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“La montagna non è una media altimetrica”

“La nuova mappa della montagna campana, aggiornata al DPCM 2026, non ricompone la frattura aperta nei territori ma si limita a ridisegnarla per successive correzioni“. È quanto si legge in una nota di Asmel, Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, che parla, stando ai numeri, di un “parziale arretramento rispetto all’impostazione iniziale, anche per la Campania.

Infatti se con il DPCM 2025 i Comuni campani declassati erano 125, con la nuova proposta del ministro Calderoli quelli declassati sono 63. Un passo indietro che attenua l’emorragia, ma non restituisce stabilità né giustizia a territori che continuano a oscillare tra inclusioni ed esclusioni.

Con il DPCM 2026 i comuni montani della CAMPANIA sono in totale 291. Il risultato è una geografia costruita per stratificazioni, dove lo status cambia e l’incertezza resta”. Per dettagliare meglio la situazione Asmel porta l’esempio “emblematico” di Paupisi, nel Sannio: “un Comune che con i suoi 1.188 metri d’altitudine, un’economia legata a doppio filo con la terra e un territorio protetto dal Parco naturale Taburno Camposauro, un indice di fragilità comunale pari a 8 su 10 (la soglia massima di criticità socio-economica) e un terzo dei contribuenti con un reddito sotto soglia di povertà si ritrova escluso dalla mappa della montagna italiana.

Dati che descrivono vulnerabilità sociale, carenza di servizi essenziali e rischio concreto di spopolamento, ma che continuano a pesare meno della griglia tecnica che decide chi rientra e chi resta fuori”. “L’esclusione – sottolinea il primo cittadino e consigliere nazionale Anci, Salvatore Coletta – comporta una minore possibilità di accesso ai fondi specifici e incide sulla manutenzione del territorio, proprio dove il rischio di dissesto idrogeologico è più alto”. Per il sindaco di Paupisi, “si intuisce chiaramente che la riforma sia stata varata a tavolino, senza una conoscenza delle singole realtà. Il Governo deve rivedere con serietà la classificazione, avviando un confronto reale con tutte le realtà di rappresentanza dei Comuni e con i sindaci stessi”.

Per Asmel non si tratta solo “di una denominazione, ma dalla qualifica di comune montano dipendono risorse e strumenti decisivi come accesso ai fondi dedicati, tenuta dei servizi, manutenzione della viabilità, capacità di contrastare lo spopolamento. Il rischio è la formalizzazione di una montagna a più velocità, con chi resta nel perimetro delle tutele e chi viene lasciato ai margini, in un intreccio di elenchi che contraddice l’obiettivo di semplificazione: una lista nazionale per il Fosmit, Fondo Sviluppo Montagnagne Italiane, costruita sui nuovi criteri e, in parallelo, elenchi regionali ‘di salvaguardia’ legati al vecchio elenco per mantenere le deroghe nelle leggi regionali, con esiti diversi a seconda del canale di sostegno”. Per Asmel, quindi, il punto resta evidente: “la platea è stata parzialmente riallargata nell’ultima Conferenza Unificata, ma oltre 600 Comuni italiani risultano ancora declassati rispetto all’elenco storico, in larga parte caratterizzati da redditi pro-capite tra i più bassi del Paese. È qui che si misura la distorsione.

Si continua a discutere di altimetrie e parametri tecnici mentre la ‘montagna povera’ viene progressivamente espulsa dal perimetro del riconoscimento statale, proprio dove il sostegno è più necessario”. Questa, denuncia l’associazione, “non è la stabilità che i territori attendono. È una revisione tecnica che rincorre gli effetti senza affrontare le cause. La montagna non è una media altimetrica. È una condizione strutturale fatta di fragilità socio-economica, isolamento e declino demografico. Finché questi fattori non entreranno stabilmente nei criteri, ogni aggiornamento resterà un rattoppo. E ogni Comune escluso continuerà a pagare il prezzo, non in statistiche, ma in servizi che arretrano e comunità che si assottigliano”

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