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Alessandro Bencivenga: all’apparenza preferisco la sostanza, è questione di scelte

di Floriana Mastandrea

Regista, sceneggiatore, insegnante, in tour per L’invisibile filo rosso, film insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile dal Comune di Minturno (LT) e dell’Hirpus d’oro all’AIFF, Alessandro Bencivenga ha diretto il Premio Massimo Troisi 2024 città di San Giorgio a Cremano ed è stato regista della 79° edizione (2025) del Film Festival Internazionale del Cinema di Salerno.
Alessandro, concentrato sul suo lavoro, predilige la sostanza all’apparenza, perciò è piuttosto schivo, restio a rilasciare interviste, tanto che facciamo una lunga chiacchierata preliminare, nella quale mi specifica come abbia cominciato a girare corti quando: “c’era ancora la cassetta da riversare, realizzandone una sessantina e trenta documentari. Lavoravo nelle scuole e li facevo coi ragazzi”.

Come nasce dunque la passione per il cinema, hai frequentato una scuola dedicata?
Non ho fatto una scuola specifica, ma ho sempre fortemente amato teatro e cinema. Da giovanissimo, avrò avuto intorno ai 15 anni, con i miei amici ho fondato La compagnia degli scompagnati: eravamo in un paesino in cui durante il freddo inverno non c’erano molte distrazioni. Io e il mio amico Andrea scrivemmo un copione e realizzammo il primo spettacolo. In seguito ho lavorato nelle tv locali in Trentino, nel 2008 ho fondato un giornale satirico-umoristico (Così e cosà) con mio fratello Roberto, che abbiamo avuto per oltre 10 anni. Ho realizzato anche un Guinnes dei primati, la bici più grande del mondo formata da umani: ben 14 persone. Nel 2014 proposi di realizzare un elmo gigante per le feste medievali che si svolgono in estate a Pergine. Chiamai il responsabile delle feste medievali, Sandro, un amico che purtroppo non c’è più, e l’idea gli piacque molto, ma ci spostammo sulla bici perché in quel periodo, qui a Pergine, stava passando il giro d’Italia.
Come mai il trasferimento in Trentino?                                                                                                                        Sono arrivato in Trentino nel 1999 perché ci viveva già mio fratello e mi ci trovo molto bene. Non amo la vita mondana né il gossip, sono piuttosto riservato, ho scelto di vivere in un bosco davanti al lago di Caldonazzo. Prediligo la tranquillità e faccio il regista perché mi piace esternare le mie emozioni, la mia voglia di raccontare. Per via del mio lavoro, sono costretto a stare sempre in viaggio e devo dire che con l’età che sta avanzando, mi stanco parecchio e ci impiego un po’ a recuperare, rispetto a quando ero più giovane, in particolare in questo periodo di clima torrido.

La passione per la tua terra però rimane, tanto che nel 2023 hai diretto Resto a Sud…
È un cortometraggio incentrato sul terremoto dell’Irpinia del 1980, che ha concorso al festival di Cannes 2024 e al David di Donatello 2024. Lo abbiamo girato a Romagnano al Monte, tra la provincia di Salerno e Potenza. Racconta non solo il catastrofico sisma, ma anche le storie di vita e di rinascita che ne sono seguite, evidenziando la capacità di resilienza delle popolazioni colpite.

L’invisibile filo rosso, come prende vita?
Dalla volontà di raccontare un giovane Benito Mussolini a Trento: non è un film politico, ma storico. Quando arrivai a Trento, mi raccontarono la storia della santa di Susà, su cui Mussolini aveva scritto un articolo. La storia della donna che ebbe dei figli con un prete, mi appassionò al punto che cercai e trovai l’articolo, datato giugno 1909. L’anno scorso con Irene Cocco (co-sceneggiatrice) abbiamo scritto un docufilm che raccontava quella storia, ma era troppo breve. Ci siamo chiesti allora, per inserire la vicenda, cosa potesse legare in maniera più ampia Mussolini al Trentino: Ida Dalser, trentina internata nel manicomio di Pergine Valsugana, che è la cittadina in cui viviamo anche noi. Io conoscevo la materia, avendo fatto (uno dei miei primi lavori in Trentino) per sei anni l’educatore di ragazzi schizofrenici. Sono un cultore della materia, l’argomento della pazzia mi interessa, l’ho studiato e negli anni passati avevo già realizzato un documentario sulla legge Basaglia. Abbiamo immaginato un personaggio socialista internato, allo scopo di raccontare la storia: quando abbiamo cominciato a leggere le storie di archivio e numerose schede, reperite con Irene in giro per l’Italia, dal Cottolengo al San Servolo di Venezia, al Casellario di Roma, abbiamo scoperto che quella figura era esistita davvero. Abbiamo quindi messo insieme i vari tasselli ed il film a quel punto è venuto da sé.

Produrre un film oggi è complicato?
Da una parte sembrerebbe più semplice e dall’altra assai più difficile. Non c’è una mezza misura: o ci sono grandi produzioni che prendono in mano un progetto e lo portano avanti come si deve o ci si trova di fronte a piccole produzioni, con grossi problemi. In tal caso, si cerca di fare il film con i contributi statali, provinciali, con le Film Commission. Capita che si parta con un progetto, ma non si raggiunga il budget, per cui non si pagano gli addetti, si creano malumori e si finisca per essere costretti a tirare i remi in barca.
A cosa si deve la crisi del cinema?
Si è persa la cultura di andare il cinema il sabato sera, manca quell’attesa che un tempo rendeva tutto più magico. Attualmente un film si può vedere persino sul cellulare o attraverso i canali in streaming che lo rendono disponibile a poca distanza dall’uscita nelle sale.
Come sta andando L’invisibile Filo Rosso?
Per essere un film indipendente, sta dando grandi soddisfazioni, è tra i primi venti film più visti ed è stato chiesto per l’acquisto anche da importanti emittenti nazionali. Stiamo pensando di farlo rimanere nelle sale il più possibile, preferibilmente anche quest’inverno. Il film sta ottenendo anche riconoscimenti che ci onorano molto. Il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli (che peraltro non conoscevo), ci ha fatto una bella sorpresa, conferendoci la Medaglia d’oro al Merito Civile. Dopo aver visto il film a Roma, poiché a Minturno c’era stata una vicenda simile, si è attivato per conferirci l’importante riconoscimento. A Ischia (NA), al film è stato conferito il 1° Premio “Lauro” Ischia Film Festival; ad Ariano Irpino (AV), Menzione speciale e Premio Hirpus d’Oro, nell’ambito dell’AIFF (Ariano International Film Festival) e a Castellammare del Golfo (TP), nell’ambito del Castellammare Film Festival (CFSF), il film ha ottenuto il Premio alla sceneggiatura.
Progetti in corso?                                                                                                                                                            Sto scrivendo con Irene Cocco un film che parla del terremoto dell’Irpinia poiché, sebbene nel 1980 non fossi presente, ho assito al terremoto di Isernia del 1984 e so cosa vuol dire vedere le case crollarti davanti. Sono scelte: io preferisco fare cose di questo genere.

Breve scheda di Alessandro Bencivenga
Nasce (1974) a Formia (LT), trascorre l’infanzia a Sessa Aurunca (CE), conclude gli studi a Napoli nel 1997 e nel 1999 si trasferisce in Trentino, dove nel 2003 debutta nel cabaret con lo spettacolo Tali e squali. A partire dal 2006 cura varie trasmissioni televisive per l’emittente locale TCA. Nel 2008 fonda insieme al fratello Roberto, la rivista umoristica Così e cosà.  Nel 2019 esordisce al cinema come regista del lungometraggio Exitus – Il passaggio, interpretato da: Giuseppe Cederna, Athina Cenci, Gigio Alberti, Sergio Forconi ed Edoardo Siravo.  Il 15 dicembre 2022 esce il suo docufilm “Il mio amico Massimo”, vita straordinaria di Massimo Troisi, un omaggio inusuale, leggero e a tratti ironico, in cui si racconta la vita e il percorso artistico dell’attore napoletano. Distribuito da Lucky Red, con: Lello Arena (voce narrante), Cloris Brosca (voce narrante), Carlo Verdone, Ficarra e Picone, Clarissa Burt, Nino Frassica, Alfredo Cozzolino, Gerardo Ferrara, Massimo Bonetti, Giovanni Benincasa, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Maria Grazia Cucinotta e Carmine Faraco.   Nel 2025 gira L’invisibile filo rosso, un viaggio toccante tra lotte dimenticate e umanità negata, raccontato da Giovanni Anesini, internato nel manicomio di Pergine, antifascista ribelle e memoria vivente della storia italiana, in cui emerge anche la figura della prima moglie di Mussolini, Ida Dalser, la quale gli aveva dato un figlio, ma diventata scomoda alla ascesa al potere del Duce, era stata internata nello stesso manicomio. Con: Massimo Bonetti, Ornella Muti, Lello Arena, Francesco Villa, Antonio Catania, Carlo Di Maio, Tommaso Bianco, Gino Rivieccio, Paco De Rosa. Voce narrante: Luca Ward  Tra i cortometraggi: Omaggio a Franco Basaglia (2013); La dama bianca (2014); Non importa dove (2015); Villa Santa Brigida (2016); L’angelo della palude (2017); ‘O tiempo e l’amicizia (2019); Resto a Sud (2023).  Tra i documentari: Definizione di umorismo (2012); Dal Medioevo ad oggi (2014); Incidenti domestici (2015); Cacciatore di sogni. “Vita straordinaria di un genio della musica” Tullio De Piscopo (2018).

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