Dialogare con la città per valorizzare il patrimonio culturale della città e coinvolgere gli studenti in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva. È questo il cuore del progetto “Il Mancini adotta un monumento: laboratorio di futuro – V edizione”, promosso dal Liceo Scientifico Statale “Pasquale Stanislao Mancini” di Avellino.
L’iniziativa si concluderà il prossimo 4 giugno, alle ore 19.30, presso Villa Amendola, in via Due Principati ad Avellino, con una serata dedicata alla presentazione dei lavori realizzati dagli studenti nel corso dell’anno scolastico.
Attraverso laboratori, attività artistiche, ricerche storiche, produzioni audiovisive e percorsi interdisciplinari, gli alunni hanno sviluppato una riflessione sul valore del patrimonio storico e paesaggistico della città, trasformando Villa Amendola in uno spazio di studio, creatività e partecipazione.
Il progetto coinvolge numerosi studenti e docenti del liceo in una pluralità di percorsi tematici: dalla rappresentazione della forma urbana alla narrazione delle grotte di Villa Amendola, dai cortometraggi ambientati nel complesso monumentale fino alle attività musicali e artistiche dedicate alla memoria dei luoghi.
Tra le iniziative presentate figurano “La forma della città”, “Dove la roccia racconta: viaggio nelle grotte di Villa Amendola”, “Sulle tracce del gattopardo”, “Scatti rubati”, “Punto Zero” e “Area Benvenuto”, testimonianza di un lavoro collettivo che intreccia storia, arte, ambiente e innovazione.
La manifestazione sarà aperta dai saluti istituzionali della dirigente scolastica Paola Anna Gianfelice e della dirigente dell’Ambito Territoriale di Avellino Fiorella Pagliuca. Previsto inoltre l’intervento del professor Massimo Visone dell’Università degli studi Federico II di Napoli, mentre la serata sarà moderata dal professor Luigi Raia.
Il progetto si inserisce nel più ampio percorso educativo volto a rafforzare nei giovani la consapevolezza del valore culturale e civile dei beni comuni, nella convinzione che il patrimonio storico non debba essere considerato soltanto memoria del passato, ma occasione concreta di crescita e costruzione del futuro.
Un progetto nato dalla consapevolezza, come scrive Umberto Eco, che “l’architettura non deve essere affrontata come una grammatica, bensì come un testo”, è un insieme vivo di relazioni tra edifici, paesaggio e comunità. Ed è proprio questa visione che gli studenti del “Mancini” hanno scelto di interpretare attraverso il loro laboratorio di futuro.


