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Dalla tela di Penelope al presidente Trump

di Virgilio Iandiorio

Ricordate certamente la Penelope dell’Odissea di Omero, la moglie di Odisseo (Ulisse) che per tenere a bada i Proci, quelli che aspiravano alle sue nozze perché, a loro parere, era rimasta vedova del marito, si inventò la storia della tela. Per ritardare il momento della scelta del nuovo marito, Penelope si inventò con astuzia il lavoro della tela: avrebbe scelto l’uomo che sarebbe diventato suo sposo quando avesse finito di tessere la tela per le nozze; ma, di notte disfaceva quello che aveva tessuto di giorno. Doveva così ogni volta sempre ricominciare il lavoro da capo e in questo modo ritardava il momento della scelta del suo futuro sposo.

Si dice che i poeti abbiano spirito profetico. Vuoi vedere che Omero avesse già previsto quello che sta accadendo ai nostri giorni? Prendete il presidente Trump, quella specie di Conte di Culagna, immortalato da Tassoni ne La secchia rapita, che ora dice una cosa, e subito dopo ne afferma un’altra. E gli amici che gli stanno intorno lo adulano: «”Conte, tu se’ ‘nu Papa, e tt’ ajo detto/che nun c’è chi te pozza stare a petto”».

Di che pasta fosse fatto il conte era sotto gli occhi di tutti:                                                                                        ch’era fuor de’ perigli un Sacripante,

ma ne’ perigli un pezzo di polmone.

Spesso ammazzato avea qualche gigante,

e si scopriva poi ch’era un cappone,

onde i fanciulli dietro di lontano

gli soleano gridar: – Viva Martano -.

Il Martano che cita Tassoni è un personaggio dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, un cavaliere codardo, traditore e millantatore, un bell’esemplare di vigliaccheria. Per definire il presidente americano, che non ne azzecca una, è sufficiente il termine dialettale napoletano “sguarrone”, che sta ad indicare una persona che si vanta di avere doti, non riscontrabili nella realtà, o di aver compiuto imprese mai portate a termine.

Con il suo tessere di giorno la tela e disfarla la notte, Penelope aveva un fine ben preciso, ritardare il matrimonio e attendere l’arrivo sperato di Ulisse. La tela che tesse e disfa Trump è tutta  per l’esaltazione di sé stesso.

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