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Nobel ai bambini di Gaza, Mazzarella: se non a loro a chi? Un premio per sottrarre questi piccoli alla violenza e riappropriarci della nostra umanità

Ieri il confronto al Circolo della Stampa: “Creare ad Oslo una Pietra d’inciampo, perchè non siano un danno collaterale”. Anzalone: qui non sono in gioco destra e sinistra, ma pace e guerra, prepotenza e dialogo. E oggi la notizia del conferimento del riconoscimento a Navanthem Navi Pillay, giurista sudafricana di 85 anni per il suo impegno nella promozione della pace.

di Vera Mocella

«Se non a loro, a chi? » è con questo interrogativo doloroso, che poi è un grido contro ogni ingiustizia e crudeltà, che inizia l’incontro per parlare dei bambini di Gaza. E’ questo interrogativo che si apre un dibattito intenso, drammatico su quello che sta accadendo non solo a Gaza, ma soprattutto nelle nostre coscienze. “Un Nobel per la Pace ai bambini di Gaza”, questa la proposta del filosofo Eugenio Mazzarella, lanciata, in primis, su “Avvenire” e che sta avendo risonanza ed accoglienza anche in Campania e in Irpinia. Ieri pomeriggio, a discutere di questa proposta, oltre a Mazzarella, anche il filosofo Luigi Anzalone, Margherita D’Andrea, avvocato e componente dell’associazione Diritti Democratici, Aldo d’Andrea e l’onorevole Alberta De Simone.  «E’ un mondo capovolto – ha esordito Gianni Festa, direttore del Corriere dell’Irpinia e moderatore dell’incontro – non ho mai assistito ad uno spettacolo come quello che stiamo vivendo, c’è bisogno di una risposta corale a tutto questo. Tutti abbiamo davanti agli occhi l’immagine di quel bambino riverso sulla spiaggia. Gli stessi giornalisti hanno difficoltà a scrivere, persino l’informazione si è piegata al potere e non racconta la cifra esatta della tragedia. C’è bisogno di una risposta collettiva da parte dell’Occidente, contro questo genocidio. Se ciascuno di noi trova  il coraggio di manifestare, allora può ancora appartenere all’umanità»

Intenso anche l’affondo del filosofo Luigi Gesù Anzalone, su di una tematica così delicata e spinosa: «Noi siamo dalla parte del cuore, che non sempre la ragione conosce,  ma che riconosce. Qui non è tanto in gioco destra e sinistra, ma pace e guerra, prepotenza e dialogo. Vorrei che in Italia si costituisse una piccola cellula democratica. Ricordo che solo un filosofo meridionale, poteva pensare di dare un Nobel ai bambini di Gaza. Da quando ebbe origine il Rinascimento, la filosofia è sempre stata meridionale, Mazzarella appartiene, nel modo più profondo, a questa maniera di vivere. Voglio ricordare che l’oracolo di Delfi non risponde e neppure si nasconde, ma neppure si sottrae. Quello che il dio ci propone è un enigma. La filosofia è tentare di decifrare l’enigma del mondo. La storia è come un fiume. Nel fiume eracliteo della storia, nulla si ferma. Mazzarella è un filosofo che ha ricostruito il senso più profondo di Heidegger che pone in evidenza che il senso più autentico dell’uomo, è proprio quello di abitare il mondo. Essere di casa nello spaesamento del mondo stesso. » Come sempre è appassionato l’argomentare di Anzalone, che culmina in un interrogativo drammatico: «A che punto è la morte del mondo? Quando 251.000 bambini rischiano di morire per fame, sporcizia e malattia, quando vengono uccisi tantissimi bambini, non si può non parlare di genocidio. Viviamo in un momento di profondo abbassamento della coscienza morale, siamo in un’epoca di pieno fascismo. E’ singolare che il termine fascismo si traduca sempre nello stesso modo, in qualunque lingua del mondo, come in quella italiana. Non è vero che la Russia aggredisce, la Russia è circondata. Se blochianamente c’è da contrapporre la nostra fede nella libertà e nella giustizia sociale dell’esserci insieme e di costruire il mondo, dall’altra parte, le classi dirigenti hanno sempre amato le tenebre dell’ignoranza del popolo. Ma se ci uniamo tutti nella costruzione del sapere, dal filosofo al contadino più umile, allora l’umanità esce dalla notte ed hegelianamente può dire “fiducia”». Il direttore Festa ha poi sottolineato come in questa società manchi la solidarietà, e come la solidarietà cada nel momento stesso in cui la globalizzazione avanza, poiché l’essere egoisti non aiuta a riflettere. «Le cifre che ha riportato Anzalone – ha ribadito Festa – sono riduttive, esiste una grave responsabilità morale degli organi di informazione, nei riguardi di questa tragedia».

Ma per comprendere tutto ciò che sta accadendo, l’angolatura del diritto internazionale è un microscopio importante, per analizzare anche le pieghe più nascoste di questa tragedia. «Assistiamo ad un cambio di paradigma del diritto internazionale – ha affermato D’andrea  – il Nobel per la pace generalmente viene dato a coloro che contribuiscono al progresso e alla pace, ma qui la proposta è quella di darlo ai bambini di Gaza, per il solo fatto di esistere, di essere bambini in quella striscia. Qui il diritto internazionale è violato a più riprese, ed il cambio di paradigma consiste nel fatto che non esiste più la violazione, ma si nega il diritto stesso del diritto internazionale.  A partire dal contratto sociale di Rousseau, in cui si faceva la differenza tra soldato e civile: ad esempio, il medico, il civile, erano coperti da un corpus normativo, per cui non potevano essere toccati. Tutto questo, adesso, è stato ribaltato. Il diritto della forza del 7 ottobre ha cambiato tutto. Riprendo la definizione di una filosofa che parla di infanzia negata, qui assistiamo a una revoca dello statuto del bambino, è qualcosa di inaudito. Assistiamo alla trasformazione del bambino da soggetto da proteggere a soggetto sospetto, pericoloso, futuro terrorista, che si può uccidere. Che ce ne facciamo adesso del diritto internazionale? Siamo all’opposto rispetto a quello che diceva Danilo Dolci “dare il potere a chi non ha potere”. Il diritto è morto a Gaza, ma coloro che dicono che il diritto è morto, sono gli stessi che farebbero il funerale al diritto internazionale. Non dobbiamo aver paura di parlare di genocidio.» Intenso ed accorato l’appello di De Simone alle coscienze, in una radiografia di ciò che stiamo vivendo. «Chi era Erode rispetto a Netanyahu? Non siamo più una democrazia – ha stigmatizzato – piuttosto, è la banalità del male ad imperare. Neppure l’Italia si è schierata con una sanzione, rispetto a questo dramma. Un giorno, i nostri nipoti ci chiederanno che abbiamo fatto, dove eravamo quando stava accadendo tutto questo. Il livello di servilismo delle istituzioni e dei giornali ha raggiunto  vertici estremi: servilismo e conformismo sono giunte al massimo. Bisogna scrivere quel che vogliono i potenti di turno. Mi chiedo: a quale specie appartiene un soldato che spara ad un bambino che gli sta chiedendo semplicemente dell’acqua? Noi abbiamo l’obbligo morale di disobbedire ad un ordine disumano, ingiusto. Vedo uno spiraglio di speranza in Sanchez e negli studenti che stanno protestando in Francia. » Singolare, come è stato ribadito anche nell’incontro, che proprio il 9 ottobre sia stato assegnato il Nobel per la Pace, alla giudice dell’Onu Navi Pillay, che aveva denunciato il genocidio a Gaza, chiedendo al mondo di fermarlo.

A concludere l’incontro, il filosofo Eugenio Mazzarella, voce critica di un mondo sprofondato nella disumanità, incapace di opporsi al male dilagante, apocalittico. «Io sono stato semplicemente l’attivatore di questa proposta – ha ribadito Mazzarella – dovete ringraziare il vostro sentire. E’ necessario custodire e proteggere il nostro sentire dalla manipolazione che ci viene fatta ogni giorno. Come diceva Ortega y  Gasset “Io sono io e la mia circostanza”,  oggi quella circostanza è il mondo. Noi, come affermava San Paolo, “siamo nel mondo ma non siamo del mondo”, questo mondo non è più sostenibile. Il sette ottobre è stato costruito ad arte. Questa proposta di dare il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, l’ho lanciata in primo luogo su “Avvenire” perché la stampa cattolica è l’unica che non ha padroni, che si salva. Sia Papa Francesco che Papa Leone XIV hanno messo in campo tre encicliche importanti, a cui dovremmo attenerci. Ricordo ancora quella giornalista palestinese che scrisse una lettera accorata al figlio, temendo di essere uccisa, come poi avvenne. Sulla mia proposta di dare il welfare ai figli dei giornalisti uccisi in guerra, hanno risposto positivamente solo Giuseppe Conte ed i Cinque stelle. La pace si può preparare solo attraverso la pace – ha ribadito Mazzarella – questo tentativo è quello di tentare di ridare l’infanzia a questi piccoli. E’ il tentativo di restituirgli una infanzia normale. E’ un premio all’infanzia violata. Se un tempo, il diritto internazionale ti metteva davanti al fatto che un bambino era intoccabile, adesso il bambino è un danno collaterale. Se guardiamo il film dedicato a questa tragedia, a Gaza, vediamo che il sistema operativo non è più quello di uccidere sul campo di battaglia, ma a casa. Dare un premio ai bambini di questa tragedia, significa sottrarli al loro destino di essere un danno collaterale, e restituire a noi la nostra umanità. Dobbiamo creare ad Oslo una “pietra di inciampo”, vogliamo riguadagnare un pezzetto della nostra umanità. Rilancio quello che è stato detto all’inizio: se non a loro, se non a questi bambini, a chi dovremmo dare questo Nobel? ».  Questo grido continua a risuonare nella nostra coscienza, o a quello che rimane di essa, dopo Gaza.
Un grido che si carica di maggiore forza dopo il conferimento del Nobel a Navanthem Navi Pillay, giurista sudafricana di 85 anni per il suo impegno nella promozione della pace. Il comitato norvegese ha riconosciuto il suo coraggio nel combattere contro i crimini di guerra, in particolare nei confronti di Israele a Gaza. Pillay ha più volte condannato la condotta di Israele nei territori occupati. Il premio appare un messaggio chiaro in direzione del rafforzamento del diritto internazionale.
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