Sant’Andrea di Conza, borgo di libri e cultura. Una felice combinazione che trova il suo culmine nella kermesse agostana fra teatro, reading, autori, musicisti. Tanto chiarisce la candidatura del centro altirpino a capitale italiana del libro per il 2027. Tra gli appuntamenti di quest’anno va segnalata l’iniziativa dell’11 agosto. Nella sala convegni della Società di Mutuo Soccorso, alle ore 18.00, verrà presentato il saggio di Amato Michele Iuliano “Federico il Grande. L’arte della politica fra machiavellismo e prassi del potere” (Il Terebinto edizioni, 2025).
Federico II di Prussia, un sovrano di grande profilo, ma ha senso oggi parlare della sua figura?
Il libro di Iuliano, che ha trovato le attenzioni di studiosi del calibro di Giuseppe Bedeschi e Giuseppe Acocella, ricostruisce la figura del monarca prussiano intrecciando storia, filosofia politica, cultura illuministica e pensiero di Machiavelli.
Da qui il tema centrale del libro: quanto fu anti-machiavellico il re nella teoria e quanto, invece, machiavellico nella pratica del potere. Nel giovane Federico, l’Anti-Machiavelli appare come un manifesto ideale. Il sovrano dovrebbe essere «il primo servitore dello Stato», governare per il bene del popolo e subordinare l’interesse personale alla collettività. Ma proprio nel tentativo di confutare Machiavelli, implicitamente emergono sorprendenti punti di contatto con lui: l’importanza della fama, l’audacia politica, l’uso dell’inganno quando necessario e la consapevolezza che l’interesse dello Stato impone talvolta decisioni dure.
La prova decisiva arriva non appena asceso al trono, con la conquista della Slesia. Approfittando della crisi successiva alla morte di Carlo VI, Federico intraprende una guerra di espansione mosso dalla politica di potenza e dalla ricerca della fama. Durante il suo regno, Federico comprende che le relazioni internazionali sono governate dalla necessità e dalla forza più che dal diritto. Tale considerazione va inquadrata nel contesto storico in cui vive il prussiano, ossia il secolo dei Lumi. Infatti, sebbene i dettami dell’Illuminismo si riflettano nell’azione pratica, è poi spesso necessario scendere a compromessi, perché sussiste un profondo dissidio tra etica illuministica, caratterizzata da un astratto universalismo, e storica realtà di potere. Lo stesso Federico finirà per riconoscere che Machiavelli aveva ragione nel sostenere che uno Stato disinteressato soccombe di fronte a potenze ambiziose. Da qui l’importanza attribuita alle «buone armi» e alla potenza militare.
Accanto all’esercito, il libro mette in luce l’altra grande eredità federiciana: l’investimento nella cultura. Il re promuove l’istruzione pubblica, la tolleranza religiosa e la libertà culturale, pur mantenendo un sistema politicamente assolutistico. Comprende, inoltre, il ruolo dell’opinione pubblica e costruisce consapevolmente la propria immagine di sovrano giusto e illuminato.
Nelle pagine finali, il saggio assume un tono attuale. In un’epoca segnata dalla semplificazione del dibattito pubblico e dalla ricerca, a ogni costo, del consenso immediato, Iuliano richiama la «lezione delle cose antiche», ossia lo studio della storia come strumento per capire il presente e orientare le decisioni future. È forse questa l’eredità più viva di Federico e di Machiavelli: ricordarci che governare significa confrontarsi con la complessità della realtà storica, in quanto l’ordine politico si conserva solo attraverso un continuo adattamento ai tempi.
All’iniziativa, patrocinata dalla locale Sezione Fidapa-BPW Italy e dal Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud di Nusco, interverranno la prof.ssa Giuseppina Nadia Tufano, il prof. Paolo Saggese, dirigente scolastico, meridionalista e il ch.mo prof. Filippo D’Oria, già docente di Paleografia all’Università “Federico II”, moderati dalla dr.ssa Alba Carmen Cianci.


