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Caro vita, in 10 anni luce +22%, gas +64% e carburanti fino al +18%. Alimentari, rincari fino al 73%

Negli ultimi dieci anni il costo della vita è aumentato più rapidamente dei redditi, determinando una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Dal 2015 al 2025 la bolletta media della luce è cresciuta del 22%, quella del gas del 64%, mentre fare il pieno di benzina è costato il 13% in più e il 18% in più per il diesel. Sul fronte alimentare, i rincari hanno raggiunto il 73%.

È quanto emerge dall’osservatorio “Cara Italia”, realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit, che ha analizzato l’evoluzione delle principali voci di spesa delle famiglie italiane nell’arco di un decennio.

Tra le voci maggiormente aumentate figura la spesa per l’energia elettrica. Sulla base dei dati Eurostat, Facile.it ha calcolato che dal 2015 al 2025 la tariffa media per l’elettricità destinata ai consumatori è aumentata di circa il 22%. Per una famiglia tipo, con consumi annui pari a 2.000 kWh, la spesa è passata dai 486 euro del 2015 ai 593 euro del 2025, con un aggravio di 108 euro.

Ancora più marcato l’incremento per il gas. Per una famiglia tipo, con consumi di 1.100 standard metri cubi all’anno, la bolletta è salita del 64%, passando da 1.064 euro a oltre 1.740 euro, con una maggiore spesa di 677 euro.

Anche il carburante ha inciso pesantemente sui bilanci familiari. Nel caso di un’automobile di medie dimensioni percorrente 10.000 chilometri l’anno, la spesa per la benzina è passata dai 1.013 euro del 2015 ai 1.144 euro del 2025, con un incremento del 13%. Per un’auto diesel, invece, il costo dei rifornimenti è aumentato da 773 a 909 euro, pari a circa il 18% in più.

Considerando insieme energia e carburanti e ipotizzando una sola automobile a benzina per famiglia, la spesa complessiva è passata dai 2.563 euro del 2015 ai 3.478 euro del 2025: 915 euro in più, pari a un incremento del 36%.

Il caro energia ha avuto ripercussioni anche sui prezzi dei prodotti di uso quotidiano, a partire dagli alimentari. Secondo le rilevazioni di Consumerismo No Profit, tra il 2015 e il 2025 i principali prodotti della dieta mediterranea hanno registrato aumenti a doppia cifra.

Il pane fresco è rincarato del 43%, passando da circa 2,90 a 4,14 euro al chilo, mentre la pasta di semola è aumentata del 40%, da 1,20 a 1,68 euro al chilo. Ancora più consistente l’aumento dell’olio extravergine di oliva, salito del 65% fino a raggiungere 7,42 euro al litro. Le uova sono aumentate del 23% e il latte fresco del 26%.

Rincari significativi anche per frutta e verdura: le mele sono aumentate del 33%, arrivando a 1,73 euro al chilo, le zucchine del 47% e i pomodori del 50%, fino a 2,70 euro al chilo. Tra gli altri prodotti, il Parmigiano Reggiano ha registrato un incremento del 27%, mentre il petto di pollo è aumentato del 35%. Il rialzo più marcato riguarda il caffè tostato, il cui prezzo è cresciuto del 73%.

A fronte di questi aumenti, la crescita dei redditi non è stata sufficiente a preservare il potere d’acquisto. Secondo i dati Ocse, il salario lordo annuo medio per un lavoratore equivalente a tempo pieno è passato dai 29.473 euro del 2015 ai 34.733 euro del 2025, con un incremento nominale del 18%.

Considerando però l’inflazione cumulata, il quadro cambia. Nonostante una lieve ripresa registrata nel 2024 e nel 2025, il salario reale ha subito una contrazione di circa il 4% rispetto al 2015.

In sostanza, l’analisi evidenzia come, a fronte di buste paga nominalmente più elevate, la capacità di acquisto del lavoratore medio italiano sia diminuita nell’arco dell’ultimo decennio. Una dinamica che, secondo lo studio, rischia di pesare ulteriormente sui bilanci familiari alla luce dell’andamento dei prezzi registrato nel 2026.

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