Arriva dai vescovi campani un appello in difesa della dignità umana all’indomani della recente visita di Papa Leone in Campania “ha consegnato alle nostre Chiese una parola che non possiamo lasciare cadere. Il Santo Padre ha richiamato tutti a un sussulto di dignità e di responsabilità, invitando a servire la vita, a scegliere la giustizia e a porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte.
Come Vescovi della Campania, sentiamo il dovere di raccogliere e rilanciare questo messaggio.
Ci sta a cuore la Campania. Ci stanno a cuore le nostre comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati, i lavoratori, i migranti, i detenuti, coloro che abitano le aree interne, le periferie urbane e sociali, le terre ferite dall’inquinamento, dall’illegalità e dall’abbandono.
In questa luce, sentiamo il dovere di richiamare alcuni temi che interpellano oggi la Campania e chiedono un discernimento serio, condiviso e non ideologico.
Pensiamo anzitutto alla custodia della vita fragile e sofferente, al dibattito sul fine vita, alla necessità di cure palliative, di accompagnamento e di prossimità, perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte.
Guardiamo con preoccupazione alla deospedalizzazione dell’aborto e alla sua progressiva riduzione a pratica ambulatoriale, perché ogni scelta che riguarda la vita nascente, la maternità, la solitudine delle donne e la responsabilità della società merita attenzione, accompagnamento e tutela, non semplificazioni procedurali”
Un dolore che si affianca al problema dell’abbattimento delle case, alle disuguaglianze relative alla sanità.
“Ci interpellano le gravi questioni della salute e della sanità, soprattutto quando le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali rendono più difficile l’accesso alle cure e colpiscono le persone più fragili. Non possiamo ignorare l’emigrazione dei nostri ammalati verso regioni dove l’assistenza sanitaria garantisce condizioni migliori.
Non possiamo ignorare la condizione delle carceri, il disagio dei detenuti, delle loro famiglie, del personale penitenziario, e la necessità di percorsi che non si limitino alla custodia, ma aprano alla dignità, alla responsabilità, alla giustizia riparativa e al reinserimento.
Ci preoccupano i Centri di permanenza per il rimpatrio, la condizione dei migranti e dei Rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare, accompagnare e integrare secondo giustizia e legalità.
Richiamano la nostra responsabilità i senza fissa dimora, le famiglie povere, i lavoratori sfruttati, il lavoro povero, il caporalato e ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto o alla convenienza”
Costante il riferimento all’emergenza rappresentata dalle aree interne “Sentiamo il peso delle aree interne, dello spopolamento, della chiusura di servizi e presìdi educativi, della fatica di territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro.
Portiamo nel cuore le ferite della Terra dei Fuochi, le conseguenze dell’inquinamento, dell’illegalità e della camorra, ma anche il desiderio di rinascita, di bonifica morale e ambientale, di responsabilità condivisa.
Ci preoccupa il disagio giovanile, la violenza minorile, la povertà educativa, la disaffezione alla partecipazione e la progressiva perdita di luoghi nei quali educare alla fiducia, alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo.
Questi temi non sono separati. Per noi la vita è tutta intera. Va custodita quando nasce, quando è fragile, quando è malata, quando è ferita dalla solitudine, quando è minacciata dallo sfruttamento, quando è respinta ai margini, quando è privata di futuro, quando è esposta alla violenza, all’illegalità o alla rassegnazione.
La dignità della persona è una sola. Insieme con Papa Francesco vogliamo ricordare che quando si parla dell’uomo vanno tenuti presenti tutti gli attentati alla sacralità della vita umana: «È attentato alla vita la piaga dell’aborto, è attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia».
La nostra non è una parola di parte. È una parola che è radicata nel Vangelo, nella responsabilità pastorale e nella Dottrina sociale della Chiesa. È una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimentare contrapposizioni; richiamare tutti alla dignità della persona e al bene comune”.
Di qui l’appello “alle nostre comunità cristiane, perché non cedano alla paura e alla rassegnazione. Rivolgiamo questo appello soprattutto alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, a quanti hanno responsabilità nella vita pubblica e a tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono alle scelte che riguardano il presente e il futuro della Campania. Come Pastori delle Chiese che sono in Campania, non intendiamo sostituirci alle Istituzioni né offrire soluzioni tecniche che spettano alla responsabilità propria della politica, dell’amministrazione e della società civile. Tuttavia, non possiamo restare indifferenti dinanzi a scelte che incidono profondamente sulla vita delle persone, soprattutto dei più poveri e di quanti non hanno voce.
Chiediamo fortemente che sui temi indicati si attivi un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa. Chiediamo che le decisioni che toccano la vita delle persone non vengano assunte senza un dialogo serio con i soggetti sociali che quotidianamente incontrano le ferite della gente. A quanti sono impegnati in politica e dichiarano di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa chiediamo coerenza, coraggio e soprattutto capacità di tradurre i principi in scelte concrete.
A tutti offriamo la nostra disponibilità ad un confronto leale, prima di giungere alla fase decisionale. Amiamo questa terra e il popolo che ci è afdato. Ne cono sciamo le ferite, ma anche le risorse; le stanchezze, ma anche la capacità di rialzarsi; le ombre, ma anche il desiderio di bene che abita tante persone, famiglie, comunità, istituzioni e realtà sociali. Per questo non vogliamo rassegnarci. Non vogliamo che la Campania sia raccontata solo attraverso le sue emergenze, né che il futuro venga consegnato alla paura, all’indifferenza o all’illegalità.
Crediamo che sia possibile costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita, più capace di custodire i piccoli, i poveri, i fragili e le nuove generazioni. Nel solco del Vangelo e raccogliendo il messaggio che Papa
Leone ha consegnato alla Campania, invitiamo tutti a servire la vita, a scegliere la giustizia, a promuovere il bene comune e a non sottrarsi alla responsabilità di costruire insieme il futuro della nostra terra lo dobbiamo a noi e alle generazioni che verranno”.



