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Amministrative, centrodestra diviso: Piantedosi e Tajani provano a blindare la coalizione

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiede che il centrodestra di Avellino sia unito e riconoscibile alle amministrative cittadine. Interpellato dai giornalisti, venerdì scorso, ha ribadito ciò che aveva detto in precedenza. È chiaro che il ministro al futuro di Avellino ci tiene e che non si nasconde dietro il ruolo di “tecnico” alla guida del Viminale. Fa parte di un governo di centrodestra. E soprattutto è irpino, e conserva e rivendica un profondo radicamento culturale nonché politico nella sua terra d’origine.

Per un uomo di centrodestra, auspicare che il centrodestra sia unito e con i simboli in bella mostra è il minimo. Però Forza Italia non vuole i simboli pur di candidare l’ex sindaca Laura Nargi, che si professa civica. O meglio, è stata donna di centrosinistra, poi candidata alle regionali con Forza Italia. Lo ha ricordato presentando la sua associazione Siamo Avellino: un progetto per la città, senza altro aggiungere. Forza Italia ha provato a candidarla sin dal primo interpartitico di centrodestra, mentre Fratelli d’Italia si è opposta perché sostiene il valore dell’appartenenza. Pure Lega e Noi di Centro affermano che un centrodestra senza simboli sarebbe una forzatura, uno sgarbo politico alla militanza. La querelle è continuata: il centrodestra non si è più riunito. Due mesi di nulla.

Fratelli d’Italia ha chiesto che si pronunciassero di nuovo i vertici regionali. Lo hanno già fatto a gennaio. La risposta non sarà diversa: unità e partiti riconoscibili.

Forza Italia non molla Nargi. Non vuole, non può. Il coordinatore regionale degli azzurri l’europarlamentare Fulvio Martusciello scommette tutto su Nargi. Il consigliere regionale Livio Petitto fa lo stesso. E Angelo D’Agostino, coordinatore provinciale di FI, non può fare altrimenti.

“Ad Avellino c’è chi parla e chi opera. C’è chi prova a dettare la linea senza avere voti e chi invece può farlo perché ha consenso e radicamento sul territorio”, ha detto ultimamente Martusciello, attaccando il viceministro dell’Interno, il meloniano Edmondo Cirielli: “Forza Italia ha dimostrato con i fatti la propria forza alle elezioni provinciali. Ora si va avanti senza indugio verso le comunali, con una linea chiara e civica”.

Cirielli, plenipotenziario della premier Giorgia Meloni, ha replicato con fermezza: “Il nostro obiettivo è l’unità della coalizione, ma non possiamo prescindere da un’alleanza politicamente riconoscibile che sostenga i candidati sindaco del centrodestra con i simboli dei partiti”. Aggiungendo: “Se Nargi, che pure è stata candidata con Forza Italia alle regionali, dovesse confermare la sua indisponibilità a essere sostenuta dai simboli di partito, è dovere di tutta la coalizione ricercare un altro altrettanto autorevole profilo per guidare il capoluogo irpino”.

Per superare l’impasse, Nargi e Petitto sono andati a Roma, al Viminale, per parlare con Piantedosi, che ha bocciato la soluzione civica (probabilmente il no all’ex sindaca è a prescindere). Si dice invece che abbia proposto come candidato del centrodestra il presidente dell’Ordine degli avvocati di Avellino, Fabio Benigni.

Benigni non ha accettato subito: rivelano i beninformati che venerdì scorso ha incontrato il ministro a Pietrastornina per assicurarsi, se ce ne fosse bisogno, la sua disponibilità. La mediazione è in corso. Piantedosi avrebbe discusso del caso Avellino con il vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, che non è per niente contento di come vanno le cose un po’ in tutta la Campania: il centrodestra è spaccato, quasi sempre perché a tirare troppo la corda è FI. Ad esempio a Salerno, dove il candidato sindaco dell’alleanza spettava a Fratelli d’Italia, ma Forza Italia non ha rispettato il patto. Di conseguenza, perché ad Avellino, dove la scelta è in capo a Fi, FdI dovrebbe essere d’accordo?

Per tale ragione, nonostante l’asse Piantedosi-Tajani, che sembra far sfumare definitivamente la candidatura divisiva di Nargi alla guida del centrodestra, l’unità della coalizione appare quasi irrimediabilmente compromessa. A meno che i vertici dei partiti nazionali non decidano una sorta commissariamento.

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