Un traguardo che si carica di un forte valore simbolico, frutto della sinergia tra le istituzioni nella convinzione che la lotta alla illegalità non possa prescindere dalla promozione di uno sviluppo sostenibile e dalla difesa del territorio. Prende forma in uno spazio confiscato alla criminalità, in via delle Noci, a Monteforte organizzata la nuova sede dell’Ente Parco del Partenio. Questo pomeriggio l’inaugurazione con la partecipazione del sindaco Fabio Siricio, del presidente dell’Ente Parco Francesco Iovino, di Carlo Ceparano, componente della Commissione regionale Anticamorra, beni confiscati, bonifiche ambientali ed ecomafie, del parroco don Fabio Mauriello, dell’abate di Montevergine dom Riccardo Guariglia e della dirigente scolastica dell’I.C. Aurigemma, Filomena Colella. Presenti anche il prefetto Franca Fico, il questore Pasquale Picone, numerosi sindaci del territorio e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine. A moderare il confronto Alfredo Picariello
Ad accogliere gli studenti gli alunni della secondaria con i loro striscioni e le voci degli alunni delle scuole primarie Don Milani e Montessori dell’I.C. Aurigemma, che hanno eseguito l’Inno nazionale guidati dal professor Marco Saccone. Un momento di partecipazione e condivisione, nel segno dei valori di unità e appartenenza. Al ministro è stato inoltre donato il dipinto “Il colore della Libertà”, realizzato dagli studenti con il coordinamento della docente Katia Lazzeri, un’opera che racconta il percorso di rinascita del bene confiscato.
La dirigente scolastica Filomena Colella ha sottolineato il significato della partecipazione degli alunni e la sfida dell’educazione alla legalità che porta avanti la scuola: «La presenza della scuola alla riconsegna del bene confiscato alla mafia assume un significato che va oltre il valore istituzionale della partecipazione. Essere presenti ad un momento così significativo significa testimoniare l’impegno della scuola nel promuovere la cultura della legalità e nella costruzione di una comunità fondata sui valori della giustizia, della responsabilità e del rispetto delle regole».
A evidenziare il valore della restituzione alla comunità è stato il sindaco Fabio Siricio, che ha parlato di un segnale di speranza per Monteforte e per l’intero comprensorio. «La legalità si costruisce attraverso scelte concrete, trasformando un simbolo di illegalità in un’opportunità per il futuro del territorio». Siricio ha richiamato anche la necessità di una collaborazione tra istituzioni per la tutela del patrimonio ambientale, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il contrasto a ogni forma di degrado e abbandono. «Nessun territorio deve rassegnarsi all’illegalità. Il futuro dipende dalle scelte di ciascuno di noi». Da qui l’invito a considerare le comunità non soltanto come territori da assistere, ma come luoghi nei quali investire, facendo procedere insieme legalità e sviluppo.
Per il presidente dell’Ente Parco del Partenio, Francesco Iovino, la nuova sede rappresenta un punto di partenza per rafforzare la presenza delle istituzioni e promuovere una più ampia strategia di valorizzazione dell’area protetta. La restituzione dell’immobile, ha spiegato, consente di trasformare un bene appartenuto alla criminalità in una risorsa per il territorio e in un’occasione per raccontare il ruolo del Parco nella conservazione della biodiversità, nella ricerca scientifica e nella promozione dello sviluppo sostenibile.
Tra gli obiettivi indicati da Iovino, la sensibilizzazione delle giovani generazioni, la valorizzazione delle eccellenze locali attraverso il marchio di qualità del Partenio, il riconoscimento Igp per la castagna e il rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo del territorio. «L’educazione ambientale deve essere accompagnata dalla presenza delle istituzioni», ha affermato, invitando i sindaci dell’area del Partenio a fare squadra. «Vogliamo fare di questa sede un luogo vivo, un simbolo di appartenenza e di futuro».
Sulla dimensione nazionale dell’iniziativa si è soffermato Carlo Ceparano, che ha definito particolarmente significativo il passaggio da una proprietà della criminalità a una sede delle istituzioni. «Quella che era la casa della criminalità è diventata la casa delle istituzioni, dove c’erano interessi per pochi ci sono servizi per i cittadini. Abbiamo dimostrato che lo Stato c’è». Ceparano ha richiamato la necessità di un’alleanza tra le istituzioni, al di là delle appartenenze politiche, puntando su cultura, prevenzione e istruzione. «I beni confiscati alla camorra devono rappresentare sentinelle di legalità. Non servono gesti celebrativi ma luoghi capaci di dare prospettiva e opportunità alle nuove generazioni».
A concludere gli interventi il ministro Matteo Piantedosi, che ha evidenziato come “un traguardo come questo è il risultato dell’impegno delle istituzioni e della società civile. Contrastare la criminalità organizzata colpendola nei suoi interessi economici si carica di un valore simbolico forte, poiché significa restituire allo Stato ciò che era stato sottratto con la violenza”. Ha ricordato i risultati dell’azione portata avanti dal governo nella lotta all’illegalità: “abbiamo sequestrato beni per otto miliardi e cento milioni di euro, riassegnato venticinquemila beni, ottomila solo in un anno, con un picco nel 2025”. E ha spiegato come “la restituzione di questo bene diventa anche occasione di rigenerazione sociale ed economica, contribuendo a rendere più attrattivo il territorio, promuovendo il turismo. Poiché la legalità e la sostenibilità viaggiano sempre di pari passo verso lo sviluppo e non ci può essere sviluppo senza legalità. Starà poi alla Regione riempire questo spazio di contenuti».










