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A Trevico rivive il Sud di Pasolini

Sarà Palazzo Scola a Trevico ad accogliere il 20 agosto il confronto dedicato al Sud di Pasolini promosso dall’amministrazione comunale e dall’associazione “Irpinia Mia”. A relazionare Paolo Speranza. A presentare l’incontro Umberto Rinaldi, direttore artistico del festival “Corto e a capo”.

Una riflessione, quella di Speranza che non può non partire dal legame forte stabilito con il festival Laceno d’oro. E’ lui stesso ad annunciare alla madre Susanna in una lettera del 30 agosto del ’59, l’imminente partenza per Avellino, dove giunge il 5 settembre, accolto con grandi onori al Circolo Sociale. “L’indomani – scrive Speranza – è a Bagnoli Irpino, all’albergo “Al Lago”, su quell’altopiano del Laceno che da quell’anno ospiterà uno dei festival cinematografici più originali e importanti del Mezzogiorno e d’Italia, ponendo le basi per il suo impetuoso boom turistico. Accolto con grande interesse e simpatia, Pasolini firma decine di copie del suo ultimo successo editoriale, Una vita violenta, e ritira il primo Premio Laceno d’oro alla regia per conto di Michelangelo Antonioni, vincitore con Il grido. Nel suo breve tour in Irpinia Pasolini si intrattiene con il sindaco di Bagnoli Irpino Tommaso Aulisa e con i promotori del Festival internazionale del cinema neorealistico, i giornalisti avellinesi Camillo Marino e Giacomo d’Onofrio, per definire la linea culturale e i dettagli organizzativi del Premio”.

Per Pasolini è la scoperta dell’Irpinia: “Lo scrittore friulano è rimasto colpito da un’accorata lettera inviatagli l’anno precedente da questi due giovani intellettuali del Sud e decide di aiutarli a realizzare il loro sogno: dar vita nella provincia di Avellino, all’epoca la più povera d’Italia, ad un premio cinematografico e ad una rivista specializzata.

L’intervento di Pasolini è decisivo: nel ’58 nasce “Cinemasud” e nel ’59 il “Laceno d’oro” (è il poeta di Casarsa, rivelerà poi Marino, a suggerire come sede del Festival quel paesaggio alpestre che gli ricordava i luoghi e la cultura del Friuli contadino della sua infanzia) e il suo arrivo dà impulso e coraggio anche al gruppo di cineamatori avellinesi guidato da Pietro Corrado e Angelo Gorruso, che nel biennio ‘60-’61 farà incetta di premi nei principali concorsi nazionali”.

Comincia così anche la sua collaborazione a “Cinemasud” “Nel ’59 pubblica la poesia in dialetto romano Macrì Teresa detta pazzia, l’anno successivo il soggetto censurato di Una giornata balorda e nel ’65 il saggio La fisicità onirica del cinema, in seguito inserito nel volume Empirismo eretico. Anche per la giovane Madonna del suo Vangelo secondo Matteo il neo regista Pasolini pensa inizialmente alla vincitrice del Laceno d’oro, la giovane attrice ligure Laura De Marchi, premiata nel ’63 per la sua interpretazione in La donnaccia, di Silvio Siano, girato a Cairano, da un soggetto di Camillo Marino e Pasquale Stiso, il poeta-sindaco della vicina Andretta”.

Da Bagnoli a Matera, dove girò il Vangelo secondo Matteo fino alla Tarantella di Montemarano, adoperata (come la Canzone di Zeza) nel Decameron, nella registrazione autentica eseguita nel ’55 dai maggiori musicologi del tempo, Alan Lomax e Diego Carpitella.  A ricostruirlo il regista Michele Schiavino, articolato finora in due cortometraggi di 10 minuti (Ad memoriam, del 2005, sui luoghi del Vangelo secondo Matteo, e La tarantella del Decameron, girato nel Carnevale 2006 in Irpinia), entrambi col sottototitolo Appunti per un film futuro, sull’esempio del pasoliniano Appunti per un’Orestiade africana, che intrecciava inchiesta e mito

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