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Di Pietro: smartworking, è la vera misura per ripopolare le aree interne

E’ Angelo Di Pietro, consigliere comunale di Guardia Lombardi e dirigente di +Europa a intervenire sul tema dello spopolamento delle aree interne “Non è più rinviabile e la proposta avanzata dall’onorevole Gianfranco Rotondi al ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, tocca un punto cruciale: trasformare il lavoro agile da semplice strumento organizzativo a vera e propria leva di sviluppo territoriale.

È una visione condivisibile, che merita massimo sostegno. Allo stesso modo, va applaudita la tempestività e la compattezza dei sindaci dell’Alta Irpinia, attraverso il presidente della Città dell’Alta Irpinia Rosanna Repole, che hanno colto al volo l’opportunità, dimostrando una capacità di reazione immediata e una sensibilità rara quando si parla di futuro del territorio. Garantire in forma stabile la possibilità di lavorare in remoto per chi risiede nei comuni delle aree interne è una delle forme più immediate per contrastare lo spopolamento ed invertire la rotta.

Un primo passo è già stato fatto nel settore privato attraverso Legge n. 131 del 12 settembre 2025, con uno sgravio contributivo (valido dal 2026 al 2030) per le aziende che impiegano a tempo indeterminato lavoratori under 41 in modalità agile stabilmente in comuni montani sotto i 5.000 abitanti, a condizione che vi trasferiscano la residenza e il domicilio principale.

Il settore pubblico attualmente ha una serie di accordi collettivi ed individuali abbastanza disomogenei in tema di smartworking, che non permettono di avviare una vita stabile nei borghi di origine, dato che consentono solo 2 o 3 giorni a settimana in lavoro agile.

Pertanto, la PA dovrebbe favorire la spinta per una misura analoga  a quella del settore privato, ma allo stesso tempo con un impatto reale e misurabile. Occorre rivolgersi in modo mirato ai dipendenti pubblici originari dei borghi irpini, magari partendo con una prima platea di lavoratori originari proprio dell’Alta Irpinia o che vogliano trasferirsi in Alta Irpinia per garantire un reale ripopolamento e una ricaduta economica sulle comunità locali.

La proposta deve strutturarsi attorno ad alcuni pilastri concreti: non è necessario un full smartworking, è importante fissare una soglia minima di giornate da erogare lavorando a casa almeno pari a 18 al mese il più possibile continuative, in modo tale da regolarizzare la vita extralavorativa nel proprio borgo e recarsi fuori solo per pochi giorni al mese, se occorre.

Non solo Roma, ma anche Napoli e gli altri grandi centri abitati. È fondamentale non limitare lo sguardo ai soli ministeri ed enti centrali della Capitale. L’accordo deve coinvolgere direttamente la Regione Campania e l’ampia galassia degli enti regionali che sono localizzati a Napoli.

Permettere ai lavoratori di prestare servizio dai propri comuni d’origine o di favorire il trasferimento nei piccoli comuni interni non significa solo rianimare l’Alta Irpinia, ma anche alleggerire la pressione logistica, il traffico e il sovraccarico dei trasporti su metropoli come Roma, Napoli e altri grandi centri dove quotidianamente converge una vasta fetta di pendolarismo e nuovi residenti che si sono trasferiti per lavoro.

Si può, pertanto, partire con una prima sperimentazione definendo un accordo di smartworking collettivo per i lavoratori della Pubblica Amministrazione degli entri centrali e locali con sede nelle città di Roma, Napoli e altri grandi centri italiani affinché possano usufruire dello smartworking strutturale da almeno 18 giornate al mese purché ritornino a vivere nei borghi d’origine dell’Alta Irpinia o trasferiscano la residenza e domicilio.

Questa è l’unica strada percorribile per trasformare il lavoro a distanza nella più grande opera di rigenerazione dei nostri borghi.

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