Montecitorio entra nella fase decisiva dell’esame della riforma elettorale. Sul percorso del provvedimento pesa l’incognita degli scrutini segreti, che a luglio avevano portato la maggioranza sotto su alcuni emendamenti sulle preferenze. Le opposizioni contestano inoltre la tenuta giuridica del testo e il meccanismo del premio di maggioranza.
Riparte giovedì 1° ottobre 2026, nell’Aula di Montecitorio, l’esame della riforma dei sistemi di voto promossa dalla maggioranza. Il provvedimento arriva alle battute finali dopo un iter parlamentare segnato da un confronto serrato tra maggioranza e opposizioni.
A rendere particolarmente delicata la fase conclusiva sono soprattutto le possibili richieste di scrutinio segreto. Lo scorso luglio, proprio attraverso alcune votazioni a scrutinio segreto, la maggioranza era andata sotto su emendamenti considerati rilevanti, in particolare quelli relativi alle preferenze.
Il nodo dei voti segreti
Il ricorso al voto segreto potrebbe rendere più difficile per i gruppi di maggioranza verificare la tenuta della propria coalizione. Le opposizioni si preparano a presentare una serie di emendamenti sui punti più controversi del testo, puntando anche a verificare eventuali dissensi all’interno delle forze di governo.
Spetterà alla presidenza della Camera, guidata da Lorenzo Fontana, valutare l’ammissibilità delle richieste di scrutinio segreto previste dal regolamento. Le decisioni della presidenza contribuiranno così a definire il percorso delle votazioni nella fase conclusiva dell’esame.
Le contestazioni sulla costituzionalità
Sul piano politico e giuridico, il provvedimento resta al centro delle critiche delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e gli esponenti degli altri gruppi di minoranza contestano in particolare il meccanismo previsto per il premio di maggioranza.
Secondo le opposizioni, alcune disposizioni potrebbero sollevare questioni di compatibilità con i principi costituzionali in materia di rappresentatività e con gli orientamenti espressi dalla Corte costituzionale nelle precedenti pronunce sulla legislazione elettorale.
Si tratta, allo stato, di rilievi politici e giuridici formulati dalle forze di opposizione: l’eventuale valutazione della costituzionalità della normativa spetterebbe alla Corte costituzionale nelle sedi e secondo le procedure previste dall’ordinamento.
Verso il voto finale
Il calendario della Camera prevede ora una sequenza ravvicinata di votazioni sugli emendamenti e sui successivi passaggi parlamentari, fino all’approvazione finale del testo. L’attenzione resta quindi concentrata sia sull’esito delle votazioni più controverse sia sulle modalità con cui si svolgeranno gli eventuali scrutini segreti.

