione, nelle persone del presidente Roberto Fico e del vice Mario Casillo, si facciano carico di tutto questo. Questa è un’opera importante e fondamentale – conclude -. Altrimenti rischiamo che finisca prima la Stazione “Hirpinia” che questa”.
Da palazzo Santa Lucia nessuno, finora, si è mosso per vedere i cantieri della Lioni-Contursi-Grottaminarda. “Proprio questo ci ha preoccupato e indispettito – risponde Carmine Piemonte, Feneal Uil -. Anche i sindaci sono stati due volte in Regione, riportando un nulla di fatto. La nostra preoccupazione è salvaguardare l’occupazione esistente, circa cinquanta famiglie che rischiano il posto di lavoro, compreso l’indotto. E se si dovesse sbloccare l’ultimo intoppo ci sarebbero altre cento persone con la possibilità di essere occupate”. È in cantiere un incontro, quindi, un incontro con il presidente di palazzo Santa Lucia, proprio ” per chiedere perché non si firma questa perizia di variante – continua Piemonte -. Stiamo parlando di sessanta milioni di euro”. Secondo il sindacalista, però, “se fossimo in un’altra provincia della Campania, probabilmente, questi soldi già li avrebbero approvati e finanziati. E i lavori sarebbero decollati. Siamo nell’entroterra irpino, quelli più tartassati, di noi si dimenticano facilmente. Salvo ricordarsi del nostro territorio quando ci sono le elezioni”.
Un’opera che sarebbe già dovuto essere completata.
” Finisce che prima completano le altre – dice Massimo Graziano, Fillea Cgil -. Adesso, però, siamo al dunque. Nei mesi passati, per via dei passaggi burocratici, ci siamo tenuti in disparte. Non volevamo creare ulteriori problemi. Adesso però basta stare fermi, andremo fino alla fine, alla soluzione del problema. Anche perché la risposta è molto semplice: la Regione vuole o no farsi carico di quest’opera, fondamentale per le zone interne? Non ci sono più tecnicismi che reggono – sottolinea Graziano -. Questa perizia di variante, se approvata, aprirebbe alla ultimazione della infrastruttura. Noi non ci fermeremo, lo faremo soltanto a problemi risolti, finché non saranno coinvolti tutti: territorio, sindaci. Perché nessuno ha il primato su niente. L’opera deve finire. Chi può risolvere il problema lo faccia. È semplice, sta tutto qui”. All’incontro di stamattina erano presenti il capo del personale di Condotte, Michele Menichelli, e due rappresentanti dei Consorzi Infrav e Infrasud



