AVELLINO – Si è svolta il 30 giugno, in un’atmosfera di profonda commozione e intensa partecipazione, la celebrazione in onore di San Basilide, patrono del Corpo di Polizia Penitenziaria. Quest’anno l’iniziativa ha assunto un significato ancora più intimo e simbolico: la cerimonia ha avuto luogo direttamente all’interno della chiesa della Casa Circondariale “Antimo Graziano” di Bellizzi Irpino, trasformandosi in un autentico momento di comunione, vicinanza e condivisione tra la struttura carceraria e l’intera comunità irpina.
Promosso dalla Direzione dell’istituto, l’evento ha visto sfilare nel cuore del penitenziario le massime autorità civili, militari e della magistratura di Avellino, riunite per stringersi attorno agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria che ogni giorno svolgono un compito tanto delicato quanto invisibile ai più.
A testimoniare la vicinanza delle istituzioni al mondo penitenziario era presente un parterre di assoluto rilievo. Tra gli intervenuti: Il Vicario del Prefetto di Avellino, dottor Onofrio Vito Padovano; Il vicesindaco di Avellino, Anna D’Aliasi; I vertici della magistratura locale, con il procuratore capo della Repubblica, Francesco Raffaele, e la presidente del Tribunale, Francesca Spena; il Colonnello Bruno Pacetti, comandante del 232º Reggimento Trasmissioni dell’Esercito Italiano di stanza alla Caserma “Berardi”; rappresentanti di spicco del mondo forense e culturale, tra cui il presidente degli avvocati Fabio Benigni, il presidente della camera penale avv. Gaetano Aufiero, l’avvocato penalista Giovanna Perna, la direttrice del Conservatorio Maria Gabriella Della Sala, la dottoressa Fiorella Pagliuca (Provveditore agli studi) e la dottoressa Marilena Guerriera (direttore dell’UEPE).
Accanto a loro, esponenti di tutte le forze militari, personale dell’Amministrazione Penitenziaria, volontari, operatori del terzo settore e familiari degli agenti.
L’omelia di Padre Marco Masi: “Siete custodi dei corpi e testimoni delle anime”
A presiedere la celebrazione eucaristica è stato il cappellano della struttura, padre Marco Masi. Il suo discorso, aperto con un affettuoso saluto a tutti i presenti civili e militari venuti a condividere «un momento di dolce speranza», è andato dritto al cuore della missione quotidiana della Polizia Penitenziaria, definita una vera e propria «frontiera invisibile per il resto della società».
Riprendendo la figura storica di San Basilide, soldato romano che scelse di proteggere e non disumanizzare la prigioniera a lui affidata, Padre Marco ha ricordato che la vera forza non risiede nella brutalità delle catene, ma nella fermezza di un cuore integro, capace di riconoscere nell’altro – anche nel condannato – un riflesso di Dio.
Nel rivolgersi direttamente agli agenti schierati, il cappellano ha invocato la protezione del Santo Patrono chiedendo tre doni speciali, messi a contrasto con i rischi più grandi del lavoro in carcere:
1. La Fortezza contro il Cinismo: la forza per non cedere alla stanchezza e a quel «cinismo freddo che rischia di farvi scivolare nell’indifferenza».
2. Il Discernimento contro il Pregiudizio: la capacità di «distinguere sempre il reato dall’uomo che lo ha commesso», rifiutando l’etichetta cieca che spegne ogni possibilità di cambiamento.
3. L’Umanità contro la Sola Burocrazia: il coraggio di rimanere fari di dignità per evitare l’apatia burocratica, impedendo che il servizio si trasformi in «un mero conteggio di chiavi, di celle e di scartoffie».
Il momento più toccante della riflessione di Padre Marco ha riguardato il come aiutare chi ha sbagliato a ritrovare il senso della vita. Citando Don Primo Mazzolari («per fare strada a un uomo bisogna volergli bene»), il cappellano ha sottolineato il valore immenso di un dettaglio quotidiano: il tono della voce.
«La dolcezza non è debolezza, è la forza più grande che esista. È la capacità di dire le cose più ferme con una voce che non umilia. Chi urla o usa parole come pietre, spesso sta solo coprendo la propria paura. La parola dolce, invece, fa spazio. […] Siate, prima di tutto, custodi e poeti della dignità umana».
Orgoglio, legalità e dignità umana
Al termine della funzione, la dottoressa Tiziana Perillo, comandante del reparto della Polizia Penitenziaria, ha preso la parola per ringraziare il personale del Corpo, i civili, i volontari e le famiglie degli agenti, descritte come un pilastro silenzioso d’ordinaria resistenza. Nel richiamare l’esempio del Santo Patrono, il comandante ha ribadito i valori cardine del Corpo: «Servizio significa verità, correttezza, lealtà e orgoglio di appartenere a un Corpo che ogni giorno opera per proteggere la comunità», rimarcando il delicato equilibrio dettato dall’articolo 27 della Costituzione tra le esigenze di sicurezza e la funzione rieducativa della pena.
I saluti finali sono stati affidati al direttore della Casa Circondariale, la dottoressa Maria Rosaria Casaburo, che ha definito la giornata «un momento importante per rafforzare il senso di comunità e la consapevolezza del lavoro svolto quotidianamente nell’istituto». Pur non nascondendo le complessità e le pesanti criticità che gravano sulla realtà carceraria avellinese, la direttrice ha rivendicato con orgoglio lo spirito della struttura: «L’istituto non si è mai arreso al cinismo né all’indifferenza», ringraziando tutto il personale per un impegno quotidiano e prezioso, spesso invisibile all’esterno.
La mattinata si è chiusa confermando il valore più alto della ricorrenza: non una semplice celebrazione formale, ma un ponte tangibile di umanità, riflessione e condivisione gettato tra la società civile e la realtà del carcere.



