Una riflessione a tutto campo sull’Intelligenza Artificiale per inaugurare il nuovo anno scolastico al Liceo Colletta di Avellino. Ospite il professor Armando Bisogno dell’Unisa, che ha dialogato con gli studenti sul rapporto tra tecnologia, creatività e responsabilità. A introdurre l’incontro il professore Leonardo Festa che ha posto l’accento sul valore della scuola come “palestra in cui coltivare sè stesso, imparando facendo e anche sbagliando con una forte attenzione ai problemi della contemporaneità, a partire dalla sfida dell’Intelligenza Artificiale per sviluppare un approccio critico a questi strumenti”.
Tanti gli spunti di riflessione emersi dalla lezione di Bisogno che ricordato come sia necessario “ragionare insieme su uno strumento entrato nelle nostre vite con forza, fino a cambiare il rapporto con le immagini, con gli audio, con la scrittura per comprenderne potenzialità e pericoli. Se è vero che esiste il rischio della perdita di una certa abilità cognitiva legata allo svolgimento di certe attività, è anche vero che rischiamo di perdere l’occasione di usarla in maniera creativa, per aumentare la capacità di leggere testi e decodificare immagini. Usarla o, peggio, subirla senza farsi qualche domanda su cosa ci racconti di noi significa perdere un’occasione per capire qualcosa di più dell’epoca che viviamo ma soprattutto di come siamo fatti. Ma è chiaro che è la scuola a dover fornire gli strumenti per utilizzare questo strumento. Posso delegare all’IA solo ciò che so già fare, altrimenti non potrò valutare la qualità del risultato”. Ricorda come “l’IA non ci imita biologicamente né come esseri coscienti; non ha una identità corporea né una storia emotiva, non ha un orizzonte di senso presente, non prova ansia per il futuro. È essenziale metterlo a fuoco perché solo così, recuperando in pieno la natura strumentale, imitativa, ‘statistica’, ‘fantastica’ della IA potremo essere liberi di usarla al meglio per quella che è oggi: un grande con-laboratore le cui risposte ci affascinano ma vanno diffuse con responsabilità e recepite con accortezza”.
Per ribadire “che, ogni volta che un LLM produce un testo che sembra scritto da qualcuno, manca sempre qualcosa: la sequenza casuale e irripetibile di incontri, delusioni, scoperte, perdite e fortune che ha reso quella persona capace di scrivere esattamente quelle parole in quel momento. Di dedicarle a qualcuno. Di firmarle o delegarle. Mancano la responsabilità e l’attesa; la stanza con il caldo e la paura. Manca il peso specifico di una vita. E una vita, per quanto ordinaria sembri a chi la vive, è sempre una combinazione che non si ripete perché il numero di variabili che concorrono a formare un’esperienza umana è talmente grande da rendere ogni individuo, di fatto, un unicum. Perché nessuno ha vissuto né vivrà mai esattamente quello che ho vissuto io. L’augurio, dunque, è questo: che il confronto con una tecnologia che ci imita così bene negli output ci renda più curiosi e più rispettosi dei processi di elaborazione e produzione di contenuti, i nostri e quelli degli altri. Che ci ricordi che ascoltare qualcuno non è raccogliere informazioni ma entrare, almeno in parte, nella sua stanza. E che, in un’epoca in cui è tecnicamente possibile simulare quasi tutto, la cosa più preziosa che possiamo coltivare è proprio un tempo della cura da dedicare ai diritti e alla singolarità irriducibile di ogni esperienza umana”



