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Attentato a Ranucci: gli irpini hanno chiesto di essere ascoltati dai pm

Bomba al giornalista Rai Sigfrido Ranucci, i quattro irpini considerati gli esecutori materiale dell’attentato hanno chiesto di essere ascoltati dai pm della Dda di Roma. Le persone – tre in carcere e una ai domiciliari – sono in attesa che vengano fissati gli interrogatori. A presentare le istanze i loro avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. I quattro irpini vogliono chiarire alcuni aspetti della vicenda che li vede coinvolti.

Finora i quattro sono sempre rimasti in silenzio davanti ai magistrati. La decisione di essere ascoltati arriva dopo la svolta nell’inchiesta della procura di Roma con l’arresto di Valter Lavitola. La mossa della difesa arriva, dopo che l’imprenditore romano ha ammesso di essere il mandante dell’atto intimidatorio, sostenendo di averlo commissionato per “alzare i livelli di protezione” del conduttore di Report. Anche l’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha inoltre chiesto un nuovo interrogatorio per il suo assistito.

I fatti risalgono al 16 ottobre 2025. Quella sera, a Torvajanica, l’auto del conduttore di Report viene colpita in un attentato. Le indagini portano all’arresto di quattro persone, ritenute responsabili materiali dell’azione: Passariello, D’Avino, De Filippis e Saverio Mutone. Passariello e D’Avino sono detenuti a Rebibbia. De Filippis è ai domiciliari.
Nel corso delle indagini emergono altri due nomi. Clesio Gomes Tavares, che gli inquirenti indicano come intermediario. Valter Lavitola, considerato il mandante. Lavitola ammette il proprio coinvolgimento, ma fornisce una versione diversa da quella ricostruita fino a quel momento: non un ordigno esplosivo, dice, ma colpi di arma da fuoco contro l’auto di Ranucci. Aggiunge che l’obiettivo era indurre le autorità a rafforzare la scorta del giornalista .I suoi legali hanno presentato un’istanza per ottenere un’attenuazione della misura cautelare. La Procura di Roma ha espresso parere contrario. Il Gip ha respinto la richiesta dei suoi difensori. Nel provvedimento le dichiarazioni di Lavitola sono state ritenute “fumose”. Intanto Lavitola si è reso disponibile a un nuovo interrogatorio, per chiarire ulteriormente la propria posizione. Non è ancora fissata la data del nuovo interrogatorio. Potrebbe arrivare entro la fine di agosto, oppure a settembre.

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