GLI USA E LA SCONFITTA DI DONALD TRUMP
L’auspicio della maggioranza delle persone in tutto il mondo era che Donald Trump fosse sconfitto. Troppo il suo protagonismo indirizzato a sfasciare, le sue indecisioni sul futuro, la sua arroganza imperdonabile nel violare l’autonomia di Paesi che hanno temuto di perdere la libertà. Dalla Groenlandia al Venezuela fino a Cuba, il presidente americano aveva mostrato i muscoli sperando di averla sempre vinta.
Eppure in quel suo agire così straordinariamente impetuoso evidenti sono stati i segni della sua fragilità. Come quando nei rapporti con la Russia di Putin il suo atteggiamento è stato decisamente ambiguo tra possibili intese e continue minacce. Fragilità, ma anche narcisismo che ha indotto alcuni studiosi a ritenere che egli dovesse ricorrere a cure psichiatriche.
Ora che intorno a lui sta cadendo il gelo, che si annuncia probabilmente un mondo diverso da quello vissuto finora, si renderà conto che il potere non è tutto. L’altra faccia è l’ingratitudine, l’atteggiamento di chi, abituato a vivere nel segno dei tradimenti, ora che è “zoppo” giunge finanche a deriderlo.
Ci saranno tempo e modi per poter valutare quanto peserà in Donald la sonora sconfitta e quali reazioni si avranno nel prosieguo da presidente azzoppato. L’imprevedibilità è nel suo DNA.
Certo è che quello che è accaduto negli Stati Uniti è una lezione significativa da tenere debitamente in conto. Forse si può guardare al futuro come a un tempo mutato, nel quale si auspica il ripristino di valori violati: moralità, legalità, democrazia e libertà che sono riferimenti imprescindibili per le comunità che intendono progredire. E ancora. La lezione americana a Trump indica che l’abuso di potere ha sempre un tempo limitato. Si rileva anche che il popolo che subisce l’arbitrio è molto più avanti di chi lo governa. Si comprende con ciò che la protesta – in questo caso che viene dalle urne – è utile per preparare nuovi tempi che consentono di respirare aria pulita.
Sarebbe tuttavia un’analisi parziale se non si dovesse tenere conto del contesto in cui è maturata la sconfitta subita da Trump: la crisi profonda generata dalla chiusura di Hormuz, le conseguenze della guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e il genocidio in Palestina. Ma proprio qui è il limite del governo di Donald Trump nel non aver saputo perseguire nei diversi tavoli la strada del dialogo e della mediazione, preferendo lo scontro anche quando le ragioni della pace sembravano a portata di mano. Oggi Trump è un uomo solo al comando, ma inseguito dal dubbio di essere perdente anche nell’appuntamento decisivo per il suo mandato.
LO SVILUPPO DELL’IRPINIA E LA QUESTIONE AMBIENTALE
Qui da noi lo sviluppo è in un sonno profondo. Responsabile è il potere. O meglio, stracci di potere.
Chi lo gestisce lo fa solo per tornaconto personale, alimentando un clientelismo vergognoso.
I problemi sono enormi. Non solo i Comuni che si svuotano, e spopolandosi portano con sé le migliori energie giovanili, ma anche l’incertezza che accompagna il futuro della Valle Ufita attraversata da un deleterio ritorno del campanilismo. Ma tante sono le emergenze datate che non trovano soluzione.
Pensate alla costruzione del raccordo stradale Lioni-Grottaminarda. Per questa “operetta” sono trascorsi oltre cinquant’anni, mentre nello stesso tempo nel mondo sono state costruite città e rifatti immensi ponti strategici.
Questa latitanza testimonia quanto sia ininfluente la voce di molti amministratori locali che non riescono a trovare ascolto nelle sedi opportune dove anche un capo tribù riuscirebbe a fare meglio.
A proposito di capo tribù, c’è qualcuno che, orgoglioso di vestirne i panni, confonde il proprio benessere scaricando sugli altri le proprie responsabilità.
È il caso dell’amministrazione comunale di Solofra, sindaco in testa, che si diletta a sfogliare la margherita a proposito dell’insediamento di recupero attivo della plastica. La meritoria iniziativa viene osteggiata per motivi non chiari. Così mentre nel mondo intero si realizzano opere che portano speranza, a Solofra si motiva la popolazione con forme strane di “terrorismo” psicologico all’insegna del detto manzoniano “non s’ha da fare”.
Perché? Mistero. Ma come, proprio lì a Solofra dove agisce la Solofrana tra i torrenti più inquinanti d’Europa, dove le concerie si alleano, la proliferazione dei tumori preoccupa e si chiudono gli occhi sui danni provocati all’ambiente; proprio a Solofra si pronuncia il “niet” contro ciò che i solofrani dovrebbero auspicare? Puzza di bruciato. E allora lavarsi le mani in acque sporche per alcuni è d’obbligo. Sentirsi puliti con la coscienza sporca è un modo di governare irresponsabile.
I VERGOGNOSI SILENZI DEI PARTITI LATITANTI
Rispetto alle questioni aperte, l’atteggiamento del Pd irpino appare irresponsabile e irriguardoso. Eletto mesi fa il segretario del partito nella figura dell’avvocato Marco Alaia, consumata anche la festa dell’Unità con una scarsa partecipazione di iscritti, il Pd resta imbalsamato per l’incapacità di eleggere gli organismi dirigenti.
Il silenzio con il passare dei mesi sta minando quella ricomposizione unitaria che, sia pure in modo sofferto, era stata raggiunta in occasione dell’elezione del segretario. Non una parola dal maggiore partito in Irpinia viene spesa per le crisi che investono importanti settori produttivi in provincia, mentre alcuni personaggi che hanno la maggioranza nella gestione di via Tagliamento sono ormai in campagna elettorale per un seggio in Parlamento. Il segretario regionale Piero De Luca tace, così come fanno i vertici nazionali. Il rischio che corre il Pd è di perdere iscritti e diventare marginale nella complessità della politica irpina. È molto grave, rileggendo alcune decisioni assunte recentemente dal Pd come nel caso dell’elezione del presidente della Provincia, che il partito sia di sostegno al centrodestra. E ancora. La posizione assunta nei confronti del Centro con l’esclusione dei mastelliani dal campo largo è una forma di idiozia che potrà avere conseguenze rilevanti. Il tutto giocato da chi usa il partito per proprio tornaconto, penalizzando eventuali concorrenti nella prossima competizione elettorale. Ma su questo ci sarà tempo per un’analisi più approfondita anche in vista delle strategie elettorali.

