di Rosa Bianco
Nel tempo in cui la velocità delle informazioni sembra dissolvere la profondità del pensiero, tornare ad Aldo Masullo non è un esercizio commemorativo, ma un atto di resistenza culturale. L’incontro svoltosi sabato 11aprile al circolo della stampa di Avellino, promosso dall’associazione “Insieme per Avellino e l’Irpinia”, ha mostrato con chiarezza come la filosofia del grande pensatore napoletano resti una bussola, per leggere le fratture del presente: dalla crisi delle relazioni all’impatto dell’intelligenza artificiale, dalla fragilità dell’individuo alla necessità di una nuova etica della comunità.
Dopo il saluto del presidente dott. Ciambrone Pasquale Luca Nacca, il confronto ha assunto la forma di un vero laboratorio di idee, dove la filosofia ha abbandonato ogni veste accademica per tornare a essere vita vissuta.
La professoressa Rosa Morelli ha richiamato la dimensione formativa del pensiero masulliano, insistendo sulla sua capacità di attraversare le generazioni e di educare alla complessità. L’incontro con Masullo non è mai solo teorico: è esperienza di apertura, esercizio di dialogo e responsabilità verso l’altro.
La professoressa Maria Concetta Aufiero ha invece ricondotto il dibattito alle radici storiche del pensiero europeo, evocando figure come Giordano Bruno per mostrare come la libertà del pensiero sia sempre costata fatica e conflitto. In questa linea, la riflessione filosofica si rivela ancora una volta atto politico e morale.
Il contributo del preside Giovanni Sasso ha segnato uno dei passaggi più intensi del confronto. Con tono appassionato ha ricordato come il pensiero di Masullo continui a vivere proprio nella sua capacità di parlare ai giovani e di generare meraviglia. La filosofia, ha sottolineato, non è un sapere distante, ma una forma di sensibilità e di apertura al mondo: è educazione alla libertà e alla responsabilità. In Masullo, la cultura diventa esercizio di umanità, e la scuola il luogo privilegiato in cui questa umanità si costruisce.
Il momento più alto e simbolicamente più potente dell’intero incontro è stato quello dedicato alla scuola Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci. Qui l’intervento del dirigente scolastico, il professor Vincenzo Bruno, ha ribadito con forza il valore educativo della filosofia come strumento di libertà, pensiero critico e crescita civile.
In questo contesto si è inserito il lavoro della professoressa Antonella Ferrante, che ha introdotto i tre gruppi di alunni protagonisti di una intensa restituzione poetica del pensiero masulliano. Gli studenti hanno letto e interpretato tre poesie del filosofo, trasformando la parola filosofica in voce viva, in esperienza condivisa.
A seguire, uno degli alunni ha presentato un profilo biografico di Masullo attraverso un PowerPoint proiettato sul maxischermo: immagini, parole e sintesi essenziali hanno restituito il volto umano e intellettuale del filosofo. È stato questo il momento più emozionante del convegno: la prova concreta che la filosofia può essere trasmessa e vissuta, diventando patrimonio delle nuove generazioni.
Subito dopo, la giornalista e insegnante Rosa Bianco ha offerto un intervento di grande profondità civile, centrato sul tema della pace nel pensiero di Masullo. Riprendendo anche il principio dell’UNESCO secondo cui “le guerre nascono nella mente degli uomini”, ha sottolineato come la pace non sia soltanto un fatto politico o militare, ma una costruzione che prende avvio nella coscienza individuale.
Alla base di questa riflessione vi è l’idea masulliana dell’uomo come essere-in-relazione: l’identità non è mai isolata, ma si forma nell’incontro con l’altro. Tuttavia, nella società contemporanea questo incontro appare sempre più fragile, perché l’altro viene percepito come minaccia. Da qui la necessità di recuperare una relazione autentica, fondata su apertura, responsabilità e riconoscimento reciproco.
In questa prospettiva, il disarmo assume un significato più profondo: non riguarda soltanto le armi, ma l’interiorità dell’uomo. Disarmarsi significa superare rancore, paura e pregiudizi, imparando ad ascoltare e accogliere l’altro.
La cultura della pace, dunque, non si costruisce solo nelle istituzioni, ma nella quotidianità: nelle scuole, nelle famiglie, nelle comunità. È fatta di gesti concreti, di dialogo, di rispetto. “Ripartire dall’umano”, in questa chiave, significa rimettere al centro relazione, responsabilità e consapevolezza, scegliendo ogni giorno la pace come pratica condivisa.
Particolarmente incisivo, a conclusione del confronto, l’intervento del professor Luigi Anzalone, che ha riportato al centro il nucleo teorico dell’opera masulliana: l’essere umano come “essere-in-relazione”. Non esiste individuo isolato, ma solo soggetti che si costituiscono nell’incontro con l’altro. Il tempo stesso, in Masullo, non è linea astratta ma esperienza vissuta: un intreccio di memoria e attesa, dove la filosofia diventa arte dell’abitare il cambiamento senza esserne travolti.
Nel dibattito finale, si è levata anche la voce del pubblico con l’intervento del professor Pellegrino Caruso, che ha offerto una testimonianza diretta e partecipe. Ricordando l’incontro con Masullo in occasione del bicentenario di Francesco De Sanctis, ne ha sottolineato l’affabilità e la straordinaria capacità di dialogo con i giovani. Proprio per questo, ha osservato, il filosofo avrebbe gioito nel vedere gli studenti protagonisti dell’incontro. Caruso ha inoltre ribadito l’urgenza di educare fin dall’infanzia al latino e alla filosofia: il primo come disciplina del linguaggio, la seconda come esercizio del pensare, strumenti indispensabili in un tempo che fatica a riconoscere il valore della parola e del pensiero critico.
Ne emerge un quadro coerente e potente: la filosofia di Masullo non è un sistema chiuso, ma una pratica dell’esistenza. Essa si fonda su tre pilastri essenziali: responsabilità, relazione, apertura al divenire. In un’epoca segnata dalla precarietà e dalla frammentazione, il suo pensiero invita a riscoprire il valore dell’incontro come fondamento etico della vita comune.
Masullo, filosofo e insieme uomo civile, continua così a parlare al presente. E lo fa attraverso una lezione semplice e radicale: nessuno si salva da solo. L’umano è sempre un “con”, un’esistenza condivisa che si costruisce nel rischio dell’incontro.
In questa prospettiva, il futuro del suo pensiero non è conservazione, ma trasformazione. Sta nelle aule, nei giovani studenti, nei luoghi del confronto, nella capacità di continuare a interrogare il mondo senza smettere di ascoltarlo. Perché la filosofia, come questo incontro ha dimostrato, non serve a spiegare il mondo: serve a non smettere di abitarlo insieme.



