di Antonio Polidoro
Un incontro graditissimo quanto provvidenziale con l’avvocato Antonio Rotondi mi ha riportato indietro, nella Prata degli anni settanta quando ebbi la fortuna di frequentare la casa di un uomo straordinario, all’epoca alla testa dell’Azione Cattolica Diocesana di Avellino.
Il professor Francesco Rotondi e la signora Italia, genitori dell’amico avvocato, erano, peraltro, ospiti premurosi e sorridenti, forti di una naturale vocazione all’accoglienza.
Le conversazioni con quest’uomo di fede mi hanno arricchito e, in un certo senso, formato come persona che si è sempre gratificata nel saper cogliere il fascino della fede.
Aveva delle figure-chiave che paradigmaticamente si attagliavano al suo stile di vivere la fede.
In primis Padre Arturo D’Onofrio, per lui santo su questa terra senza scomodare la Congregazione per le Cause dei Santi.
Mi parlava di lui come pervaso da un senso di rapimento spirituale.
Prata e il Santuario dell’Annunziata erano, pur tra gli impegni missionari in Africa e America Centrale, ineludibile punto di riferimento per questo illuminato, infaticabile, colto fondatore di due Congregazioni di religiosi e religiose.
In un indimenticabile pomeriggio pratese trovai il professor Rotondi in preda ad un senso di gioia incontenibile che neppure i folti baffi riuscivano a mascherare.
La gioia che suo figlio Antonio stava per percorrere il sentiero spirituale di Padre Arturo si leggeva nelle sue parole come nello sguardo acuto di un uomo di fede , brillante conversatore col valore aggiunto di un raffinato senso dell’houmour.
Ho appena incontrato quel … figliuolo, oggi brillante avvocato con una significativa esperienza di primo cittadino di Prata.
Mi ha raccontato di un’ Associazione di ex allievi e mi ha fatto dono di un volume nel quale, sorprendentemente, il loro “racconto” delinea, con accenti di esaustiva chiarezza, il profilo pastorale e spirituale di un Maestro autentico e sempre presente nella vita degli autori delle testimonianze che l’antologia (Ricordo, Speranza, Impegno, LER Edizioni), offre al lettore.
Particolarmente significativi i contributi dei vescovi emeriti di Nola, Assisi e Acerra, Dipalma, Rinaldi e Sorrentino, e ,ancora,
ecclesiastici, professionisti di successo, del presidente dell’Associazione ” professor Pellegrino Gambardella, del Superiore Generale dei Missionari della Divina Redenzione, padre Morales, tanti sacerdoti che ricordano con accenti di commossa ammirazione tanto Maestro.
L’avvocato Rotondi, in un corposo ed interessante articolo pubblicato sul giornale dell’Associazione (Il vincolo) offre, intanto, una bella testimonianza diretta di questa gigantesca figura destinata al riconoscimento delle virtù eroiche.
Chiamato dal vescovo Pedicini , padre Arturo fonda a Prata un’ Orfanotrofio “dove, come scrive l’avvocato pratese, vengono ospitati fanciulli che, anche per la loro divisa, saranno amati dai pratese come i marinaretti dell’Annunziata e di Padre Arturo”.
“Prata, continua Rotondi, adottò questi bimbi ritenendoli veri e propri figli tant’è che le famiglie del luogo, si adoperavano nel mese di settembre di ogni anno, a imbottigliare le salse fatte in casa specificamente per loro e che padre Arturo, stante la quantità, distribuiva per i vari Istituti”
Una bella testimonianza, che , mentre concorre alla ulteriore conoscenza di questa splendida figura destinata alla santità , getta nuova luce sul senso di solidarietà della civilissima Prata.
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