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Renzi-Salvini tra Papeete e Leopolda

La discesa in piazza del centro-destra a trazione salviniana e i pretestuosi, convergenti attacchi di Renzi e di Di Maio a Conte sulla manovra dimostrano come il populismo stia diventando un modo di relazionarsi. Anche tra le forze di maggioranza.  E fa temere che prima o  poi possa davvero cominciare una seconda repubblica. Finora infatti, nonostante i tentativi, goffi (Berlusconi, Di Maio) o pericolosi (Renzi, Salvini) dei diversi aspiranti caudillos nostrani  di proclamare con il loro avvento l’inizio di una nuova storia, il nostro ordinamento, fin dalla vittoriosa sfida sul terrrorismo,  ha retto agli attacchi subìti. Ora, però, tutto può diventare più difficile. Per mancanza di progettualità politica. Connivenze. Troppi cedevoli atteggiamenti delle forze politiche, delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica. Essi, se non adeguatamente corretti, rischiano di costituire una specie di piano inclinato. E su di esso il nostro sistema potrebbe inesorabilmente scivolare verso qualcosa d’altro. Diventa difficile, infatti, evitarlo quando a facilitarne l’avvento sono molti degli stessi leader politici.

Il duello tv tra Salvini e Renzi  ha mostrato tutto il loro vuoto di pensiero e la superficialità con cui (non) hanno affrontato i problemi del Paese.  Eppure si tratta del leader della maggior forza politica (che ambisce ad avere pieni poteri!) e di un ex leader (che aveva tentato di ottenerli!) che tenta di riproporsi nel suo ruolo di conducator. E alla Leopolda ha esposto il suo programma politico, un semplice “venghino, signori venghino”, rivolto a tutti gli scontenti degli altri!  Sarebbe ora, di fronte a questi due illuminanti esempi, che gli italiani la finissero di fare i partigiani per questo  o un altro leader.  La smettessero di inseguire l’illusione del caudillo che fa arrivare i treni in orario. Anche a prezzo della libertà! E mostrassero finalmente di credere davvero nella democrazia. Fatta non di promesse miracolistiche, ma di soluzioni non facili. Di intese su soluzioni condivise. Di equilibri. Di pazienza e di fatica. Da questo punto di vista, neppure i comportamenti delle altre  forze politiche sono stati coerenti. La stessa operazione di riduzione dei parlamentari, per come è stata realizzata, rischia di apparire come una delegittimazione delle istituzioni rappresentative. Di Maio, sempre  in giacca e cravatta ma populista a giornate alterne, l’ha voluta. Ha puntato però al solo risultato propagandistico. Senza valutazione alcuna del contesto istituzionale. Egli si illude di superare con ricorrenti colpi di teatro i tanti problemi creati dalla trasformazione ormai subìta dal M5S. Senza però mai affrontarne le ragioni reali. Se continua così, presto i nodi verranno al pettine, con centinaia di parlamentari abituatisi alle mollezze che non potranno più essere eletti. E allora anche per Di Maio sarà impossibile tenere su la baracca del M5S. Il disegno di delegittimare le nostre istituzioni era stato già  perseguito da Salvini, da ministro dell’Interno, con le sue espressioni offensive verso deputati e senatori! La stessa ”alleanza civica” in Umbria tra M5S e Pd, se dovesse estendersi pari pari al territorio nazionale e cioè con liste e candidati non politici, potrebbe risolversi nella definitiva liquidazione dei partiti come strumenti unificanti del consenso popolare. E nella creazione di tanti Masaniello locali o territoriali. Incontrollabili perché civici. E quindi con licenza di fare ciò che più gli aggrada.  Processo in parte già innescato a livello comunale e regionale, con la eccessiva compressione delle assemblee e dei diritti delle minoranze.  Nel  caso di una alleanza civica estesa, la prospettiva finale sarebbe quella di un danno gravissimo – se non irrimediabile – per il tessuto unificante nazionale! Un conto è mettere mano a un ammodernamento delle istituzioni, un conto è distruggere la democrazia dei partiti. Senza neppure avere alcun altro modello sperimentato e sostituibile. Questa la vera posta in gioco oggi, non la scelta di un leader! Speriamo perciò che i cittadini comprendano i rischi che stiamo correndo. E che i  residui “partiti di sistema” facciano la loro parte per impedire l’approssimarsi di guasti peggiori !

di Erio Matteo

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