“Che il futuro parli piano, semplice/siano lenti i baci/nessuno faccia rumore”. Scrive così Cinzia Coppola nella sua raccolta “Futurosemplice”, Puntoacapo, presentata ieri pomeriggio al Circolo della stampa nel corso di un confronto con la docente Maria Venezia, che si fa spazio di riflessione sulla centralità che ancora riveste la poesia nella società digitale. Un incontro impreziosito dalle letture di Michelangelo Belviso e dalle note di Samantha Esposito. “Se si comunica in maniera costruttiva si parla sempre piano – spiega Coppola – ma la semplicità è legata innanzitutto alla necessità di salvaguardare la propria umanità, alla positività delle relazioni. Le relazioni semplici e sane sono il cuore del nostro futuro”. Un percorso, quello della raccolta, che muove dalle “Geometrie della memoria”, sezione che inaugura la ricerca poetica dell’autrice “le geometrie – prosegue Coppola – sono quelle attraverso le quali cerchiamo di dare forma al passato fino a giungere all’invenzione della trama della memoria, poichè i ricordi ci aiutano a riorganizzare il senso della nostra esistenza, diventano atto creativo. Il passato ce lo portiamo dentro e trasforma il quotidiano”. “Coppola – spiega Venezia – si interroga sulla frantumazione dell’io, sulla crisi delle certezze che oggi viviamo, portata all’eccesso in un tempo come il nostro dominato da velocità e nuove tecnologie ma non smette di coltivare la speranza”. Ci troviamo così di fronte a “una ricerca bulimica di eventi/fatti a specchi/dissipiamo così quel poco/che ci basta a chiamarla vita”. O ancora “A furia di frantumarci/scarni con gli occhi infossati/diventiamo come anime offerte all’altare/In quale rivolo ci si è perduti/come faremo a mantenere l’unità?”. “Nell’universo liquido in cui viviamo – scrive Coppola – siamo tante cose contemporaneamente, eppure proprio in questa frantumazione c’è la possibilità della rinascita”. E’ Venezia a spiegare come l’autrice ponga l’accento su un’urgenza sociale e pedagogica che si leva dalla raccolta, a partire da una sezione come “Anima digitale” “Le insidie del digitale sono tante – chiarisce Coppola – e cominciano a venire fuori con forza, facile immaginare una rivoluzione all’indietro nei diversi settori della società, a partire dall’istruzione. Basti pensare ai bambini che, esposti fin dai primi anni agli stimoli provenienti dalle nuove tecnologie, hanno perso la capacità di concentrazione e lettura”. Poichè “Ci hanno insegnato a parlare/senza ascoltare/vivere senza toccare/toccare senza vivere”, e nonostante ciò “tra dati corrotti e silenzi digitali/un battito incostante pulsa”.
Eppure proprio la poesia, ci ricorda Coppola, può rappresentare uno strumento per riavvicinare alla lettura per la sua brevità e intensità “Una poesia che oggi è quanto mai necessaria, forma di resistenza sul reale, capace di aiutarci a trovare la luce dove tutti vedono il buio. Ci insegna a coltivare la meraviglia. Ha una valenza etica individuale e collettiva, ci racconta ciò che fa parte della vita ma ci restituisce anche la possibilità di stupirci, si fa ricerca della verità e della meraviglia”. La raccolta diventa un vero manifesto poetico: “Sono radicata come la poesia – scrive Coppola – non chiedo terra buona/mi basta una crepa nel cemento del giorno…La poesia non passa/si interra/attende/resiste”. I versi “vibrano fragili più tenui di un fiato…Ci vuole un atto di forza/perchè non migrino inutili di bocca in bocca/ e siano germoglio/radice del pensiero/prateria e creato”. “L’autrice celebra la poesia – spiega Venezia – come sospensione dal vortice della quotidianità, l’Intermezzo della raccolta ne diventa così il cuore spirituale”. E’ Eliza Macadan nella prefazione a sottolineare come “C’è una fiducia profonda nella realtà anche quando si frantuma….E’ una forma di coraggio sostare nei resti senza trasformarli in tragedia e senza farne elogio”. Poichè “Futuro semplice non promette un futuro, promette un presente; quello che resta quando smettiamo di fuggire le nostre ferite e le osserviamo come gli unici punti realmente solidi della nostra storia. E’ lì che il libro trova la sua forza discreta, nella capacità di restare vicino alla vita, senza stringerla e senza lasciarla andare”.



