Trenta modi per ripensare i paesi. E’ il manifesto lanciato da Franco Arminio, pubblicato oggi sulle pagine di Repubblica, per costruire un futuro per le aree interne. Un futuro che deve partire, secondo il poeta e paesologo, dalle necessità di un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano nazionale per salvare i paesi. “I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri – spiega Arminio nell’introdurre il manifesto – Le risorse dedicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo periodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento”. Chiarisce che “È evidente che alcune di queste proposte sono di difficile attuazione, ma è importante indicare la direzione: non è necessario attuarle tutte e contemporaneamente. Serve uno sguardo e un impegno corale sui paesi. Le aree interne comprendono quattromila comuni, occupano il sessanta per cento del territorio, ci vivono quasi 14 milioni di persone. I paesi sono una delle più grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare”.
Non ha dubbi Arminio, rigenerare i paesi significa rigenerare l’Italia e chiama al confronto sulle proposte lanciate con l’obiettivo di creare una piattaforma che consenta il dialogo con i decisori politici. Dal reddito di premura per chi difende il territorio e produce beni pubblici, nell’ambito di un Piano di restauro, manutenzione e salvaguardia dei paesaggi che coinvolga i giovani, alla realizzazione di un catalogo di case disponibili a prezzi contenuti per chi cambia la residenza da una città a un paese, dagli incentivi per imprese agricole, al “Reddito di comunità” sotto forma di agevolazioni per chi organizza feste e manifestazioni. Dai fondi ai paesi, non in base agli abitanti, ma all’estensione territoriale, all’altimetria e alla lontananza dai grandi centri ai contributi per chi torna al paese come pensionato fino all’allenatore dei paesi, una persona che affianca il sindaco sull’andamento delle attività sperimentali, perchè i paesi e i loro territori vengano scelti come luoghi di sperimentazione per l’agricoltura, la medicina, la formazione.
Tra le idee anche quella di creare in ogni paese un gruppo interdisciplinare formato da esperti di progettazione europea, economia, agronomia, urbanistica, innovazione digitale, creazione d’impresa: un gruppo che interagisca coi singoli comuni e faccia da cerniera tra i progetti nazionali e la loro attuazione locale. Dalla sfida di realizzare piccoli poli produttivi senza utilizzare nuovi capannoni a un piano di decentramento dei lavori dalle aree affollate a quelle a bassa densità con il trasferimento di alcuni uffici pubblici. Dal servizio civile retribuito da far svolgere ai giovani nei paesi al contributo per i bambini che nascono e vivono eei paesi, dalle detrazioni fiscali per Industrie, università, ospedali che avviano azioni o strutture nei piccoli paesi ad incentivi alla grande distribuzione perchè si riforniscano di prodotti che arrivano dai paesi”.
L’attenzione, ribadisce Arminio, deve essere rivolta ai progetti che hanno ricadute effettive sulla comunità, se si “spendono soldi pubblici senza nessuna ricaduta verificabile, il paese viene penalizzato nei bandi successivi. Sono premiati i progetti che hanno una maggiore ricaduta comunitaria: non si lavora per far girare le betoniere, ma per cementare i legami sociali.”. Un manifesto che guarda ai bisogni concreti del paese condito con lo sguardo visionario e utopico di Arminio che è anche una risposta alle polemiche dei giorni scorsi dopo lo scontro a colpi di post con lo scrittore Christan Raimo che aveva accusato i paesi di essere uno spazio caratterizzato da alcolismo, razzismo e maschilismo. Un dibattito infinito in cui più volte Arminio era stato accusato di legittimare e difendere una visione edulcorata e mitica dei paesi. Una risposta che è anche il segno di un impegno che va avanti e non si nutre solo di poesia ma chiede il conto alla politica perchè faccia la sua parte per far rinascere i paesi, al di la di qualsiasi visione edulcorata dei piccoli centri o borghi, come li si voglia chiamare.



