C’è un dato che più di ogni altro misura il lento e inesorabile declino delle Aree Interne della Campania: trentasettemilacinquecento. È il numero complessivo dei residenti scomparsi dai sette territori inseriti nella Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) tra il 2011 e il 2023. In poco più di un decennio la popolazione complessiva è scivolata da oltre 382 mila a circa 345 mila abitanti, segnando un crollo del 9,8%. Ma dietro questo dato medio si celano realtà geografiche e umane marcatamente differenti: se il Vallo di Diano ha contenuto le perdite fermandosi a un calo del 6,4%, territori come l’Alta Irpinia e il Cilento Interno hanno subito una flessione dell’11,2%, fino al picco drammatico del Fortore, che ha visto evaporare oltre il 16% dei propri residenti.
Tuttavia, le sole cifre non bastano a raccontare la portata della trasformazione in atto. A mutare nel profondo è l’architettura stessa di queste comunità, dove la quota di popolazione anziana cresce a vista d’occhio mentre le nuove generazioni si assottigliano progressivamente. Come ha ribadito Enzo Luciano, presidente di UNCEM Campania, la vera emergenza non risiede soltanto nella perdita quantitativa di persone, quanto nella drastica diminuzione della fascia in età lavorativa, delle giovani famiglie e dei bambini. È questo vuoto generazionale a indebolire la domanda e la tenuta stessa dei servizi essenziali — dalla sanità, alla scuola, fino ai trasporti — necessari a rendere dignitoso e sostenibile il quotidiano in questi comuni.
Nata proprio per sanare la profonda frattura tra i centri urbani infrastrutturati e le zone periferiche penalizzate dai tempi di spostamento, la Strategia Nazionale per le Aree Interne punta da un lato al rafforzamento dei servizi di base e dall’altro allo sviluppo delle vocazioni economiche locali. Negli ultimi anni la Regione Campania ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione: al nucleo originario composto da Alta Irpinia, Cilento Interno, Tammaro-Titerno e Vallo di Diano si sono aggiunti l’Alto Matese, il Fortore e la zona Sele-Tanagro-Alburni, portando la mappa regionale a comprendere ben 143 comuni.
Quest’ampliamento segna un cambio di passo decisivo. La nuova programmazione indica chiaramente nello spopolamento e nell’invecchiamento le minacce principali per il territorio, collegando le azioni strategiche all’occupazione, all’inclusione sociale e alla crescita economica, supportata da una dotazione di 98,5 milioni di euro attinti dalle risorse europee FESR 2021-2027. Per accelerare la spesa e centrare gli obiettivi di premio comunitari, l’amministrazione regionale ha impresso un’accelerazione con l’obiettivo di vincolare giuridicamente almeno il 70% dei fondi assegnati entro la fine dell’anno.
La macchina della programmazione e della gestione finanziaria si presenta dunque oggi molto più solida e strutturata rispetto agli esordi. Resta tuttavia aperto l’interrogativo più stringente per il futuro dei borghi campani: questa imponente capacità di spesa e di pianificazione istituzionale riuscirà a trasformarsi in una concreta forza di attrazione demografica, capace di invertire la rotta e riportare la vita nei territori?

