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Costruire il futuro senza demolire 

Il vortice dei contributi dei mezzi di comunicazione di questi giorni – in ordine alle ipotesi possibili per la formazione di una nuova maggioranza per il governo del Paese – suscita nell’animo di non poche persone il bisogno di rifarsi al famoso testo del profeta Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella quanto resta della notte?” La sentinella rispose: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite”.

Sono passati quasi trenta anni dal giorno in cui Giuseppe Dossetti – nel corso di un convegno nazionale delle ACLI –a margine di questo intenso e criptico testo del profeta Isaia, propose una meditazione di grande risonanza. Sentinella quanto resta della notte? La notte pare non essere – oggi più che mai – ancora passata e l’interrogativo intorno al suo termine è proposto con crescente insistenza, all’indomani dei risultati delle ultime elezioni politiche. A chi è proposto? A quali sentinelle? E come articolare in termini meno criptici la metafora – certo assai efficace – della notte e del suo termine?

Anzitutto il nostro grido di oggi ha ancora come destinazione delle sentinelle certe, vigili nei luoghi e nei tempi della dovuta vigilanza? Frattanto i risultati elettorali hanno fatto diventare questo grido un coro dalle dimensioni sconvolgenti che, ancora una volta, ha diviso la nostra Italia in due: chi grida al reddito di cittadinanza e chi ha messo perimetri certi per salvaguardare il posto di lavoro e il proprio tenore di vita.

Le sentinelle sull’attuale scenario politico italiano – reduci da una campagna elettorale litigiosa e lontana dalle vere esigenze di una comunità nazionale da ricostruire necessariamente non solo da una equa condizione economica e sociale, ma nel connettivo civile e valoriale capace di riscoprire l’ascolto e la condivisione come prassi positiva nell’ambito relazionale pubblico e privato – saranno capaci di affrancarsi dagli orpelli logori della vecchia faziosità italiana? Il nobile concetto di amicizia civile nel confronto politico attualmente è più che mai necessario. I giovani neoeletti – in cospicuo numero – della nostra democrazia parlamentare potrebbero costituire una risorsa nuova per rispondere al grido di rinnovamento del Paese, con tutte le possibili approssimazioni e le comprensibili speranze, non sempre realizzabili nei termini e nelle proporzioni promesse.

Il vecchio ceto politico prenda atto del responso elettorale e riscopra la coraggiosa generosità di offrire l’esperienza maturata, come prezioso accompagnamento, al difficile percorso dei nuovi eletti. La conversione sollecitata dalla sentinella di Isaia, riguarda, dunque, i giovani politici ed i vecchi personaggi della politica italiana, benché autorevoli, ma certamente non più protagonisti, a pieno titolo, della vicenda politica italiana.

Sul piano locale il discorso vale come su quello nazionale: non si coltivino ostinazioni deleterie e tentativi mediocri di rivincite personali, anche in ambiti dove probabilmente non c’è ancora una nuova classe dirigente del tutto capace a rappresentare gli interessi comuni della gente: non è demolendo irresponsabilmente quel poco di positivo che c’è che si costruisce il futuro. Il grido di Isaia e quello nostro attuale è rivolto a tutte le sentinelle, vecchie e nuove, che hanno il dovere di rispondere.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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