Rosa Bianco
Non una semplice presentazione editoriale, ma un autentico esercizio di memoria collettiva e di riflessione civile. Nella libreria Mondadori del Vomero, gremita di pubblico e di passioni, è stato presentato il volume di Angela Anzalone, Diego Armando Maradona. Il Dio Delfico di Napoli (Graus Edizioni), un’opera che sottrae il campione argentino alla dimensione esclusivamente sportiva per restituirlo alla storia culturale e simbolica della città.
A coordinare l’incontro è stata Rosa Bianco, mentre attorno all’autrice si sono raccolte alcune delle più autorevoli voci del mondo del diritto, del giornalismo, della filosofia e della vita pubblica meridionale: il professor Salvatore Sica, ordinario di Diritto dello Sport all’Università di Salerno; l’avvocato Angelo Pisani, storico difensore di Maradona; il fotoreporter Sergio Siano; il filosofo Luigi Anzalone; il presidente Antonio Bassolino; la scrittrice e giornalista Filomena Carrella. Per il Corriere dell’Irpinia, il giornalista Fiore Carullo ha portato il saluto del direttore Gianni Festa e della redazione sportiva, ribadendo il valore di un dibattito che appartiene all’intera cultura del Mezzogiorno.
Ad aprire una delle riflessioni più intense è stato Antonio Bassolino, che ha richiamato la citazione di Mao Tse-tung posta in esergo al volume: «Ci sono uomini la cui morte pesa come una piuma e altri la cui morte pesa come una montagna». È proprio questo, secondo Bassolino, il destino di Maradona: il peso immenso di un’esistenza eroica che ha segnato la coscienza di un popolo.
«Era un personaggio grandioso e tragico nel senso greco del termine – ha osservato – un eroe che ha sfidato l’ordine del cosmo pagandone tutte le conseguenze». Diego, ha ricordato l’ex sindaco di Napoli, «aveva i piedi a Napoli e la testa nel mondo», capace di unire dimensione universale e radicamento popolare. Emblematico, in questo senso, il ricordo della celebre partita del fango di Acerra, disputata per raccogliere fondi destinati a un bambino che necessitava di un delicato intervento chirurgico: un gesto di solidarietà che fece il giro del pianeta.
Per Bassolino, Maradona rimane insieme uomo dell’establishment e figura profondamente antisistema, simbolo di una generosità capace di fare comunità. «Calcio e vita – ha sottolineato – si intrecciano pienamente soltanto in Argentina e a Napoli». E proprio in questa dimensione collettiva risiede la sua grandezza umana e sportiva.
Il professor Salvatore Sica ha invece offerto una lettura quasi metafisica del rapporto tra Diego e la città. «Dove avrebbe potuto vivere e giocare Maradona se non a Napoli?», si è chiesto. Due eccezionalità destinate a riconoscersi reciprocamente, due “fatture divine” chiamate a completarsi. Il volume di Angela Anzalone, secondo il giurista, rende omaggio alla molteplicità delle dimensioni del mito maradoniano, fino a richiamare, nel suo epilogo, l’Elogio della follia come chiave interpretativa della genialità che rompe ogni schema convenzionale.
Tra i momenti più suggestivi dell’incontro, l’intervento del fotoreporter Sergio Siano, per oltre trent’anni testimone privilegiato della vita di Napoli e autore di alcune delle immagini più iconiche dedicate al Pibe de Oro. Siano ha ricordato l’arrivo di Maradona il 5 luglio 1984 e l’intera epopea azzurra osservata attraverso il proprio obiettivo, senza mai indulgere alla ricerca del protagonismo personale.
Il suo è stato un racconto dell’uomo prima ancora che del campione: di quel ragazzo nato in una realtà popolare sorprendentemente affine a quella napoletana, capace di conservare autenticità e spontaneità anche nel pieno della consacrazione mondiale.
Di straordinaria intensità emotiva la testimonianza dell’avvocato Angelo Pisani, storico difensore di Maradona, che ha confessato quanto sia «difficilissimo parlare di Diego», perché il tempo continua ancora oggi a svelarne aspetti inediti e messaggi profondi.
Pisani ha restituito il ritratto di un uomo che definisce, prima di tutto, «un bambino»: con i difetti, le fragilità, ma anche l’infinita capacità di sognare e di schierarsi sempre dalla parte dei più deboli. Ha ricordato la sua avversione per ogni compromesso, la sua conoscenza intuitiva della politica internazionale e la forza simbolica della “Mano de Dios”, interpretata come riscatto storico e morale di un popolo umiliato.
Ma soprattutto, ha evidenziato il messaggio che Maradona lasciò ai napoletani negli anni più difficili del dopoterremoto e della questione meridionale: «Alzate la testa». Un invito all’orgoglio, alla dignità, alla consapevolezza di non sentirsi inferiori a nessuno. «Ci ha insegnato a non avere paura», ha ricordato Pisani, sottolineando come Diego fosse guida nello spogliatoio e riferimento umano prima ancora che tecnico.
Sul piano filosofico, Luigi Anzalone ha offerto la chiave interpretativa che dà il titolo al volume. Definire Maradona “Dio Delfico” significa riconoscere in lui la compresenza di Apollo e Dioniso, delle due grandi energie che abitavano il santuario di Delfi. Da un lato la forza tellurica, dionisiaca, della vitalità debordante e dell’umanità senza argini; dall’altro la perfezione apollinea delle sue geometrie calcistiche, delle traiettorie razionali e irresistibili dei suoi tiri.
«Maradona – ha affermato – ha portato sulle spalle il peso di un’esistenza eroica, offrendo agli uomini una lezione di grande umanità». Per il filosofo, egli rappresenta il principio di speranza del riscatto napoletano e la più alta espressione della napoletanità contemporanea.
La scrittrice e giornalista Filomena Carrella ha invece posto l’accento sul profilo culturale dell’autrice, valorizzandone la prospettiva femminile e l’impegno costante nella promozione dei valori fondativi dello sport: bellezza, uguaglianza, inclusione e democrazia, coadiuvando egregiamente la collega Rosa Bianco nella moderazione del convegno.
A chiudere l’incontro è stata Angela Anzalone, che ha spiegato l’origine e il significato della propria ricerca. «Sono partita dalla consapevolezza che la personalità di Maradona fosse totalizzante in ogni senso – ha dichiarato – cercando di coglierlo insieme come uomo eroico e calciatore divino».
Da qui la scelta della definizione di “Dio Delfico”: «Perché, incarnando contemporaneamente Apollo e Dioniso, Diego ha rifondato una città». E ancora: «Quando esistono una piazza e una chiesa, nasce una comunità. Largo Maradona e il suo murale monumentale e sacrale fondano oggi quella comunità che si chiama Napoli».
Parole che restituiscono il senso più profondo della serata: il mito, a Napoli, non appartiene alla nostalgia, ma continua a produrre pensiero, identità e coscienza civile. Maradona, in questa prospettiva, resta molto più di un campione. È una figura attraverso cui una città continua a interrogare se stessa e il proprio destino.



