“Gettare un ponte levatoio tra il ‘dentro’ e il ‘fuori’”. È questo il senso profondo dell’impegno di Samuele Ciambriello, garante regionale dei detenuti, che con il suo ultimo libro, Lettera al Garante, presentato al circolo della stampa, raccoglie e dà voce all’umanità dolente racchiusa dietro le sbarre. Un’opera nata dall’ascolto e dall’analisi di ben 1.400 lettere ricevute nel corso dei suoi otto anni di mandato.
Quarant’anni di militanza sul campo — iniziati nel carcere minorile di Airola, quando ancora si chiamavano “prigioni scuola”, e proseguiti tra Bellizzi Irpino e Poggioreale — si condensano in pagine che non sono solo testimonianze di sofferenza, ma un j’accuse lucido sulle condizioni delle carceri italiane, siano esse per adulti o minorili.
Dalle pagine del libro emerge con forza l’urgenza di bisogni fondamentali troppo spesso ignorati. I detenuti invocano il rispetto della territorialità della pena — il diritto, cioè, a non essere sradicati e a poter tornare vicino alle proprie famiglie — e la tutela della salute, un diritto definito “fondamentale” dall’articolo 32 della Costituzione. Richieste che si scontrano con la dura realtà quotidiana: colloqui con i magistrati di sorveglianza resi difficili e condizioni di vita al limite della dignità.
Non a caso, lo scorso anno in Italia 6.504 detenuti hanno ottenuto giornate di libertà o un incentivo economico come risarcimento per aver subito trattamenti inumani e degradanti.
Sollecitato sul contesto locale, Ciambriello non nasconde le difficoltà delle carceri irpine, da Bellizzi Irpino ad Ariano Irpino, passando per Lauro. Ed è proprio sulla sanità penitenziaria — passata in mano alle ASL ormai diciotto anni fa — che il Garante affonda il colpo, annunciando un’azione istituzionale immediata.
In provincia di Avellino, le emergenze maggiori riguardano due categorie fragili: i tossicodipendenti e i malati psichiatrici.
“Dopo la chiusura dell’articolazione psichiatrica di Sant’Angelo dei Lombardi, che contava 10 posti, ci dicono che ne apriranno una da 4 a Bellizzi Irpino. Ma quando? Devono ancora fare i lavori? Come si fa a non comprendere che ci sono delle priorità?”
Un’impasse che ha spinto Ciambriello e il dottor Carlo Mele a richiedere un incontro urgente con la dirigenza dell’ASL di Avellino, volto a verificare anche la necessità di nuove assunzioni di personale medico e sanitario.
Nelle lettere provenienti dal territorio irpino, il dolore si tinge spesso di sfumature familiari. A Bellizzi Irpino, le istanze raccolte dal Garante ruotano attorno al dramma della genitorialità e alla richiesta di ricongiungimento familiare, aggravate in alcuni casi dalla presenza di figli con disabilità.
A Lauro, invece, la sofferenza assume i tratti dell’isolamento vissuto dalle detenute madri provenienti da fuori regione. Spesso trasferite in Irpinia, queste donne si scontrano con l’assenza di istituti a custodia attenuata nei territori d’origine. Lettere al femminile intrise di una disarmante semplicità: “Vorrei solo poter incontrare mio padre che è malato, vorrei solo poter tornare nella mia regione, vorrei solo…”.
Richieste minime, umane, che rimandano a una domanda di fondo che attraversa tutto il libro: le nostre carceri servono davvero a rieducare e a cambiare le persone, o rischiano di annientarle?

