di Rosa Bianco e Fiore Carullo
E’ scomparso nella notte Gualberto Alvino, figura autorevole della filologia e della critica letteraria italiana, studioso dalla profonda competenza linguistica e autore capace di attraversare, con originalità e rigore, i territori della saggistica, della narrativa e della poesia.
La sua ricerca si è concentrata in particolare sugli autori definiti «irregolari» della letteratura italiana, scrittori che hanno fatto della sperimentazione linguistica e della tensione formale una cifra inconfondibile della sua opera. Da Antonio Pizzuto a Vincenzo Consolo, da Gesualdo Bufalino a Stefano D’Arrigo, da Sandro Sinigaglia a Nanni Balestrini, Alvino ha indagato la materia viva della lingua, restituendo alla critica il compito più alto: comprendere il testo nella sua complessità, senza ridurne l’originalità a schemi interpretativi precostituiti.
Nato a Roma nel 1953, Alvino ha sviluppato un percorso intellettuale caratterizzato da una costante attenzione alla filologia d’autore, alla storia della lingua e alle strutture stilistiche della letteratura contemporanea. Un impegno che lo ha condotto a curare edizioni critiche e carteggi di Antonio Pizzuto, mettendo in relazione documenti, varianti e testimonianze fondamentali per la comprensione dell’opera letteraria e dei suoi processi di elaborazione.
Tra i suoi lavori figurano Chi ha paura di Antonio Pizzuto?, Peccati di lingua. Scritti su Sandro Sinigaglia, Dinosauri e formiche. Schegge di critica militante e Scritture verticali. Pizzuto, D’Arrigo, Consolo, Bufalino, pubblicato nel 2024 da Carocci.
Ma Gualberto Alvino non è stato soltanto uno studioso della parola. È stato anche narratore e poeta, capace di mettere alla prova la scrittura attraverso registri, immagini e forme espressive differenti. Con il romanzo Là comincia il Messico, pubblicato nel 2008, ha esordito nella narrativa; con L’apparato animale, raccolta poetica del 2015, ha dato voce a una ricerca letteraria nella quale il linguaggio diventa esperienza, corpo e visione. Tra le opere successive si ricordano Geco, Pelle di tamburo, Rethoricanovissima e Sala da musica. Trenta lezioni di poesia amorosa.
La sua attività si è svolta anche attraverso la collaborazione con riviste accademiche e letterarie e con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, contribuendo al dibattito sulla lingua e sulla letteratura con interventi improntati a un’indipendenza di giudizio e a un’esigente idea del lavoro intellettuale. Nel suo percorso, la precisione filologica non è stata un esercizio astratto, ma uno strumento per penetrare l’identità più profonda della scrittura.
Con la sua scomparsa viene meno una voce prestigiosa del panorama culturale italiano, un intellettuale che ha scelto la complessità contro la semplificazione e la fedeltà al testo contro ogni lettura superficiale. Resta il patrimonio dei suoi studi, delle sue opere e delle intuizioni consegnate alla comunità scientifica e letteraria.
Il dolore degli affetti e la memoria dell’amicizia
Accanto al valore dello studioso, rimane oggi il ricordo dell’uomo, dell’amico, della persona incontrata e apprezzata al di là dei titoli e dei riconoscimenti. È da questo legame personale che nasce il dolore per una perdita che non riguarda soltanto il mondo delle lettere, ma anche quanti hanno condiviso con lui momenti di vita, conversazioni, passioni e affinità intellettuali.
Alla poetessa Assunta Panza, sua compagna di vita, giungano le più sincere e affettuose condoglianze, insieme a un abbraccio partecipe e commosso in questo momento di indicibile tristezza da parte di tutta la redazione
La parola, che Gualberto Alvino ha studiato, interrogato e restituito alla sua inesauribile complessità, continuerà a custodire la sua presenza. Perché il lascito autentico di uno scrittore non si esaurisce nella fine della vita: rimane nei libri, nelle idee, nelle coscienze raggiunte e nella memoria di chi gli ha voluto bene.

