Rosa Bianco
Il programma Campania in Tour 2026 promosso da Info Irpinia APS, alla sua dodicesima edizione, presentato ieri mattina al circolo della stampa, non è soltanto un calendario di escursioni o un insieme di appuntamenti culturali. Se lo si osserva con uno sguardo più ampio, appare piuttosto come un piccolo laboratorio di educazione civica del territorio, una forma contemporanea di umanesimo locale che unisce natura, storia, memoria e partecipazione.
In un’epoca in cui il turismo rischia spesso di ridursi a consumo rapido dei luoghi — fotografie veloci, visite superficiali, esperienze standardizzate — iniziative come Campania in Tour restituiscono al viaggio una dimensione più profonda. Camminare tra i borghi dell’Irpinia, attraversare i sentieri del Partenio, visitare luoghi di memoria o incontrare le tradizioni enogastronomiche locali significa in realtà entrare in relazione con una storia lunga, stratificata, complessa.
Il territorio non è mai soltanto un paesaggio. È il risultato di secoli di lavoro umano, di pensieri, di culture, di visioni del mondo. Quando si percorre un sentiero o si visita un borgo antico si entra in contatto con una narrazione collettiva: quella delle comunità che quei luoghi li hanno abitati, coltivati, difesi e trasformati nel tempo.
Da questo punto di vista, il valore culturale del programma sta proprio nella sua capacità di trasformare il viaggio in conoscenza. Ogni tappa diventa un capitolo di una storia più grande: la memoria politica evocata dal carcere borbonico di Montefusco, la dimensione quasi mitologica del Sentiero degli Dei, la riflessione letteraria legata ai luoghi di Francesco De Sanctis, l’incontro tra scienza e territorio rappresentato da Biogem, o ancora il dialogo tra paesaggio naturale e tradizioni contadine.
Ma c’è un altro aspetto ancora più significativo: la dimensione comunitaria. In molte realtà interne del Mezzogiorno, il rischio più grande non è soltanto lo spopolamento, ma anche la perdita di fiducia nel proprio patrimonio culturale. Programmi come questo agiscono in direzione opposta: restituiscono valore ai luoghi e alle persone che li abitano.
Quando centinaia di persone si mettono in cammino insieme per scoprire una valle, un monte o un piccolo paese, accade qualcosa di semplice ma potente: il territorio torna a essere percepito come bene comune.
È una forma di cultura partecipata, lontana dalle retoriche celebrative e più vicina alla pratica quotidiana del vivere i luoghi. Non si tratta soltanto di promuovere il turismo, ma di costruire una consapevolezza collettiva: quella per cui il paesaggio, la memoria storica, le tradizioni locali e la natura rappresentano un patrimonio che appartiene a tutti.
In fondo, la filosofia implicita di un progetto come questo richiama un’antica idea del viaggio che attraversa tutta la cultura europea: il viaggio come esperienza di trasformazione. Non si parte soltanto per vedere qualcosa di nuovo, ma per tornare con uno sguardo diverso su ciò che si è.
Ed è proprio il cammino, con la sua lentezza e la sua capacità di farci entrare in relazione con i luoghi, a ricordarci una verità semplice ma profonda.
Come scriveva Henry David Thoreau:
“Camminare è entrare in contatto con lo spirito della terra.”
Nelle foto in allegato, potete visionare il programma, diversificato in ben trenta appuntamenti, che offrono un ventaglio di scelte di grande valore turistico e culturale.




