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Ci sono tre grandi questioni aperte che interessano l’Irpinia: acqua, eolico e trivelle. Sono argomenti su cui il dibattito è vivo e nel quale non mancano le contraddizioni. Cominciamo dall’acqua. E’ noto che l’Irpinia ha i bacini di risorse idriche tra i più importanti di Europa. Eppure questa straordinaria risorsa non trova riscontro economico nella provincia. La questione è antica. Ne scriveva Dorso a proposito delle sorgenti di Acquara e Pelosi. Tuttavia è stato l’Acquedotto pugliese a monopolizzare questa risorsa, realizzando un grande business. Anche qui la mediocrità della classe politica della Campania appare in tutta la sua evidenza. La vicenda è nota. Le quote gestite dall’Acquedotto pugliese erano tenute dal Ministero del Tesoro. Fu durante il governo Berlusconi, Fitto presidente della Regione Puglia, che si decise di cedere le quote alle regioni interessate: Campania, Puglia e Basilicata. La Puglia fece la parte del leone e si accaparrò quasi tutte le quote detenute dal Ministero del tesoro. Alla Basilicata che partecipò al tavolo delle trattative andarono pochissime quote. La Campania, allora guidata dal duo Bassolino-De Mita, si disinteressò completamente alla trattativa, per cui rimase fuori dall’intesa. Fu così che l’Irpinia fu doppiamente penalizzata. Anzi, beffata. Di fatto oggi, in presenza di una crisi idrica, l’alto Calore è costretto a recarsi con il cappello in mano all’acquedotto pugliese per chiedere un po’ di acqua in più. All’Irpinia rimane il danno conseguente allo sfruttamento delle risorse per le quali non viene riconosciuto alcun ristoro. Non molto diversa è la questione dell’eolico. Anche su questo fronte la politica ha avuto, ed ha, dei tentennamenti spaventosi. Non si cura dell’inquinamento ambientale con tutte le conseguenze che comporta, non sceglie da che parte stare e, talvolta, favorisce, con il suo ambiguo atteggiamento, l’infiltrazione della criminalità in questo affare ritenuto, insieme alla politica dei rifiuti, sostitutivo del commercio della droga. Bisogna dare atto ai comitati spontanei che sono sorti in alta Irpinia, in particolare, se l’invasione delle pale eoliche sia stata in parte bloccata. Anche se non è detto. Dietro l’angolo, grazie ai fondi europei per la produzione di energia alternativa, si nasconde un altro possibile agguato. La terza questione riguarda le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi. Da Frigento a Gesualdo, da Nusco ad alcuni Comuni della media Valle del Calore la partita è ancora tutta in salita. Il referendum potrebbe fare chiarezza, anche se è molto indecisa la soluzione finale. L’Irpinia oggi senza una seria politica di sviluppo soffre di una grande questione ambientale che vede la politica assente.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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