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Avellino: corruzione e appalti pubblici alla Provincia, gli indagati puntavano anche al Convitto Colletta

Dopo la bufera che ha travolto tre funzionari pubblici della Provincia di Avellino, che ottenevano viaggi, auto di lusso e soldi in cambio degli appalti pubblici, da stamane i legali sono a lavoro per presentare le istanze di dissequestro delle somme sequestrate dagli agenti delle fiamme gialle. Dunque sono già impegnati nell’approntare una linea difensiva per i cinque indagati accusati a vario titolo di corruzione, falso materiale e falso ideologico.

Ad essere perquisiti un funzionario istruttore direttivo della provincia,una collaboratrice di fatto e concorrente materiale e morale del funzionario pubblico,un dipendente della provincia preposto al servizio gestione ed edilizia scolastica, un imprenditore edile di Avellino e e il titolare di una ditta di Ospedaletto d’Alpinolo.

Secondo gli atti dell’inchiesta, presso l’abitazione della collaboratrice del funzionario, sono stati sequestrati circa 60.000 euro in contanti, conservati sottovuoto in una madia, e poco più di 30.000 euro in una cassetta di sicurezza di un istituto di credito locale. Gli investigatori riferiscono che parte di questo denaro sarebbe stata prelevata per l’acquisto di un’auto di lusso, nello specifico una Porsche.

I legali degli indagati, tra cui Ennio Napolillo e Teodoro Reppucci, hanno già iniziato a predisporre le istanze di dissequestro delle somme sequestrate e a strutturare la linea difensiva dei cinque soggetti. L’indagine segue le verifiche iniziali sulle procedure di affidamento degli appalti pubblici, durante le quali erano emersi viaggi, auto e denaro come possibili contropartite per favori amministrativi.

Nel mirino dei cinque indagati accusati di corruzione (tre funzionari della provincia e due imprenditori irpini) era finito anche l’appalto per la riqualificazione del Convitto Pietro Colletta di Avellino. I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria ritengono che a casa della tesoriera del funzionario, si sia tenuto un incontro tra professionisti ed imprenditori programmato durante il periodo di ferie per discutere dell’appalto relativo al Convitto Pietro Colletta di Avellino.Per gli inquirenti sarebbe verosimile che gli incontri fossero,finalizzati a discutere e concludere accordi illeciti. E’ una ipotesi, che per ora però è ancora al vaglio degli inquirenti e non e’ stata contestata come imputazione. Quello che e’ documentato dai militari delle Fiamme Gialle e’ l’ incontro avvenuto a cui hanno partecipato i due dirigenti di Palazzo Caracciolo indagati a vario titolo per corruzione nell’esercizio delle funzioni e per falso e “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”. Le indagini ovviamente sono ancora in corso, decisivi anche gli accertamenti tecnici su dispositivi e altro materiale informatico acquisiti dalle Fiamme Gialle.

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Michela Della Rocca

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