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Settimana Santa, Via Crucis Vivente a Melito: “Profonda unione spirituale e comunitaria”

di Egidio Leonardo Caruso

Con la solennità della Domenica delle Palme si sono ufficialmente aperti i riti della Settimana Santa che vedranno il culmine nelle funzioni del Venerdì Santo, con la celebrazione della Passione di Cristo, in tutta la Campania così come ad Avellino e Provincia sono diverse e numerose le rievocazioni di antiche tradizioni legate alla Pasqua che prendono vita in questi giorni, sia nelle città che nei piccoli centri. Come accaduto ieri a Melito Irpino, nella cittadina ufitana infatti, si è svolta la terza edizione della Via Crucis Vivente, la rappresentazione ha avuto luogo sul Sacrato della Chiesa Madre intitolata al Patrono Sant’Egidio Abate, nonostante il freddo si è registrata una grande presenza di pubblico, è stato un forte momento di spiritualità e di unione comunitaria, sono state coinvolte circa centoventi persone di tutte le età, bambini, giovani, adulti, quattro settimane di lavoro intenso sfidando il freddo e la stanchezza per regalare a tutta la cittadinanza melitese un’esperienza unica.

Realizzare tutto ciò non è stato semplice, nessuno dei figuranti aveva alle spalle esperienze nel campo della recitazione eppure, con tenacia e buona volontà, è stato raggiunto un importante traguardo di cui essere fieri, motore di questa e di tutte le iniziative portate avanti insieme al Comitato Festa S. Egidio e ai Gruppi Parrocchiali, è il Parroco Don Michele Puopolo, una presenza e un riferimento costante per tutti, abbiamo raccolto alcune sue dichiarazioni: ”esperienze come quella che abbiamo vissuto stasera ci insegnano che solo restando uniti tutti insieme si possono realizzare tante cose belle con e per la nostra comunità. I riti della Settimana Santa che si è aperta oggi, non sono mai passati a distanza di più di duemila anni, resta più che mai attuale il messaggio dell’amore, del perdono di Nostro Signore Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per ognuno noi, al prezzo della sua morte e del suo sangue. La Veglia della notte di Pasqua con la quale si concludono i riti della Settimana Santa, è la madre di tutte le veglie diceva Sant’Agostino, è il trionfo del Signore, della luce, della vita sulle tenebre del peccato, della morte e la vittoria dell’uomo.

Colgo l’occasione per ricordare che la nostra comunità in questa settimana vivrà un altro momento importantissimo, infatti Mercoledì sera 1 Aprile, alle ore 19:00 qui in Chiesa Madre, assisteremo ad un rito antichissimo a cui in tanti non hanno potuto assistere, la Vestizione della Beata Vergine Maria Addolorata.

Dal primo giorno in cui sono arrivato alla guida di questa comunità, tutto il popolo melitese ha mostrato grande amore e venerazione all’Addolorata, giù a Melito Vecchia, la Chiesa Madre realizzata grazie alle donazioni dei tanti melitesi emigrati in America tra il 1890 e il 1920, oggi inaccessibile perché pericolante, portava il suo nome insieme a quello del Santo Patrono, la statua della Vergine era posta sull’Altare Maggiore al centro della Chiesa, nel corso degli anni ci sono state vicende spiacevoli, ma nonostante tutto il popolo di Melito ha voluto fortemente che la Vergine tornasse al suo antico splendore, donandole l’abito che non aveva più e rimettendola nuovamente al centro della propria fede e devozione.

Fin dall’inizio del Cammino di Quaresima considerato un Tempo Forte, ho scelto di lanciare un messaggio: “Non scoraggiamoci Gesù cammina con noi”, nelle nostre ferite, nei nostri dolori resta accanto a noi, il Signore desidera donarci gli strumenti necessari per affrontare il buon combattimento della vita”.

L’interprete principale nel ruolo del Cristo è stato Gerardo Sorrentino, ministrante e tra i collaboratori più vicini al parroco, ha dichiarato: “è stata un’esperienza di fede molto forte, ricoprire il ruolo del protagonista è stato veramente difficile, ma allo stesso tempo, un percorso profondo e spiritualmente arricchente, perché mi ha dato la piena consapevolezza delle sofferenze vissute nella Passione, da Nostro Signore.

Qualcosa che tocca le corde dell’anima lasciando dei segni indelebili, soprattutto nell’esternazione di quei gesti dal valore fortemente significativo e simbolico, che a volte presi dalla frenesia quotidiana dimentichiamo, perché senza la Crocifissione, la Morte e Risurrezione, non esisterebbe nemmeno la nostra amata Religione Cristiana. Queste lunghe settimane di duro lavoro per regalare a tutta la comunità una testimonianza bellissima, hanno rappresentato anche umanamente l’occasione per stare insieme, condividere e ritrovarsi con tante persone, ci ha unito davvero tanto.

Nel ruolo di regista della Via Crucis Carmen Di Chiara, che ha concluso dicendo: “queste settimane sono state anzitutto l’occasione in primis per riscoprirci, ma anche come comunità, i veri protagonisti di questo momento così intenso sono tutti i partecipanti, senza di loro questa rappresentazione non sarebbe stata possibile. Mettere insieme tanti figuranti di età diverse è stato tutt’altro che semplice, ma devo dire che ognuno ha dimostrato la responsabilità, l’impegno e la serietà giuste, in questa terza edizione abbiamo scelto non la formula tradizionale della Via Crucis, ma di strutturarla seppur in forma abbreviata, come una narrazione delle vicende della vita di Gesù Cristo, mettendo in scena alcuni momenti importanti partendo dall’Annunciazione, la Nascita e l’Adolescenza, fino ad arrivare alle Prove nel deserto, infine il racconto della Passione e Risurrezione.

Anche la location scelta per questa terza edizione – il Sacrato della Chiesa Madre- ci ha spinti ad ampliare il racconto, sempre tenendo conto degli spazi disponibili per strutturare la scenografia, sfruttando la scalinata della nostra chiesa, abbiamo voluto riferirci alla salita di Gesù sul Golgota, dal percorso terreno fino alla Croce.

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