Emiliano Iandoli
Prossimi al termine di questa quinta edizione di Un libro al mese, promossa da Equilibri APS con l’intento di dare voce ai talenti del nostro territorio e di creare autentici momenti di condivisione attorno alla lettura, sento oggi un profondo senso di gratitudine per il percorso compiuto. Come membro di questa straordinaria associazione, desidero ringraziare di cuore Lisa Buonavita e ogni singolo componente della squadra per l’inclusione e per avermi permesso di far parte di un progetto per mezzo del quale non solo ho avuto l’occasione di conoscere, ma anche di ritrovare autrici e autori di grande valore, ospiti della rassegna: Francesca Arminio, Donata De Bartolomeis, Emilia Bersabea Cirillo, Elvira Cerullo, Cinzia Coppola, Gianmarco Manzo e Roberta Della Fera, le cui voci hanno arricchito il nostro percorso con profondità, sensibilità e autenticità, lasciando in ciascuno di noi un segno umano e letterario difficile da dimenticare.
Un risultato prezioso, reso possibile non solo dai loro testi, ma anche dalla preziosa sinergia costituita con il Circolo LaaV di Forino, il talento dei ragazzi dell’indirizzo musicale di Cesinali dell’Istituto Comprensivo di Aiello del Sabato e il supporto dell’Amministrazione Comunale. Tuttavia, il ringraziamento più grande va alla nostra comunità: un pubblico costante, caloroso e accogliente, che è stato il vero cuore pulsante di ogni incontro.
Un esempio perfetto di questa connessione è stato l’incontro del 15 maggio scorso, durante il quale abbiamo avuto il piacere e l’onore di presentare il libro di Ottaviano De Biase, I Moscati di Santa Lucia di Serino: opera che ci ha immersi a fondo nelle radici e nelle storie della nostra terra.
A questo proposito, ci tengo a dedicare un tributo personale a Ottaviano, non solo come autore, ma per il valore umano e culturale che rappresenta. Ci sono libri che nascono per documentare e libri che nascono per custodire: l’opera di De Biase appartiene felicemente a entrambe le categorie. Pur trattandosi di un saggio storico rigoroso e ampiamente documentato, ciò che mi ha colpito maggiormente è l’atto d’amore viscerale dell’autore verso il proprio territorio, qui filtrato attraverso le vicende di una delle famiglie che ha segnato il destino culturale, spirituale e sociale della nostra comunità.
Nonostante io mi senta più affine al De Biase poeta, scoprire questa sua veste ha per me un valore che va ben oltre l’interesse storiografico. La stima profonda e – mi sia permesso – affetto che nutro nei suoi confronti nasce proprio dalla sua capacità di fare cultura senza mai salire in cattedra, guidato sempre da una curiosità genuina e sincera per le nostre origini. Questo libro, forse più degli altri, è lo specchio fedele tramite cui poter scorgere l’esatto profilo del suo autore: un uomo attento e prezioso, mosso da un instancabile amore per il suo territorio e la sua memoria.
I Moscati di Santa Lucia di Serino, sebbene possa sembrare un testo rivolto solo agli addetti ai lavori o agli appassionati di storia locale, in realtà è un libro necessario per chiunque voglia davvero comprendere da dove veniamo. Ed è proprio questo il regalo più grande che Ottaviano potesse farci: offrire gli strumenti per capire come la “grande storia” si intrecci inevitabilmente con la vita intima dei nostri borghi.
A lui va dunque il mio ringraziamento più sincero, con l’augurio che la sua penna non smetta mai di raccontarci chi siamo stati e, soprattutto, chi siamo. E, se posso aggiungere un ultimo pensiero personale, il desiderio è quello di poter un giorno, nel mio piccolo, raccogliere e fare miei i suoi insegnamenti, provando a restituire con la stessa dedizione e lo stesso rispetto l’amore per la nostra Irpinia, che lui sa trasmettere con rara autenticità.



