Anche nei giorni scorsi i cieli della Valle del Sabato sono stati invasi dai fumi dei soliti abbruciamenti agricoli, causando pericolosi e improvvisi picchi di PM10 e PM2.5 rilevati dalle centraline della rete AURA. Da anni rilanciamo un appello accorato a istituzioni e associazioni di categoria: è urgente superare una pratica che compromette gravemente la qualità dell’aria, la salute dei cittadini e la vivibilità dell’intero territorio.
Nessuno mette in discussione il valore strategico della nocciolicoltura e della castanicoltura, risorse economiche, produttive e identitarie fondamentali per l’Irpinia. Tuttavia, la tutela dell’ambiente non può più essere considerata un aspetto secondario.
Come evidenziato da Legambiente Avellino, la questione non si risolve con soli divieti emergenziali né colpevolizzando l’intera categoria agricola. Allo stesso tempo, è inaccettabile considerare gli abbruciamenti come una routine priva di conseguenze.
Serve una strategia strutturale basata su quattro pilastri: un piano territoriale di raccolta e gestione puntuale degli sfalci e dei residui di potatura; percorsi dedicati ad agricoltori, aziende e operatori della filiera per diffondere tecniche e strumenti di gestione sostenibile; investimenti, incentivi e servizi dedicati per accompagnare gli agricoltori nel cambiamento senza lasciarli soli; rafforzamento del monitoraggio sui fondi agricoli e adozione immediata di ordinanze di divieto totale degli abbruciamenti da parte di tutti i sindaci della Valle del Sabato.
L’Irpinia non deve essere costretta a scegliere tra lavoro e salute. È ora di cambiare passo per garantire un futuro sostenibile al nostro territorio e alla nostra comunità.

