Le nuove proiezioni Istat delineano un futuro di forte calo demografico per le aree interne del Paese, con una contrazione che colpirà in modo particolarmente duro il Mezzogiorno:
Il quadro nazionale: La popolazione complessiva dei comuni intermedi, periferici e ultraperiferici è prevista in calo da 13,3 milioni nel 2025 a 13,1 milioni nel 2030, fino a scendere a 11,8 milioni nel 2050 (perdendo circa 1,5 milioni di residenti). Nello stesso arco temporale, i grandi centri e le aree di cintura passeranno da 45,6 a 43,2 milioni di abitanti.
L’impatto al Sud: Il Mezzogiorno registrerà la flessione più marcata, con le aree interne che passeranno da 7,1 milioni di residenti nel 2025 a poco meno di 6 milioni nel 2050 (-1,1 milioni). Nelle aree interne del Nord il calo stimato è invece di circa 122mila persone.
Comuni ultraperiferici: Le zone più isolate d’Italia vedranno la popolazione ridursi da 703mila a 578mila abitanti a livello nazionale.
Il quadro tracciato dall’Istat ha riacceso il confronto politico sul futuro demografico ed economico del Paese:
Le critiche dell’opposizione: Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale, Sud e aree interne del Partito Democratico, ha definito i dati una “glaciazione demografica”, puntando il dito contro l’esecutivo e sottolineando come alla denatalità si unisca l’emigrazione giovanile, soprattutto nel Mezzogiorno.
Le proposte in campo: Dal fronte politico viene chiesta una strategia nazionale strutturata, che includa investimenti nei servizi essenziali, detassazione e incentivi economici per chi sceglie di rimanere o di tornare a vivere nel Sud e nelle aree periferiche.



