di Ranieri Popoli
Siamo alla vigilia dell’inizio della terza stagione del teatro comunale “Alfredo Sardone” di Altavilla Irpina firmato “Artesìa” sotto la Direzione artistica del Maestro Rino Villani, Un’esperienza che si sta guadagnando un meritato e crescente successo di critica e di pubblico che questa volta propone un cartellone di ben 14 appuntamenti domenicali serali per il quale sono già aperte le prevendite per gli abbonamenti.
Entro nel teatro vuoto e silenzioso , con le luci ancora spente sulla ribalta, dove si aggira per le sue ultime perlustrazioni il Maestro Rino Villani, con il quale è doveroso avere qualche scambio di idee prima del debutto.
Maestro ma quando è nato questo suo amore per il teatro?
E’ un amore che viene da lontano. Ero ragazzino e già mi cimentavo nelle mie prime performance nella compagnia amatoriale “ I dilettanti di Avellino” , denominata così perché i componenti rifiutavano richiami artistici altisonanti, Un ‘esperienza che continuò con la gran parte dei componenti con una seconda compagnia denominata “ Il crogiolo” richiamando metaforicamente il luogo dove nel processo dell’altoforno vanno a confluire tanti componenti diversi per essere poi trasformati e ricomposti a seconda delle esigenze. Questo accadeva ieri, ovvero giusto cinquant’anni fa.
Una generazione che stava vivendo i controversi anni settanta dove era ancora sostenuto il vento del cambiamento, dell’alterità culturale e non solo.
In effetti i canoni rappresentativi dell’epoca che andavano per la maggiore dalle nostre parti erano sempre quelli del teatro edoardiano e pirandelliano ma a noi giovani piaceva sperimentare, proporre un teatro alternativo, ma pur sempre avvincente, che incontrasse comunque l’interesse di un pubblico che andava maturando dal punto di vista della sensibilità culturale.
Da queste sue prime esperienze come si è evoluto in seguito il suo percorso di formazione artistica ?
Intanto la passione si era trasformata in interesse per il teatro e cosi sono approdato alla “Scuola Superiore di Formazione Teatrale”di Napoli la quale si è rivelata preziosa per il prosieguo del mio cammino professionale, consentendomi di approdare al meglio all’Actor Studio di Roma, optando per la Regìa, offrendomi importanti strumenti di conoscenza nella mia successiva esperienza, in particolare di regista e di direttore artistico.
E come è nata l’idea di un’associazione come “Artesia” ?
A dire il vero la ragione originaria è stata di natura funzionale nel senso che avevamo bisogno di un riconoscimento giuridico del nostro sodalizio se volevamo rapportarci anche con gli enti pubblici, oltre che con quelli privati, e così ci siamo ritrovati a dover fondere l’impegno musicale con quello teatrale dando vita a una propria compagnia oltre che a offrire diverse proposte per lo spettacolo più in generale.
La sua importante fase formativa e l’introduzione manageriale nel mondo dello spettacolo le hanno consentito di realizzare diverse e significative esperienze. Ma di recente ne ha ricercata una del tutto nuova nel mondo teatrale. Come è giunto a cimentarti nella direzione artistica di un teatro di provincia come quello di Altavilla Irpina, impresa di certo avvincente ma anche non priva di rischi.
Il mio nonno paterno era originario di Tufo poi trasferitosi per dovere coniugale in quel di Altavilla per cui ho un certo legame affettivo con questo territorio l’ho sempre preservato. Ma a essere sincero avevo sempre accarezzato l’idea di una promozione teatrale nella città capoluogo o del suo hinterland solo che di strutture attrezzate in tal senso non ce n’erano o erano insufficienti dal punto di vista operativo. Tre anni fa sono venuto a conoscenza della ristrutturazione del teatro comunale “Alfredo Sardone” per cui ho esposto al Sindaco e all’Amministrazione comunale il mio intento progettuale riguardante la realizzazione sperimentale di una rassegna teatrale che non s riduceva, quindi, a un utilizzo episodico come stava accadendo in quel periodo.
E così è nata la scommessa di “Artesìa” e dei suoi preziosi volontari,. Qual è il bilancio delle attività di questi primi tre anni e la si può considerare vinta ?
Un leggero sorriso del Maestro anticipa la risposta.
Il primo anno gli abbonati erano meno di dieci e i biglietti staccati erano una quindicina. Una partenza non incoraggiante che, però, era avvenuta inseguendo in tempi stretti la necessaria preparazione. Il secondo anno gli abbonamenti sono triplicati e la media dei biglietti staccati si è più che raddoppiata. Quest’anno, stando ancora in una fase di prevendita, abbiamo già superato il numero di abbonati e si avverte un’incoraggiante attenzione da parte di un pubblico oltre che locale proviene in un modo più copioso sia dal territorio circostante che dalla stessa città capoluogo.
Potrebbe darci un accenno al cartellone di questa stagione teatrale?
Il cartellone di quest’anno si presenta ricco dinovità, inoltre le compagnie hanno tutte un conio professionale, non ci sono sodalizi amatoriali, senza che tutto questo comportasse un aumento del prezzo dell’ abbonamento, lasciando, cioè, i prezzi invariati: 14 spettacoli a soli 140 euro credo che sia un’offerta di tutto riguardo a cui bisogna aggiungere interessanti proposte inerenti la musica.
Il filone prescelto anche quest’anno è quello del teatro comico-brillante. Le ragioni della ricaduta di tale scelta sono legate a un fattore meramente di attrazione, diciamo commerciale, o ci sono motivi più profondi alla base di questa decisione?
Chiariamo subito che oltre alle proposte di natura comico-brillante vi sono appuntamenti che riguardano il cabaret, l’attrazione magico-illusionistica, l’avanspettacolo. Sono tutti intrattenimenti leggeri il che non vuol dire orientati all’evasione fine a se stessa, ma portatori di momenti attraverso i quali lo spettatore realizza una partecipazione attiva, che lo libera dalla pesantezza della complessità ma non dalla riflessione.
In tutto questo ha avuto la sua importanza la ricettività della struttura? Un teatro di provincia viene visto, spesso a torto, come un luogo di periferia, non attrattivo. Immagino che avete lottato anche per sfatare questo fuorviante luogo comune.
Proprio così. Ma iniziamo col dire che questo teatro sta conoscendo una nuova vita grazie all’importante opera di ristrutturazione e attrezzatura realizzata dall’Amministrazione comunale guidata da Mario Vanni. Il locale, un piccolo gioiellino dove si riscontrano ottime corrispondenze tecniche ma anche servizi di garanzia adeguati, comfort, ristoro, accoglienza e sicurezza, tutte caratteristiche alle quali anche la nostra associazione ha contribuito in modo importante.
Appurato che quello leggero non è un figlio di un Dio minore del mondo del teatro e ha pari dignità storica rispetto a quello impegnato, classico o sperimentale, è interessante segnalare, in coda a questa intervista, la Scuola di leva teatrale, promossa sempre da “Artesìa” , che apre, in particolare ai più giovani, ma non solo, l’opportunità di conoscere questo straordinario mondo per acquisirne preziosi elementi di conoscenza, pratica, professionalità.
Si, lo scopo è proprio quello di avvicinare giovani e diversamente giovani, come amo scherzosamente dire, a un percorso innanzitutto di socializzazione umana, dove si cresce insieme, prima di apprendere i segreti del palcoscenico, e ci si passa il testimone generazionale dell’esperienza. Questo significa abituarsi a fare gruppo abbattendo qualsiasi barriera concettuale e acquisire alcuni valori di fondo come la reciprocità la tolleranza, la solidarietà che sono alla base di un società buona verso la quale il teatro pone da sempre la sua grande attenzione.
Questa esperienza può in qualche modo contribuire a coprire i vuoti esistenziali che si registrano sempre più in una società purtroppo votata all’individualismo o alla distrazione di massa?
Certamente. Sia per i giovani che per le persone più adulte oggi si riscontra una difficoltà nel ritrovarsi in modo utile e il teatro per le sue intime peculiarità può essere una di queste alternative valide al di là se poi tra i frequentatori ci saranno persone che incontreranno una certa notorietà. Per molte matricole questo mondo è una piacevole scoperta, un qualcosa che pin seguito trasforma la sorpresa in impegno e questo magari in una professione. L’importante è vivere questa esperienza con animo sereno senza la sindrome delle aspettative a tutti i costi.
Ringrazio il Maestro Rino Villani per averci dedicato un po’ del suo prezioso tempo ma credo che ne sia valsa la pena. L’augurio sincero è che questa nuova stagione teatrale possa condurre a nuovi e importanti risultati e che al “Sardone” di Altavilla ci si ritrovi di nuovi in tanti per regalarsi un sorriso e, perché no, un sogno.

