Ha urlato a lungo, a volte, spesso, arrabbiato, altre lamentoso e ironico raccontando la vita ingiusta, infelice, repressa, sempre romantica e sincera della provincia, dei paesi d’Irpinia. Un cantore cantautore popolare in stile punk. Radicale e radicato, TerriBile, nome d’arte di Adriano Musto, è antico quanto i borghi irpini ma suona sempre moderno. Da decenni canta uguale a se stesso, però è un tipo d’avanguardia. Tanto che è diventato oggetto di studio: Cristian Cataldo gli ha dedicato la sua tesi di laurea (relatore il professore Francesco Brusco): “Il punk, dal globale al locale: il caso Terri.bile. Terri.bile che vuol significare terremoto di bile”.
“Credo che il mio studio su Adriano sia un giusto riconoscimento a quello che ha fatto. Volevo storicizzare il fenomeno Terri.bile”, racconta Cristian, fresco di laurea in musiche popolari e contemporanee, studente al Conservatorio, bassista della band “Parabat”.
Perché Terri.bile è un caso?
“Non solo per le sue canzoni, la sua produzione musicale, ma la sua lunga esperienza è un punto di riferimento per almeno tre generazioni, per gli amanti della musica, per i ragazzi che vogliono sentire e fare musica in un contesto come il nostro, nelle aree interne dove tutto manca. Già all’inizio degli anni Ottanta, Adriano ha portato qui in Irpinia la musica punk e l’ha reinventata. Si è sempre autoprodotto, ha fondato gruppi, è d’ispirazione per tanti giovani musicisti. Un percorso tenace e straordinario. È da tanti una luce accesa nel buio fitto di questa terra”.
Come ha conosciuto Terri.bile?
“I giovani lo conoscono. Fa concerti. Poi ho suonato anche con lui. Tanti giovani lo hanno fatto. È una scuola vivente del punk. Terri.bile è un collettivo”.
Perché il punk?
“Perché è autentico. Perché è protesta. Terri.bile denuncia la cattiva politica in Irpinia, soprattutto dopo il terremoto dell’Ottanta, la mala politica, ciò che ci ha lasciato. Cioè poco, nulla. Terri.bile canta le storture del sistema Irpinia in stile il punk inglese. Adriano è uno che suona veramente e bene, che ha ispirazione, che trasuda di vissuto: il suo è un lavoro artigianale in un mondo dove tutto è omologato, posticcio e pasticciato con l’Ia”.
Che dicono i giovani? Che cosa non va in Irpinia?
“È un territorio ricco ma povero. Ecco il paradosso. I giovani sono costretti ad andarsene. Per necessità. Molti vorrebbero restare ma non possono. Colpa della politica”.
Come si cambiano le cose?
Protestando, facendo qualcosa, facendosi sentire. Essendo autentici come Adriano, avendo il coraggio di seguire la propria via, nonostante tutto”.
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