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Scomparsa Benigni, D’Ercole: il dialogo al centro della sua visione politica

E’ un ricordo commosso di Generoso Benigni quello che consegna l’avvocato Giovanni D’Ercole: “La notizia della morte di Generoso Benigni reca in me un dolore profondo, vivo. Avellino perde uno dei suoi pilastri più nobili, più illuminati. E’come se vivessi un ulteriore distacco paterno: un padre non di sangue, ma di anima profonda, di esempio quotidiano, di tenerezza silenziosa, di guida che ha segnato pezzi importanti della mia vita.
Da ragazzino, nei primi anni 80, quando mio padre era in Consiglio comunale la voce isolata della minoranza missina, mi parlava con rispetto ed affetto di “Generoso”. Diceva che era la persona di cui ci si poteva fidare, che con lui si sarebbe potuto costruire qualcosa di buono per la città ferita. Negli anni durissimi del post-terremoto e della contrapposizione mio padre non votò mai contro un provvedimento proposto da Generoso Benigni, vicesindaco e assessore allo sport. Mai una volta. Il loro rapporto era fatto di dialogo autentico, di rispetto per le istituzioni, di amore viscerale per Avellino che voleva rinascere dalle sue ceneri.
E, infatti, si ritrovarono insieme nel 1994 ed io lo conobbi personalmente, da giovane militante di Alleanza Nazionale, con lui tra i fondatori di Forza Italia in Irpinia. Per me fu simpatia immediata, un’intesa che scaldava l’anima senza bisogno di troppe parole.
Ma i cinque anni insieme a lui in Consiglio comunale, dal 2004 al 2009 ed in particolare l’esperienza del 2006, quando insieme affrontammo dibattiti accesi, appassionati e costruttivi intorno all’approvazione del PUC furono per me una vera e propria palestra formativa.
Portammo avanti battaglie dure dall’opposizione, ma Generoso Benigni mi insegnò – insieme a mio padre – il confronto che tende a superare le divisioni e mi indicò una visione laica e liberale dello sviluppo cittadino; una visione che poneva al centro il dialogo tra tutte le parti, il rispetto delle diversità ed una modernizzazione equilibrata che guardasse al futuro senza calpestare le radici, un’urbanistica inclusiva che pensasse alla crescita sostenibile per tutti.
Quelle proposte, quegli emendamenti, quelle ore infinite in aula a combattere concetti che infatti si sono rivelati fallaci ma anche a proporre la nostra idea di città, restano pezzi di passione civile che trovarono comunque riconoscimento anche dall’allora maggioranza.
Il PUC fu approvato a maggioranza ma con un contributo bipartisan, proprio grazie a quella capacità di unire che Generoso Benigni sapeva incarnare come pochi. Fu un’epoca di politica alta, di quelle che ti fanno credere ancora nella possibilità di servire la città al di là delle bandiere partitiche. E per me fu una scuola di vita indimenticabile: vidi come ci si batte con rigore, umiltà e visione, da quei cinque anni ho imparato che la vera politica è costruzione condivisa, non distruzione sterile.
L’Avvocato Benigni (benché mi invitasse a farlo, non sono mai riuscito a dargli del tu) è stato per me, con mio padre, maestro non solo di politica, ma di come si incarna la dignità e integrità.
Ha testimoniato la signorilità vera, l’umiltà che non si piega mai, il rispetto per l’avversario, l’arte di ascoltare prima di intervenire. Ricordo le tante volte in aula in cui con un sorriso paterno, quasi complice, mi diceva piano: «Giovanni, intervieni tu». Ed io tremavo di emozione: rappresentare anche il suo pensiero, di un uomo della sua esperienza e cultura mi faceva sentire onorato, responsabilizzato, quasi cresciuto di colpo.
Ma Generoso Benigni non era soltanto un maestro giurista ed un fine politico, era infinitamente di più.
Era un faro culturale che non si spegneva mai: con Nuovo Meridionalismo, la rivista che aveva creato e animato con passione instancabile, ci ha sempre invitato a riflettere sul nostro Sud, sul liberalismo autentico, sul rispetto profondo dell’essere umano.
E poi la sua infinita tensione morale: un rigore etico che non ammetteva scorciatoie, un’integrità assoluta che lo rendeva un esempio luminoso in un’epoca spesso opaca e confusa.
Umiltà, signorilità, benevolenza: non erano solo parole, erano il suo modo di essere, trasmesso con l’esempio quotidiano. E restano nel mio cuore le cene insieme, dopo le sedute di Consiglio Comunale, con lui, con la sua saggezza tranquilla e il suo humour sottile, con l’amico Tonino Buonaiuto – che ci ha lasciato troppo presto – e Claudio Rossano, amici cari di battaglie, di sogni, di delusioni e di vittorie. Si parlava quelle sere di tutto: della città che amavamo e che ci faceva arrabbiare, del futuro che volevamo più giusto, anche della vita, con le sue gioie improvvise e le sue ferite profonde. Erano momenti di fraternità pura. Non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio disinteressato: ricordo con affetto quell’intervista del 2013 in favore della mia ipotesi di candidato sindaco del centrodestra con parole dolcissime, paterne, che conservo come reliquie preziose. E quando mio padre ci ha lasciato, Generoso Benigni mi scrisse parole affettuose e commoventi: dedicò a papà pagine intere di Nuovo Meridionalismo, un tributo che mi ha fatto piangere e che custodisco come un tesoro inestimabile.
L’ultima volta ci siamo sentiti questa estate. Una telefonata lunga, calda, intrisa di ricordi e di promesse: «Avvocato vengo a trovarvi, ci facciamo una bella chiacchierata come un tempo…». Glielo promisi, pensavo che il tempo fosse ancora nostro alleato, che ci fosse ancora del tempo davanti…
Ed ora questo dolore si somma al dolore per il mio papà, un vuoto che si aggiunge a un altro vuoto”

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