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Il Campania Teatro Festival fa tappa ad Avellino con “Il Dna dei bonobo”: quando la violenza nasca da conformismo e paura

Si fa racconto delle guerre di ieri e delle complicità silenziose di oggi la terza giornata della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania. Domenica 14 giugno a prendere forma un viaggio che parte da “Roccu u stortu” fino  al “Dna dei Bonobo”.

Al Teatro Nuovo di Napoli, alle 21, la Compagnia Teatrale Krypton porta in scena “Roccu u stortu – Una guerra infinita”, nuova versione del testo di Francesco Suriano. Fulvio Cauteruccio ne firma regia e interpretazione, portando in scena la vicenda di Rocco “u stortu”, lo scemo del paese: un umile contadino calabrese che, inviato al fronte durante il Primo conflitto mondiale con l’illusione di ottenere un pezzo di terra al suo ritorno, si ritrova invece a vivere il dramma e l’orrore della guerra. Le musiche originali sono de Il Parto delle Nuvole Pesanti, Massimo Bevilacqua cura gli elementi visuali in AI, mentre Loris Giancola la realizzazione degli elementi scenici. I costumi sono di Frida Schneider.

“Ho deciso di celebrare questo importante anniversario in un periodo storico in cui diventa quanto mai necessario riportare l’attenzione sulla drammatica attualità di ogni conflitto bellico”, dichiara Fulvio Cauteruccio. “Rimettere in scena Roccu u stortu oggi significa restituire voce a un passato che, purtroppo, continua a risuonare nel presente. Il monologo, con la sua crudezza e umanità, ci ricorda che dietro ogni guerra ci sono corpi, vite e memorie spezzate. Portarlo nuovamente sul palco significa creare uno spazio di riflessione collettiva, in cui la voce di Roccu possa ancora interrogare la coscienza di un’umanità inquieta”.

E sempre il 14 giugno, alle 19, il Campania Teatro Festival approda ad Avellino, al Libero Spazio d’Arte, con “Il D.N.A. dei bonobo”, una produzione di Associazione Vernicefresca. Lo spettacolo, con testo e regia di Roberta Prisco, esplora le dinamiche di un gruppo di adolescenti legati dal bisogno di appartenenza. Durante una notte nel bosco, uno di loro, Mario, scompare dopo un gioco troppo pericoloso: convinti di averlo ucciso accidentalmente, i ragazzi entrano in uno stato di panico collettivo e si compattano attorno alla colpa condivisa. La paura di essere scoperti conta più della verità o della vita umana, l’identità individuale si dissolve nella logica del branco. Il testo sceglie di mettere da parte giudizi morali espliciti, non ci sono eroi né veri cattivi: il linguaggio è rapido, ironico, spesso crudele, e i dialoghi sembrano banali anche nei momenti più tragici, creando un contrasto disturbante. Ad emergere una riflessione sulla natura umana, sull’incapacità dei ragazzi di estendere la loro empatia verso chi resta fuori dal loro nucleo. La violenza non nasce da cattiveria pura, bensì da conformismo, paura e istinto di conservazione.

E’ la regista Roberta Prisco a sottolineare la scelta di puntare su un “movimento continuo e corale. I ragazzi sono quasi sempre presenti in scena, anche quando non parlano: chi è al centro dell’azione porta la battuta, mentre gli altri restano in controscena occupati in azioni quotidiane ripetitive – mangiare, guardare il telefono, ascoltare
musica, giocare, fumare, ridere senza motivo. Questo crea l’impressione di vite che continuano normalmente, ma in modo artificiale, svuotato, come se ciascuno stesse recitando la propria normalità. Lo spazio scenico resta essenziale e mobile. Pochi elementi suggeriscono luoghi diversi senza mai definirli completamente. I cambi scena avvengono a vista, attraverso il movimento degli attori stessi, per mantenere un flusso continuo e nervoso. Nessuno esce davvero dalla storia: anche nei silenzi, i personaggi osservano, ascoltano, reagiscono.  La recitazione evita il melodramma. I dialoghi devono mantenere un tono quotidiano, veloce, spesso ironico, anche nei momenti più violenti o tragici. L’obiettivo è mostrare come la paura, il bisogno di appartenenza e la responsabilità collettiva possano trasformare ragazzi comuni in complici silenziosi. Le luci accompagnano il senso di sospensione emotiva: tagli netti, atmosfere fredde, zone d’ombra in cui i corpi restano visibili ma mai completamente leggibili”
Roberta Prisco

Terzo appuntamento del Dopo Festival, a cura di Drop Eventi, al Giardino Romantico di Palazzo Reale: alle ore 19:00 il dj-set apre la serata, che dalle 21:00 entra nel vivo con Helen Tesfazghi: un live elettronico che fonde voce, sonorità contemporanee e sperimentazione.

 

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