“Ciriaco De Mita, politico e statista”, recita la targa al centro della piazza di Montefredane.
“È una scelta politica chiara ricordare i grandi del passato che hanno portato crescita e sviluppo a un territorio, che sono stati vicini alle comunità”, spiega Ciro Aquino, sindaco di Montefredane, aprendo l’iniziativa per l’intitolazione, alla quale è presente, tra gli altri, anche Annamaria Scarinzi, moglie di De Mita.
“Vogliamo anche lanciare un messaggio alle nuove generazioni: speriamo che possano interrogarsi su personalità che hanno dato lustro all’Italia, al Mezzogiorno e alle aree interne”.
La fascia tricolore e presidente della Lega irpina riconosce in De Mita una guida chiara, lampante, solidissima. Per tutti. Perché “siamo tutti democristiani”, ammette dal palco. Perché la tradizione politica italiana più credibile, colta, lungimirante, fattiva e benefica per il Paese è stata, sino ad oggi, quella della Dc. Anche e soprattutto per la presenza di De Mita.
La Dc di De Mita nel segno della dottrina del popolarismo di Luigi Sturzo: “De Mita ha sempre dato grande valore alle autonomie locali, osservandole da vicino per conoscere i loro problemi. Era a contatto quotidianamente con le comunità. Questo tipo di politica ormai spesso manca”, aggiunge Aquino.
E allora era doverosa una piazza De Mita. Ad Altavilla è stato il sindaco Mario Vanni a celebrarlo con una strada. In città, l’ex presidente della Provincia Rino Buonopane ha dedicato allo statista di Nusco la sala conferenze del Carcere borbonico.
Serve a non perdere la memoria. A continuare a seguire un ragionamento politico che era sempre in anticipo sui tempi. Lo ripete Vanni: “Quando Martinazzoli sciolse la Dc mi sentii smarrito, ma mio nonno mi disse: segui De Mita. Aveva ragione. De Mita è stato l’antidoto alla fine della politica”.
Per il presidente della Provincia, Fausto Picone, parlare di De Mita significa parlare dell’Irpinia, e viceversa: “Ha dato lustro a questa terra. Lo riconoscono tutti. Il suo impegno politico dovrebbe essere pungolo per ogni amministratore”.
Commosso il ricordo di Enzo Venezia: “Dopo aver ascoltato uno dei miei interventi in pubblico mi diede un libro. E in seguito me ne diede altri, dopo ogni mio discorso. Mi insegnò a riflettere leggendo. Da allora non ho più smesso. Mi mandò pure a una scuola di formazione politica a San Marino”, ricorda Venezia.
De Mita credeva in una classe dirigente competente. “Solo alla fine di un lungo percorso di formazione mi chiese di fare il segretario della Dc irpina. Poi fui quasi costretto a candidarmi a sindaco di Avellino”, conclude Venezia.
Pino Rosato, amico e medico personale di De Mita, lo ricorda con tristezza: “Gli volevo bene. La sua mancanza si sente: è venuto meno per me e per tanti altri un punto di riferimento umano e politico. Ad oggi non abbiamo nessuno che possa sostituirlo o, perlomeno, che abbia le sue doti. È un uomo di Stato impareggiabile. Abbiamo un ricordo bellissimo di lui e, purtroppo, maggiore è il ricordo e maggiore è la tristezza di averlo perso”.
Enzo De Luca è stato l’ultimo segretario della Dc irpina. Legatissimo a De Mita: “Che fine ha fatto la politica? E i partiti? Quel senso dell’appartenenza partitica che De Mita ci ha insegnato? Questa è l’eredità di De Mita che dovremmo custodire. Oggi invece sono in crisi la democrazia, i partiti, viene costantemente violato l’articolo 49 della Costituzione. Non c’è vera rappresentanza politica perché la politica è fatta dai singoli e non dai partiti. Non esiste più comunità politica. De Mita ha sempre creduto nei partiti e nella formazione politica, convocava gli organi dirigenti della Dc due volte a settimana. I militanti, purtroppo, sono oggi solo iscritti che pagano una tessera, i cittadini vengono chiamati solo a votare, i partiti sono comitati elettorali. Non c’è dibattito: dobbiamo recuperare la lezione di De Mita, la capacità di ascolto e condivisione”.
A concludere, Gianfranco Rotondi, deputato e storico esponente della Dc, che ricorda una delle ultime volte che incontrò De Mita: “Andai a trovarlo in ospedale, chiesi all’infermiera se potevo entrare nella sua stanza o se avrei dato fastidio. De Mita rispose: ‘Gianfranco in questi anni ha già dato tutto il fastidio che poteva: ora può entrare’”.
“È bello ritrovarsi non solo nel ricordo di De Mita – ha poi aggiunto – ma anche nella convinzione, come lui amava dire negli ultimi tempi, che un pensiero politico vivo e vincente come il popolarismo è sempre attuale e lo sarà per molto ancora. E anche le grandi personalità non muoiono con la fine della vita fisica, hanno una vita ancora lunga. Pensate a De Gasperi: sono passati 70 anni dalla sua morte e oggi viene veramente valutato per ciò che è stato. De Mita, come lui stesso amava dire, ci parlerà ancora a lungo”.







